Taiwan, il nodo che riaccende lo scontro tra Pechino e Washington
Le intese tra Cina e Stati Uniti sulla questione taiwanese tornano al centro del confronto dopo il discorso del presidente Lai Ching-te.
La disputa su Taiwan si riapre anche sul terreno degli accordi diplomatici. Nel comunicato del 17 agosto 1982, infatti, gli Stati Uniti indicarono l’intenzione di ridurre progressivamente le forniture militari a Taipei, tenendo conto del livello di armamento cinese nello Stretto: un impegno che oggi torna a essere richiamato da Pechino.
Le intese Usa-Cina restano contese
Il quadro diplomatico comprende tre comunicati sottoscritti tra il 1972 e il 1982. Il primo, siglato a Shanghai dopo la visita di Richard Nixon, accompagnò la fine dell’isolamento internazionale della Cina e registrò la posizione americana secondo cui Taiwan faceva parte del territorio cinese.
Sette anni più tardi, il documento sull’avvio delle relazioni diplomatiche lasciò maggiore spazio alla lettura statunitense della questione. Washington si limitò a prendere atto della tesi cinese, secondo cui Taipei appartiene alla Repubblica Popolare Cinese, mentre l’intesa del 1982 collegò la vendita di armi americane all’evoluzione della militarizzazione dello Stretto.
Pechino mette in guardia Washington
È su questo insieme di impegni che Mao Ning ha fondato la replica al presidente taiwanese. La portavoce del ministero degli Esteri cinese ha definito il suo intervento “separatista” e ha sollecitato gli Stati Uniti a rispettare il principio dell’unica Cina e i tre comunicati congiunti tra i due Paesi.
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Pechino sostiene che il ritorno dell’isola sotto la propria sovranità rappresenti una conseguenza della vittoria nella Seconda guerra mondiale e dell’assetto internazionale nato dopo il conflitto. Mao Ning ha inoltre chiesto a Washington di muoversi con cautela nei rapporti con Taipei, ribadendo che la Cina “non ammette ingerenze esterne”.
Taipei rivendica la propria linea
La posizione cinese è arrivata dopo il discorso pronunciato da Lai Ching-te il 10 ottobre, in occasione della festa nazionale di Taiwan. Il presidente ha detto di voler mantenere la pace, ma anche di non essere disposto a rinunciare alla libertà dell’isola.
Secondo Lai, destinare più risorse alla difesa non equivale a provocare Pechino. Il rafforzamento militare avrebbe invece lo scopo di scoraggiare un conflitto e creare le condizioni per un eventuale confronto “su basi di parità e dignità”. Nelle stesse ore, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha giudicato profondamente destabilizzanti le attività navali cinesi vicino alla costa orientale di Taiwan, dove i pattugliamenti si sono intensificati negli ultimi mesi.
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