Stelvio, il mega-albergo divide la valle: il Tar decide sul cantiere
Un albergo da 70 camere e fino a 140 posti letto potrebbe sorgere a 1.665 metri, tra prati e boschi della Val Martello.
Un albergo da 70 camere e fino a 140 posti letto potrebbe sorgere a 1.665 metri, tra prati e boschi della Val Martello. Il progetto, collocato nell’area di Gallenmahd ai piedi dell’Ortles, è ora al centro di un ricorso al Tar presentato da cinque associazioni ambientaliste: la decisione comunale del 25 giugno ha infatti autorizzato un intervento da 15.650 metri cubi, accompagnato da una grande opera di protezione dalle valanghe.
Il caso va oltre il singolo edificio. La discussione riguarda il modello turistico dell’Alto Adige e il limite tra sviluppo economico e tutela di un territorio interamente incluso nel Parco nazionale dello Stelvio.
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Il nodo delle valanghe
A contestare l’intervento sono Mountain Wilderness Italia, Federazione Ambientalisti Alto Adige, Heimatpflegeverband Südtirol, Umweltschutzgruppe Vinschgau e CAI Alto Adige. Secondo i promotori del ricorso, il terreno individuato per l’albergo si trova in una zona classificata come rossa per il rischio valanghe, dove l’edificazione non sarebbe consentita.
Il progetto prevede però anche un vallo artificiale lungo 150 metri, con una base larga 40 metri e un’altezza di 12. Per le associazioni questa struttura non può essere considerata indipendente dal complesso ricettivo, ma rappresenterebbe un’opera funzionale alla sua realizzazione. Da qui nasce il principale confronto giuridico che dovranno affrontare i giudici amministrativi.
L’intervento occuperebbe oltre 5mila metri quadrati di superficie. La sua posizione, in mezzo a una vasta area di conifere e a più di sei chilometri dal centro abitato più vicino, renderebbe la struttura visibile e difficilmente assimilabile a una piccola iniziativa locale.
Il sindaco difende il progetto
Il Comune sostiene che la possibilità di costruire fosse già contemplata dal piano urbanistico approvato nel 2000. Il via libera all’albergo, ricorda il sindaco Georg Altstatter, è arrivato con voto unanime del consiglio comunale.
«Devo pensare ai 900 abitanti del mio paese, garantire loro lavoro e impedire che siano costretti ad andarsene», ha dichiarato Altstatter. Il primo cittadino ha ricordato che l’economia locale si fonda soprattutto sull’agricoltura, in particolare sulla coltivazione delle fragole, e sull’artigianato. A suo giudizio, la sproporzione turistica con altre località altoatesine è evidente: Martello dispone di circa 15mila ettari, ma registra appena 60mila prenotazioni annue, mentre Selva di Val Gardena e Alta Badia superano il milione.
Gli ambientalisti precisano di non voler bloccare ogni forma di crescita. La loro proposta è orientata verso strutture di dimensioni contenute, recupero dell’esistente e ricadute più concrete per gli abitanti. A loro avviso, proprio l’immagine di valle ancora poco trasformata costituisce il principale patrimonio da proteggere.
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Un precedente lasciato al degrado
Nel dibattito è riemersa anche la storia del Grand Hotel Paradiso, costruito nel 1952 non lontano dall’area interessata dal nuovo progetto. La struttura apparteneva alla famiglia Fuchs, proprietaria della Birra Forst, ed era stata progettata da Giò Ponti.
Quell’albergo, un tempo simbolo di un’altra stagione del turismo alpino, oggi è abbandonato e in condizioni di rovina. Il suo destino viene richiamato da chi mette in dubbio l’opportunità di aggiungere nuovi posti letto senza prima valorizzare o recuperare ciò che già esiste.
La Val Martello, inoltre, non dispone ancora del Piano del Parco. Le associazioni attribuiscono alla Provincia di Bolzano il compito di completare questo strumento, ritenuto essenziale per stabilire criteri chiari in un territorio dove ogni scelta urbanistica si confronta con vincoli ambientali molto estesi.
L’Alto Adige discute il turismo
Il progetto di Gallenmahd si inserisce in una serie di interventi contestati in diverse località altoatesine. A Bressanone è previsto un complesso del gruppo Athesia sulla Plose, con 124 camere, cinque torri e 398 posti letto. A Riscone, ai piedi di Plan de Corones, è stata invece autorizzata l’espansione di strutture a cinque stelle, tra cui l’hotel Heinz, destinato a passare da 70 a 142 posti letto. Tra i comproprietari figura Bruno Wolf, sindaco di Brunico.
La crescita dell’offerta ricettiva alimenta la discussione sui cosiddetti “letti freddi”, cioè quelli riservati ai visitatori e non agli abitanti. Dal 2019 i posti letto nelle strutture turistiche della provincia di Bolzano sono aumentati da 230mila a 240mila, mentre i pernottamenti annuali complessivi hanno raggiunto quota 38 milioni.
Il tema non riguarda soltanto il cemento. L’espansione turistica richiede energia, acqua, viabilità e nuove infrastrutture, con effetti che possono incidere sul paesaggio e sulle risorse naturali. Nello stesso confronto rientra anche il dibattito sulle vie ferrate: a Trento è in programma un convegno sulle nuove realizzazioni, tra chi le considera un’opportunità e chi teme un’ulteriore pressione sulle montagne.
Adesso la valutazione sul progetto di Martello passa al Tar. Sullo sfondo resta una domanda che attraversa l’intera provincia: come creare occupazione e servizi senza trasformare proprio l’ambiente che rende attrattive queste valli?
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