Tangenti e potere in Sicilia: il filo dei contanti fino ad Armao
Le intercettazioni e le immagini della Squadra mobile descrivono presunti passaggi di denaro tra l’avvocato e il collega Matta nell’inchiesta di Palermo.
«La persona che sta nel mezzo è Gaetano Armao, capo della segreteria legale del presidente Schifani… non c’è prezzo per quello che ha fatto», avrebbe detto Luigi Zancla, presidente della Samo Onlus e indagato per corruzione. L’imprenditore, secondo l’accusa, avrebbe consegnato 6 mila euro a Pierluigi Matta per una consulenza solo apparente, utile a raggiungere Armao e a bloccare un decreto assessoriale. In un’intercettazione, Zancla arrivava a parlare anche di 20 mila euro come cifra eventualmente richiesta.
Il ruolo attribuito ad Armao
Per gli investigatori, il peso degli incarichi ricoperti da Gaetano Armao avrebbe attirato imprenditori interessati a ottenere un intervento favorevole. L’avvocato era presidente della Commissione tecnica specialistica della Regione Sicilia e consulente giuridico del governatore Renato Schifani, posizioni che lo avrebbero collocato al centro delle decisioni sui pareri relativi a progetti nel settore energetico e sanitario.
Pierluigi Matta avrebbe svolto la funzione di tramite. Le società gli affidavano incarichi professionali e, secondo la ricostruzione della Procura di Palermo, una parte delle somme sarebbe poi stata trasferita ad Armao. L’indagine è condotta dalla Squadra mobile, diretta da Antonio Stafemi, e coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia, che ha chiesto l’arresto dei due professionisti.
I contanti nascosti nel cappotto
Un episodio risale al 7 febbraio 2026, quando Armao avrebbe chiesto telefonicamente a Matta tempi e importo della consegna: «Quando me li porti… quando lunedì? Quanti?». Due giorni più tardi Matta sarebbe andato in banca, nel centro di Palermo, per prelevare il denaro prima di raggiungere l’università, dove incontrò il collega.
Armao gli avrebbe affidato le chiavi dell’auto e il cappotto, chiedendo di lasciarglielo nel veicolo. Quando i due si incontrarono nuovamente, Matta gli consegnò l’indumento. Armao avrebbe controllato le tasche, mentre il collega ne indicava una con il dito; individuato l’oggetto contenuto all’interno, l’avvocato avrebbe risposto: «Grazie di tutto». Gli agenti, secondo gli atti, stavano seguendo gli spostamenti di Matta e documentarono la scena.
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La busta lasciata nel cruscotto
Un’altra consegna sarebbe avvenuta dopo un incontro tra Matta e l’imprenditore agrigentino Salvatore Vella, anch’egli coinvolto nell’indagine. Ricevuta una telefonata da Armao, il professionista avrebbe spostato lo zaino sul sedile anteriore e prelevato una busta bianca di grandi dimensioni, sistemandola nella tasca interna della giacca.
Durante il tragitto, la busta sarebbe stata collocata nel vano centrale dell’automobile, davanti alla leva del cambio. Gli inquirenti ritengono che quella fosse una modalità già utilizzata in precedenti passaggi di denaro destinati ad Armao. Quando l’avvocato salì a bordo, Matta gli avrebbe consegnato anche un breve promemoria; subito dopo, Armao avrebbe preso la busta dal vano portaoggetti e l’avrebbe nascosta nel cappotto.
Le altre modalità contestate
Le immagini raccolte dalla Squadra mobile descriverebbero anche ulteriori sistemi per occultare il denaro. In alcune occasioni le banconote sarebbero state inserite in una busta di plastica consegnata nell’abitacolo; in altre, invece, sarebbero finite in una busta di carta nascosta nel cappotto.
Gli investigatori riferiscono inoltre di un contenitore cilindrico in metallo, sistemato all’interno di un grande orologio a pendolo in legno nello studio di Armao. Secondo l’ipotesi accusatoria, quei nascondigli sarebbero stati utilizzati per trasferire le somme collegate ai pareri e agli interventi richiesti dai privati.
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