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Attualità 2 min di lettura4 min fa

Studio Cnr: stereotipi e lavoro frenano le donne nell’energia

Uno studio del Cnr analizza formazione, stereotipi e occupazione femminile nei comparti legati all’energia

Le donne restano una minoranza nella formazione e nel lavoro legati all’energia, proprio mentre la transizione energetica crea nuove figure professionali. Ridurre il divario di genere nelle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche diventa quindi uno degli elementi necessari per accompagnare il cambiamento del settore.

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I numeri della presenza femminile

I dati europei confermano una partecipazione ancora ridotta. Secondo il rapporto She Figures 2025, le donne rappresentano appena il 22% dei dottorandi in Informatica e tecnologie dell’informazione e della comunicazione nell’Unione Europea.

La quota resta sotto il 40% anche nei percorsi di Ingegneria, Manifattura e Costruzioni. L’unica area tra quelle citate in cui le donne sono maggioranza è Salute e Benessere, con il 59% dei dottorandi.

Anche l’occupazione nel comparto energetico mostra una distanza significativa. Le rilevazioni dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili relative al 2024 indicano una presenza femminile del 32% nei posti a tempo indeterminato delle rinnovabili, mentre nell’industria tradizionale del petrolio e del gas la percentuale scende al 22%.


Le barriere individuate dalla ricerca

A esaminare le ragioni di questo squilibrio è stato uno studio internazionale coordinato dall’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma. La ricerca, pubblicata su Humanities & Social Sciences Communications di Springer Nature, ha coinvolto anche la Jagiellonian University di Cracovia, l’Imperial College London e il Fraunhofer IAO-CeRRI di Berlino.

L’indagine non si è limitata a misurare quante donne frequentino questi percorsi. Nove gruppi di discussione, organizzati tra il 2024 e il 2025 con studenti, studentesse e docenti degli atenei partecipanti, hanno esplorato le cause che rendono il settore meno attrattivo o accogliente per la popolazione femminile.

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Formazione e ambienti di lavoro

La prima dinamica descritta dai ricercatori riguarda la distanza tra le aspirazioni degli studenti e l’offerta universitaria. Molti cercano percorsi capaci di incidere sulle questioni sociali e ambientali, ma percepiscono corsi troppo concentrati sugli aspetti tecnici, poco presentati all’esterno e privi di una reale attenzione alle differenze di genere.

Il secondo elemento è definito effetto respingente. Stereotipi culturali, consuetudini presenti nelle discipline e nelle professioni, oltre a organizzazioni con climi poco inclusivi, possono scoraggiare le donne sia dall’ingresso sia dalla permanenza nel settore energetico.


Il legame con la transizione

Cloe Mirenda, del Cnr-Irpps, ha collegato la transizione energetica alle competenze e ai ruoli professionali richiesti dai nuovi sistemi di produzione e gestione dell’energia. Per questo, secondo la ricercatrice, la presenza femminile nei percorsi universitari assume un peso diretto anche rispetto alle occupazioni che si svilupperanno nei prossimi anni.

Lo studio invita quindi a considerare insieme accesso alla formazione, modalità con cui vengono descritti i corsi e condizioni organizzative dei luoghi di lavoro. Il divario, infatti, non emerge soltanto nei numeri finali dell’occupazione, ma si forma già nelle scelte universitarie e nei percorsi che precedono l’ingresso nel comparto.

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