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Attualità 4 min di lettura2 ore fa

Sostenibilità, il sondaggio gela gli slogan: ecco cosa chiede il pubblico

Il messaggio emerso dal confronto di Roma è netto: sulla sostenibilità il pubblico non si accontenta più di promesse.

Il messaggio emerso dal confronto di Roma è netto: sulla sostenibilità il pubblico non si accontenta più di promesse. Il 66% degli intervistati dice di fidarsi di un’azienda soltanto quando presenta dati verificabili, mentre appena il 4% considera sufficiente una buona reputazione. Eppure, per oltre una persona su due, l’impegno ambientale può incidere sulle decisioni d’acquisto.

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Il pubblico boccia gli slogan ambientali

I risultati arrivano dalla quarta edizione dell’evento Adnkronos Q&A, intitolato “Sostenibilità, le nuove parole chiave”, organizzato oggi a Palazzo dell’Informazione, in piazza Mastai a Roma. La rilevazione ha coinvolto circa 2.600 utenti del sito e dei canali social di Adnkronos: non si tratta di un campione statistico, ma di un’indagine utile a rilevare orientamenti e percezioni.

Il 94% giudica insufficiente la comunicazione delle imprese sulla sostenibilità. Per il 53% il problema è l’eccessivo ricorso al cosiddetto ecologismo di facciata, mentre il 41% chiede maggiore attenzione e chiarezza. Soltanto il 6% ritiene adeguato il modo in cui soprattutto le grandi aziende raccontano il proprio impegno.

La fiducia, secondo gli intervistati, nasce prima di tutto dalle prove: il 66% indica la disponibilità di numeri e informazioni controllabili, il 30% la coerenza dei comportamenti aziendali. La sostenibilità entra comunque nelle scelte commerciali: il 54% dichiara di essere più propenso a comprare da un’impresa che si presenta come sostenibile, contro il 46% che considera il tema irrilevante.


Transizione e auto elettrica dividono

Sul Green Deal europeo prevale una valutazione negativa. La metà dei partecipanti vorrebbe cancellarlo, il 29% preferirebbe correggerlo e solo il 21% lo considera una priorità. Anche la transizione ecologica viene letta con cautela: per il 50% rappresenta un danno per l’economia, mentre il 39% la considera la risposta alla crisi climatica; appena l’11% la associa a un vantaggio competitivo.

Il prezzo e le difficoltà pratiche frenano in particolare l’auto elettrica. Solo il 9% la comprerebbe perché la considera conveniente e un ulteriore 29% sarebbe disposto a farlo a condizioni economiche differenti. Il 62% esclude invece l’acquisto: il costo elevato e la rete di ricarica raccolgono entrambi il 31% delle risposte.

Nel dibattito, Luca Squeri, responsabile dell’energia di Forza Italia, ha sostenuto che la decarbonizzazione dovrebbe ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e rafforzare la sicurezza energetica. A suo giudizio, però, l’approccio va aggiornato e il sistema Ets, nato quando il gas costava meno di 20 euro al megawattora, oggi dovrebbe essere sospeso.


Governo e opposizione indicano la rotta

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha parlato dei dossier economici e industriali aperti. Sulla Transizione 5.0 ha riferito di aver chiesto a Giorgetti di renderla stabile nel tempo, prevedendo risorse anche per il 2029 e per gli anni successivi, con la possibilità di finanziare anche software e servizi in nuvola. Sui carburanti, invece, ha spiegato che si lavora a un’estensione volontaria del limite ai prezzi per il periodo necessario.

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Urso ha inoltre segnalato un cambiamento nelle posizioni di Francia e Germania sul futuro del motore endotermico, interpretandolo come un segnale di maggiore realismo a livello europeo. Dal Movimento 5 Stelle, Emma Pavanelli ha invitato a concentrarsi meno sulle parole e più sulle misure concrete, dai salari alle politiche sociali fino al sostegno alle imprese.

Pavanelli ha richiamato i risultati, a suo giudizio positivi, della Transizione 4.0 per le piccole attività e ha accusato l’esecutivo di avere ridotto di oltre 1 miliardo di euro le risorse del Pnrr destinate alle comunità energetiche, oltre a eliminare il capitolo sull’idrogeno verde.

Enrico Giovannini, direttore scientifico di ASviS-Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, ha invece evidenziato un peggioramento dell’Italia rispetto al 2010 su povertà, disuguaglianze, ecosistemi, partenariati e qualità della governance. «È una tendenza di lungo periodo, non di breve», ha detto, proponendo tra le misure un comitato interministeriale sull’adattamento climatico e un fondo specifico da inserire nella legge di bilancio.


Dalle parole ai progetti concreti

La giornata ha ospitato anche due tavole rotonde con rappresentanti di associazioni e imprese. Il primo confronto, dedicato a decarbonizzazione, economia circolare e territorio, ha riunito esponenti di Federchimica-Assogasliquidi, Aubac, Consorzio Biorepack, Subito, Maire e Green Innovation Its Academy.

Il secondo panel ha affrontato il valore concreto della sostenibilità e il passaggio dagli annunci alla misurazione dei risultati. Sono intervenuti rappresentanti di Novo Italia, Arval Italia, Decathlon, Fater, Lidl Italia, Sanpellegrino e Sace, con esperienze riferite a comunicazione, innovazione, gestione dei rifiuti, responsabilità d’impresa e politiche ambientali.

Il quadro restituito dall’incontro è quindi duplice: da una parte cresce la diffidenza verso costi, promesse e messaggi generici; dall’altra resta spazio per comportamenti e prodotti sostenibili, a condizione che le aziende rendano verificabili le proprie dichiarazioni e dimostrino coerenza nel tempo.

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