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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Superbonus, i crediti 2027 slittano fino al 2036

La manovra limita a circa 2 miliardi le compensazioni del prossimo anno, rinviando il resto su un arco decennale

La legge di bilancio 2027 rinvia fino al 2036 una parte dei crediti fiscali legati al Superbonus 110%. Nel 2027 potranno essere compensati circa 2 miliardi, contro una quota prevista tra 18 e 20,5 miliardi.

La scelta trasferisce sugli anni successivi il peso finanziario di crediti già maturati e coinvolge banche, imprese edili e conti pubblici. Il provvedimento arriva nell’ultima manovra prima delle elezioni e modifica ancora una volta le regole applicate al bonus.

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Le conseguenze per imprese e banche

Per un’impresa che nel 2023 ha accumulato 1 milione di euro in crediti fiscali, la compensazione attesa per il 2027 scenderebbe da 250mila a 25mila euro. I restanti 225mila euro verrebbero distribuiti in nove quote annuali, con recupero completato nel 2036.

Secondo le valutazioni riportate nel testo, il rinvio può creare problemi di liquidità alle aziende di costruzione. Sono soprattutto esposte quelle che conservano nei propri cassetti fiscali crediti ottenuti attraverso lo sconto applicato direttamente ai committenti.

Anche gli istituti che hanno acquistato i crediti dovranno rivedere i propri piani. Nel 2024 un’analisi della Fabi, basata sui bilanci 2023, ha stimato in 49,8 miliardi il totale dei crediti edilizi presenti nei portafogli dei cinque maggiori gruppi bancari, pari a 8,3 miliardi l’anno e circa 692 milioni al mese su sei anni.

Intesa Sanpaolo ne deteneva 20,1 miliardi, con una quota annua di 3,4 miliardi; UniCredit 5,7 miliardi, per 950 milioni l’anno; Bper Banca 4,5 miliardi, pari a 750 milioni; Banco Bpm 2,9 miliardi, con 483 milioni annui; Mps 1,6 miliardi, equivalenti a 267 milioni. Per gli altri gruppi la stima complessiva raggiungeva 15 miliardi, con una rata annuale di 2,5 miliardi.


Il rischio segnalato dall’Abi

Il comitato di presidenza dell’Associazione bancaria italiana ha evidenziato un possibile problema con le regole dell’Autorità bancaria europea sulle posizioni in default. Una dilazione decennale imposta senza accordo potrebbe essere considerata una ristrutturazione del debito e comportare una riduzione del valore dei crediti.

La perdita degli interessi e l’effetto dell’inflazione, già presente dal 2023 e attesa negli anni successivi, porterebbero la svalutazione oltre la soglia dell’1% del valore attuale netto. L’Abi ritiene che la classificazione possa avere conseguenze anche per lo Stato italiano.

Su questo punto sono in corso valutazioni della Banca d’Italia. Ulteriori esami sono previsti dalla Banca centrale europea, considerata l’esposizione degli istituti nazionali che possiedono portafogli consistenti di titoli di Stato.


Una nuova modifica delle regole

L’articolo 37 del disegno di legge interviene sulle quote dei crediti riferite al Superbonus 2023, che avrebbero dovuto essere utilizzate in compensazione nel 2027. Di una massa stimata tra 18 e 20,5 miliardi, soltanto una parte vicina ai 2 miliardi sarebbe utilizzabile tramite modello F24 nel prossimo anno.

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Il limite ridisegna un calendario già sottoposto a numerosi interventi fiscali, contabili e civilistici. Dal 2021 si sono susseguiti decreti, leggi, circolari e interpretazioni che hanno modificato le condizioni per cittadini, aziende e intermediari finanziari.

La prima grande crisi di liquidità viene collegata alle misure approvate dal governo Draghi l’11 novembre 2021. Il decreto n. 157, noto come Decreto Antifrodi, ha introdotto controlli aggiuntivi, visti di conformità e verifiche sulla congruità dei prezzi; il testo è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 269 con efficacia dal 12 novembre.

L’intervento ha lasciato aperte numerose posizioni per proprietari e imprese, tra cantieri fermi, contenziosi civili e difficoltà finanziarie. La nuova dilazione riapre quindi il tema degli impegni fiscali già programmati da chi ha acquistato o maturato i crediti.


I numeri del sistema edilizio

Le cifre di Ministero dell’Economia e delle finanze, Agenzia delle Entrate e Servizio studi della Camera indicano in quasi 230 miliardi il valore dei crediti prodotti dal Superbonus e dagli altri incentivi edilizi. Oltre 160 miliardi riguardano il solo Superbonus 110%.

La parte acquistata da banche e intermediari finanziari è stimata tra 35 e 51 miliardi, circa il 46% dei crediti edilizi ceduti. Nei cassetti fiscali delle imprese di costruzione restano invece tra 20 e 24 miliardi, una quota compresa tra il 18% e il 20% del totale generato.

Molti di questi importi risultano difficili da utilizzare perché le aziende hanno esaurito la propria capienza fiscale. Il rinvio delle compensazioni può quindi aumentare la distanza tra il valore nominale dei crediti e la liquidità effettivamente disponibile.


Gli altri interventi fiscali

La manovra si aggiunge a una serie di cambiamenti intervenuti nell’ultimo anno sui bonus edilizi e sulle agevolazioni per il settore delle costruzioni. Tra questi rientra il limite alle compensazioni con debiti erariali scaduti: dopo la soglia di 10mila euro prevista dal Dl 39/2024 e l’innalzamento a 50mila euro, per il 2027 il tetto viene indicato a 30mila euro.

È stato inoltre accantonato dal Senato, alla fine del 2025, il progetto che avrebbe bloccato le compensazioni tra crediti fiscali e contributi Inps e Inail. La misura era stata inserita nella legge di bilancio 2026, ma è stata poi eliminata dopo le pressioni dei professionisti tecnici.

Nel 2026 l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione numero 17, ha anche modificato le verifiche sui general contractor dell’edilizia, ampliando le garanzie per le imprese. La nuova disposizione sul calendario dei rimborsi aggiunge ora un ulteriore rinvio per i crediti già maturati.

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