Stadio Roma, ribaltone in appello: assolti cinque imputati
La Corte d’Appello di Roma ha modificato radicalmente il verdetto sul progetto di Tor di Valle, cancellando alcune condanne e dichiarando prescritte due posizioni.
La sentenza di secondo grado sul caso dello stadio della Roma cambia in modo sostanziale il quadro uscito dal primo processo. Marcello De Vito, Camillo Mezzacapo, Luca Lanzalone, Gianluca Bardelli e Giuseppe Statuto sono stati assolti, mentre per Giulio Centemero e Andrea Manzoni il procedimento si è chiuso per prescrizione.
La III sezione della Corte d’Appello di Roma ha inoltre ridotto le pene inflitte a Luca Parnasi e Adriano Palozzi. L’imprenditore è passato da due anni a tre mesi di reclusione, mentre la condanna dell’ex vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio è scesa da un anno e dieci mesi a otto mesi.
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Il verdetto cambia il quadro
In primo grado, nell’aprile 2024, De Vito aveva ricevuto una condanna a 8 anni, Mezzacapo a 8 anni e Lanzalone a 3 anni. La Corte d’Appello ha ora ribaltato quelle decisioni, assolvendo tutti e tre, oltre a Bardelli e Statuto.
Per Centemero, già tesoriere della Lega, e Manzoni i giudici hanno invece stabilito il non luogo a procedere per l’avvenuta prescrizione. Le contestazioni formulate dalla Procura riguardavano, a seconda delle singole posizioni, ipotesi di corruzione, traffico di influenze illecite e finanziamento illecito.
Il progetto fermato a Tor di Valle
Al centro dell’inchiesta c’era l’operazione per costruire il nuovo impianto dell’AS Roma nell’area dell’ex Ippodromo di Tor di Valle. Il progetto era stato avviato durante la presidenza di James Pallotta e venne poi revocato dopo l’arrivo alla guida del club di Dan Friedkin.
Gli investigatori avevano esaminato anche le pressioni politiche per ottenere il via libera dall’amministrazione capitolina guidata da Virginia Raggi, inizialmente contraria all’opera. L’indagine, coordinata dall’allora procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo, era esplosa nel marzo 2019 con diversi arresti, tra cui quelli di De Vito e Lanzalone.
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I finanziamenti contestati
A Centemero veniva contestato un versamento complessivo di 250mila euro effettuato da Immobiliare Pentapigna Srl a favore di Più Voci, organizzazione non lucrativa vicina all’area leghista. Secondo l’accusa, la somma sarebbe stata trasferita in due tranche da 125mila euro: la prima il 1° dicembre 2015, la seconda nel febbraio 2016.
La Procura sosteneva che i contributi fossero stati concessi senza una delibera dell’organo societario competente e senza essere indicati nel bilancio. Centemero aveva sempre respinto l’accusa, sostenendo che i pagamenti fossero regolari e che nessuna parte del denaro fosse arrivata alla Lega di Matteo Salvini. Gli inquirenti ritenevano invece che Più Voci fosse riconducibile al partito e ne costituisse, di fatto, un’articolazione.
Le altre assoluzioni già decise
Una parte degli imputati era stata assolta già al termine del primo grado. Tra questi figuravano Francesco Bonifazi, ex tesoriere del Pd, l’ex assessore regionale Michele Civita, Gianluca Talone, Domenico Petrolo, Fortunato Pititto, Fabio Serini, Claudio Santini, Francesco Prosperetti e Davide Bordoni.
Nello stesso gruppo erano presenti anche Giampaolo Gola, Nabor Zafiri, Paolo Desideri e Vanessa Adabire Aznar. Per Bonifazi l’accusa riguardava 150mila euro versati da Immobiliare Pentapigna alla Fondazione Eyu il 22 febbraio 2018, in prossimità delle elezioni politiche. Secondo i pubblici ministeri, il pagamento avrebbe mascherato un finanziamento, ma l’assoluzione è stata confermata sia in primo sia in secondo grado.
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