Spagna al voto, Bruxelles trema: il piano casa divide la maggioranza Ue
La sfida sugli alloggi accessibili si intreccia con le elezioni anticipate spagnole e potrebbe modificare gli equilibri che sostengono la Commissione europea.
Il voto anticipato in Spagna potrebbe avere effetti ben oltre Madrid. Se Pedro Sánchez uscisse sconfitto dalle urne del 29 novembre, i Socialisti europei potrebbero infatti ridurre il sostegno alla maggioranza guidata da Ursula von der Leyen, rendendo più difficile la collaborazione con i Popolari.
La tensione è emersa anche a Strasburgo, dove il confronto sulla crisi abitativa ha trasformato il nuovo regolamento europeo sulla casa in uno dei dossier più divisivi della plenaria. La proposta della Commissione punta a contenere il costo degli alloggi e lascia agli enti territoriali maggiore spazio per intervenire sugli affitti brevi nelle zone sottoposte a forte pressione abitativa.
Il voto spagnolo può cambiare gli equilibri
Il possibile passaggio all’opposizione di Sánchez rappresenterebbe una perdita rilevante per il campo progressista dentro il Consiglio europeo. Il premier spagnolo è stato finora il principale contrappeso di sinistra nelle decisioni dell’organismo, mentre una sua uscita di scena potrebbe spingere i Socialisti verso una linea meno disponibile al compromesso con il centrodestra.
La questione abitativa si inserisce così in uno scontro politico più ampio tra Socialisti e Popolari. Il provvedimento sugli alloggi accessibili è solo l’ultimo terreno di confronto: una crisi della maggioranza europea, in caso di sconfitta di Sánchez, potrebbe coinvolgere direttamente la tenuta dell’esecutivo di von der Leyen.
Cosa prevede il nuovo regolamento
La proposta non assegna a Bruxelles il potere di individuare le città interessate né di imporre una soluzione unica. Il compito dell’Unione sarebbe stabilire quali interventi risultino compatibili con il quadro europeo, lasciando a Comuni, regioni e governi nazionali la scelta concreta delle misure.
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In aula, il commissario europeo alla Casa Dan Jorgensen ha precisato: «La Commissione europea non deciderà quali aree debbano essere prese di mira, né quali misure debbano essere introdotte. Queste decisioni rimarranno di competenza delle autorità locali, regionali e nazionali». Ha inoltre osservato che seconde case, abitazioni vuote e locazioni brevi non costituiscono da sole l’origine principale dell’emergenza, ma possono aggravare il problema in determinati territori.
Destra contraria, sinistra insoddisfatta
La Lega ha reagito con particolare durezza. Isabella Tovaglieri ha accusato la sinistra di voler colpire la proprietà privata e ha definito il progetto una deriva verso una «Unione Sovietica Europea». Fratelli d’Italia ha espresso un’opposizione più prudente: Denis Nesci ha chiesto di aumentare l’offerta abitativa senza comprimere il diritto di possedere un immobile.
Anche Forza Italia ha criticato la direzione scelta dalla Commissione. Marco Falcone ha sostenuto che l’Unione dovrebbe offrire risposte più incisive e ha giudicato gli affitti brevi un aspetto secondario rispetto a una vera strategia europea sulla casa.
Le perplessità non arrivano soltanto dal centrodestra. Benedetta Scuderi, dei Verdi, ha chiesto di mettere il diritto all’abitazione davanti agli interessi dei grandi fondi e ha avvertito che intervenire sulle locazioni brevi non può essere l’unico obiettivo. Ilaria Salis, mostrando in aula un mazzo di chiavi, ha invece salutato le manifestazioni spagnole: «Questo è il suono della protesta per il diritto alla casa», ha detto, auspicando che lo stesso movimento si diffonda in Europa.
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