Niger, il tempo sospeso: quattordici anni tra attese e tempeste
Dalla Valle del tempo vicino a Recco alle strade del Niger, una riflessione sulle vite attraversate da lavoro, missione, guerra e attesa
Nel Niger il tempo non sembra scorrere secondo gli orologi. È legato alla pioggia che tarda, al raccolto da salvare, al cibo quotidiano, alla nascita di un bambino e perfino al prossimo colpo di Stato. Dopo quattordici anni trascorsi nel Paese africano, il ritorno alla Valle del tempo, sulle colline alle spalle di Recco, diventa l’occasione per ripercorrere una vita segnata da luoghi, persone e attese.
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Il Niger vive nell’attesa
La polvere e il vento sembrano aver assorbito il tempo del Niger, rendendolo difficile da decifrare. Dopo la presa del potere da parte dei militari, nel luglio del 2023, i giorni hanno assunto un ritmo ancora più incerto: resta soltanto la consapevolezza che il tempo non si lascia mettere da parte, accumulare o conservare per un uso futuro.
Lì il tempo coincide soprattutto con l’attesa. Si aspetta l’acqua dal cielo, il raccolto, un impiego, il pasto del giorno, la nascita di un figlio e la fine della guerra. Si attende anche una pace che è stata perduta, trattata e consumata da troppi tradimenti. Ogni persona possiede il proprio tempo e lo attraversa a modo suo; solo in rare occasioni quel ritmo si incontra con quello degli altri, mentre quasi mai coincide con quello degli orologi.
Le vite incontrate lungo la strada
In quei quattordici anni sono rimasti impressi volti e vicende difficili da separare dalla storia del Paese. C’è Natasha, morta di fame a un anno durante il primo e ultimo viaggio migratorio con la madre, partita dalla Sierra Leone. C’è Pierluigi Maccalli, amico sequestrato per due anni da formazioni armate terroristiche di matrice islamica.
Il Niger è stato anche attraversato da centinaia di migranti, con i loro progetti nascosti in borse giudicate troppo in fretta vuote. A Niamey, nel 2015, alcune chiese furono incendiate. In questo scenario di sabbia, vento e tempeste, la vita quotidiana è rimasta esposta all’incertezza, mentre gli avvenimenti politici e la violenza hanno continuato a dettare il passo.
Dalla fabbrica alla missione
Prima dell’Africa c’erano stati sette anni di fabbrica a Casarza Ligure, nelle Trafilerie e Laminatoi di Metalli. Quel periodo era stato vissuto insieme ai compagni di lavoro, nel senso più concreto del termine: persone con cui si condivideva lo stesso pane. A quell’esperienza si era aggiunto l’impegno sindacale nella Federazione Lavoratori Metalmeccanici.
Un passaggio decisivo era arrivato con il volontariato in Costa d’Avorio. Sarebbe stata la premessa per il cammino successivo nella Società Missioni Africane, prima durante la formazione e poi, dopo l’ordinazione, con il ritorno nello stesso Paese dell’Africa occidentale.
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Tra baraccopoli, guerra e carcere
Il percorso aveva poi portato a Cordoba, in Argentina, nelle baraccopoli della città universitaria. In seguito era arrivata la Liberia, dove la guerra civile veniva vissuta a Monrovia, sotto l’attacco dei ribelli. Erano giorni in cui il tempo pareva essersi arrestato, senza più una direzione riconoscibile.
Anche Genova aveva avuto il suo spazio: il centro storico e il carcere di Marassi, visitato per tre anni due volte alla settimana. Sono esperienze diverse, ma unite dalla presenza di persone e storie capaci di trasformare il modo di guardare al tempo.
Una frontiera da attraversare
Il ritorno alla Valle del tempo è avvenuto durante il festival organizzato a Uscio, nei pressi di Recco, in provincia di Genova. Uscio, Terrile e Calcinara sono i tre borghi aggrappati alle colline che scendono ripidamente verso il mar Tirreno e riconoscibili per i campanili con grandi orologi realizzati dalla ditta Trebino, nata proprio in questa zona.
Il confronto tra quei meccanismi e il tempo vissuto in Africa porta a una conclusione più interiore che cronologica. Il tempo assomiglia alla vita: non è qualcosa da possedere, ma un mistero nel quale abitare. Oppure una frontiera da superare su una passerella sospesa tra due sogni.
Genova, ottobre 2026
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