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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Starlink, il nodo che inchioda Musk: chi fermò davvero i satelliti in Ucraina

Una ricostruzione attribuisce all’imprenditore la decisione sulle limitazioni, mentre SpaceX comunica risultati finanziari senza precedenti e una forte crescita nell’intelligenza artificiale.

La responsabilità per il rallentamento di Starlink in Ucraina torna a concentrarsi su Elon Musk. Secondo il Wall Street Journal, il fondatore di SpaceX avrebbe disposto le limitazioni al servizio e avrebbe poi affrontato la questione con Donald Trump, anche se le fonti divergono sul momento esatto del confronto.

La vicenda resta avvolta da versioni contrastanti. Musk aveva sostenuto pubblicamente che decisioni di questo tipo spettassero alle autorità militari statunitensi e, in ultima battuta, al presidente degli Stati Uniti. Nel frattempo, però, le forze armate ucraine hanno comunicato il ritorno alla piena funzionalità di Starshield, la piattaforma militare basata sulla rete satellitare.

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Il comando resta senza un volto chiaro

Le fonti citate dal quotidiano americano offrono due ricostruzioni. Per alcune, Musk avrebbe parlato con Trump dopo che la notizia delle restrizioni era già diventata pubblica; altre affermano invece che l’imprenditore avesse contattato il presidente e alcuni esponenti della Casa Bianca prima di intervenire sul servizio. Entrambe le versioni attribuiscono comunque un ruolo diretto al proprietario di SpaceX.

In precedenza, Musk aveva respinto l’idea di aver agito autonomamente. In un messaggio pubblicato su X aveva scritto: «Qualsiasi rallentamento viene deciso dall’esercito statunitense e, in ultima istanza, dal presidente degli Stati Uniti». La nuova ricostruzione del Wall Street Journal riapre quindi il confronto sulla catena decisionale che avrebbe portato alle limitazioni.


Kiev denuncia danni ai droni

Il blocco aveva colpito soprattutto le operazioni con i droni, impiegati dall’Ucraina sia per colpire obiettivi sia per sostenere la propria difesa. Il ripristino della connessione ha ridotto l’impatto immediato sul campo, ma non ha chiarito né chi abbia ordinato la sospensione né quali motivazioni l’abbiano determinata.

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Il governo di Kiev aveva collegato la scelta alle pressioni esercitate dall’amministrazione Trump su Volodymyr Zelensky, chiamato a interrompere gli attacchi contro le raffinerie russe. In un’intervista al Financial Times, il presidente ucraino aveva escluso un malfunzionamento tecnico e aveva definito le restrizioni deliberate: «Non è stato un problema tecnico, ma un’operazione voluta».


SpaceX accelera sui conti

La questione Starlink emerge mentre SpaceX registra un trimestre di forte espansione. Nel terzo trimestre, la società ha dichiarato ricavi per 14,6 miliardi di dollari, con un incremento del 161 per cento. L’utile ha raggiunto 4,4 miliardi, più del doppio rispetto ai 2 miliardi previsti dagli analisti e in netto contrasto con la perdita di 1,1 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente.

La reazione dei mercati è stata positiva: il titolo ha guadagnato oltre il 5,5 per cento nelle contrattazioni successive alla chiusura. La crescita è stata sostenuta soprattutto dalle attività legate ai servizi informatici in remoto e all’intelligenza artificiale, i cui ricavi sono passati da 813 milioni di dollari nel terzo trimestre del 2025 a 7,6 miliardi, con un aumento di quasi l’830 per cento.

Anche il confronto con il trimestre precedente mostra un’accelerazione, visto che quei ricavi erano pari a 2,56 miliardi di dollari. Parallelamente, SpaceX ha aumentato gli investimenti: la spesa in conto capitale è salita a 19,6 miliardi, rispetto ai 18,4 miliardi del secondo trimestre e ai 18 miliardi stimati dagli analisti.

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