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Attualità 2 min di lettura23 min fa

Stragi, Scarpinato alza il tiro: «Non mi fermerò»

Il senatore del M5s replica alle accuse della destra e difende il proprio operato sulle indagini relative alle stragi del 1992-1993.

Roberto Scarpinato respinge con fermezza le contestazioni arrivate dalla maggioranza e dal procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca. Secondo il magistrato, intervenuto martedì in Commissione Antimafia, l’ex procuratore generale di Palermo avrebbe avuto un ruolo di depistaggio nell’inchiesta sulla strage di via D’Amelio.

Durante una conferenza stampa insieme a Giuseppe Conte e ai capigruppo Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi, il senatore ha trasformato la replica in un duro attacco politico. «Se pensano di potermi tappare la bocca con questi metodi non sanno con chi hanno a che fare», ha affermato, sostenendo di non aver ceduto in passato alle pressioni di Riina e Berlusconi e di non volerlo fare ora.

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L’attacco alla Commissione Antimafia

Scarpinato ha accusato la presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo di Fratelli d’Italia, e l’organismo parlamentare di aver bloccato ogni possibile approfondimento sui mandanti e sui concorrenti esterni delle stragi. A suo giudizio, il lavoro della commissione avrebbe così chiuso l’accesso a una parte ancora controversa della storia italiana.

Il senatore ha inoltre sostenuto che gli errori commessi dalla procura di Caltanissetta siano ora utilizzati in chiave politica. Nel suo intervento ha parlato di una commissione resa, a suo dire, eccessivamente condizionata e impiegata per spostare l’attenzione dalle responsabilità ancora da chiarire.

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Il nodo delle stragi del 1992-1993

Nel ricostruire la propria posizione, Scarpinato ha collegato le stragi mafiose del 1992 e del 1993 all’ascesa dell’attuale classe dirigente, citando Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. La sua tesi è che la stagione terroristica abbia prodotto conseguenze politiche decisive per il successivo assetto del potere in Italia.

Il senatore ha poi indicato l’esistenza di un ristretto gruppo di persone che, se rivelasse ciò che sa sulle stragi, potrebbe provocare una crisi istituzionale. «Ci sono una decina di persone che, se domani potessero dire cos’è successo dietro le stragi del ’92-’93, questo Paese si fermerebbe, il governo cadrebbe», ha dichiarato durante l’incontro con la stampa.

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