Taiwan e Teheran, la leva di Pechino che può mettere in difficoltà Trump
Evan Medeiros avverte che il legame tra Iran e Taiwan potrebbe spingere Washington in una scelta capace di indebolire la sua affidabilità in Asia.
Pechino starebbe preparando una mossa a specchio: ridurre la pressione su Teheran in cambio di un ripensamento americano su Taipei. È questa, secondo Evan Medeiros, la logica con cui i cinesi potrebbero provare a trattare con Donald Trump, usando due dossier sensibili per far valere il proprio peso negoziale.
L’idea, spiega l’ex consigliere di Obama, è sfruttare quanto per Trump conti la crisi nel Golfo. I cinesi potrebbero mettere sul tavolo lo stop alle proprie forniture di armamenti all’Iran, chiedendo in cambio che gli Stati Uniti facciano altrettanto con Taiwan.
La strategia del doppio dossier
Medeiros descrive un meccanismo già visto in passato: legare questioni diverse per aumentare la forza contrattuale di Pechino. In questo caso, la partita iraniana e quella taiwanese verrebbero accostate non per caso, ma come strumenti di pressione reciproca.
Secondo questa lettura, la Cina punterebbe a presentare la sua offerta come una compensazione: meno sostegno militare a Teheran in cambio di meno sostegno americano a Taipei. Il messaggio, in sostanza, sarebbe che ogni concessione su un fronte dovrebbe avere un prezzo sull’altro.
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Il vero rischio per Washington
Il problema, avverte Medeiros, non riguarda solo Taiwan. Se gli Stati Uniti accettassero di entrare in questo schema, rischierebbero di mandare un segnale di incertezza anche a Corea del Sud e Giappone, due alleati che osservano con attenzione la tenuta degli impegni di Washington nell’area asiatica.
È proprio questa, secondo l’ex consigliere, la conseguenza che Pechino vorrebbe ottenere: far apparire gli americani meno affidabili. In questo modo, la pressione cinese non si limiterebbe a un negoziato specifico, ma avrebbe effetti più ampi sull’immagine degli Usa nella regione.
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