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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Superbonus, conto sospeso per i condòmini: la via d’uscita allo studio

Una possibile imposta sostitutiva potrebbe ridurre il peso delle contestazioni per chi ha ricevuto l’agevolazione senza colpa, tra cantieri incompleti e documenti contestati.

Il rischio di dover restituire il Superbonus, con l’aggiunta di sanzioni e interessi, può ricadere anche su proprietari estranei alle irregolarità. Per questo il Governo valuta una soluzione che permetta di chiudere le posizioni pagando soltanto una parte dell’importo contestato, soprattutto nei casi legati ai condomìni.

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Perché il conto può arrivare ai proprietari

La questione riguarda migliaia di interventi rimasti incompleti o realizzati in modo non conforme. I cantieri risultano particolarmente numerosi in Campania, Lazio e Lombardia, mentre il mancato completamento dei lavori può compromettere il requisito necessario per ottenere l’incentivo: il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio.

Con le regole attuali, l’Agenzia delle Entrate può chiedere la restituzione del credito non spettante direttamente ai beneficiari della detrazione. Nei condomìni, quindi, il peso delle contestazioni può ricadere sui singoli condòmini, anche quando non hanno gestito i lavori o non erano consapevoli delle anomalie. Alla somma principale possono aggiungersi interessi e sanzioni, con esborsi difficili da sostenere per chi non dispone di liquidità.


La sanatoria parziale prende forma

L’ipotesi sul tavolo prevede il versamento di un’imposta sostitutiva calcolata sul beneficio utilizzato in modo irregolare. Il pagamento consentirebbe di regolarizzare la posizione e di ridurre il rischio di un lungo contenzioso con il Fisco, evitando in prospettiva il recupero integrale accompagnato dalle penalità.

Non è ancora stata fissata l’aliquota. Tra le proposte esaminate nei mesi scorsi figurava anche un ravvedimento speciale con il pagamento di un decimo del credito ritenuto indebito. Una misura di questo tipo, però, comporterebbe per lo Stato minori incassi derivanti da sanzioni e interessi: il Governo dovrà quindi confrontare il costo della rinuncia con quello sociale di richieste economiche rivolte a persone estranee alle irregolarità.

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Sal e documenti sotto esame

Una delle contestazioni più frequenti riguarda i Sal, cioè la documentazione che certifica l’avanzamento delle opere. Per la cessione del credito era necessario raggiungere almeno il 30 per cento dei lavori; in alcuni casi, secondo le verifiche, sarebbero stati inclusi materiali e impianti già consegnati e fatturati ma non ancora montati.

Altri rilievi riguardano le asseverazioni, quando ciò che è stato effettivamente realizzato non corrisponde a quanto indicato negli atti. Per individuare eventuali differenze, gli uffici possono ricorrere anche al confronto con immagini disponibili su Google Maps. Se le difformità vengono confermate, il contribuente rischia di perdere il diritto all’agevolazione.


Il nodo politico e giudiziario

Il dossier era già stato considerato a febbraio durante l’esame del decreto Fiscale e ora potrebbe tornare nella legge di Bilancio. L’obiettivo dell’esecutivo è evitare una serie di recuperi nei confronti di cittadini che hanno agito correttamente o che sono stati danneggiati da imprese e procedure non regolari.

A spingere verso una soluzione mirata c’è anche la situazione economica delle famiglie più vulnerabili, per le quali una richiesta tributaria molto elevata potrebbe trasformarsi in un problema difficilmente gestibile. Nel frattempo, alcune sentenze di merito hanno confermato che i condòmini, in quanto titolari della detrazione, possono essere chiamati a rispondere delle somme contestate: è proprio questo il punto che rende urgente una protezione per i beneficiari incolpevoli.

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