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Attualità 4 min di lettura1 ott

Sostenibilità, il paradosso dei giovani: temono anche l’impatto digitale

La ricerca di Angelini Industries fotografa una generazione più attenta all’ambiente e al sociale, ma ancora scettica sulla possibilità di centrare gli obiettivi fissati.

Le immagini della Scuola di fotografia Bauer di Milano raccontano le sedi di Angelini Industries come spazi dotati di identità e significato, legati alle comunità e all’ambiente circostante. È questo il filo visivo scelto per accompagnare l’edizione 2025 del bilancio di sostenibilità del gruppo.

Il documento, verificato da una società indipendente, illustra risultati e impegni sul fronte ambientale, sociale e della governance. Tra i dati già raggiunti figurano l’uso di energia elettrica rinnovabile certificata per tutte le sedi italiane, il taglio del 25% delle emissioni di CO2 rispetto al 2024 e una crescita del 28% dell’energia prodotta internamente, arrivata a 9.292 Gj.


Il bilancio punta su risultati misurabili

Nel piano triennale avviato nel 2024 sono stati inseriti 14 traguardi concreti. Nel 2025 i responsabili delle aree coinvolte nelle questioni di sostenibilità hanno ricevuto obiettivi collegati a indicatori Esg; resta inoltre confermato l’impegno a mantenere a zero gli infortuni gravi sul lavoro.

La formazione ha raggiunto 41,4 ore medie per dipendente, quasi il 90% in più rispetto al dato medio europeo di 21,87 ore. Le ore complessive sono state oltre 155mila, con il 6% realizzato attraverso Angelini Academy, diventata nel 2026 una società indipendente dedicata all’istruzione aperta e impegnata anche in borse di studio e iniziative per giovani talenti nelle scienze della vita e nella robotica industriale.

Sul versante della catena di fornitura, il gruppo ha avviato procedure per acquisti più sostenibili. Al 31 dicembre 2025 risultava valutato secondo criteri Esg il 66% dei fornitori; l’obiettivo è superare il 90% entro il 2027.


Il digitale entra nel conto ambientale

La ricerca Osservatorio Giovani & Sostenibilità, promossa da Angelini Industries con Quorum/YouTrend e Csa Research, mostra che la tecnologia non viene più considerata neutrale dal punto di vista ecologico. Il 46% degli italiani sotto i 30 anni attribuisce a strumenti e infrastrutture digitali un impatto paragonabile a quello dei combustibili fossili o della deforestazione; nella popolazione complessiva la quota è del 41%.

Per il 45% dei giovani la priorità consiste nel consumare meno energia attraverso i nuovi apparecchi. Il 64% dichiara di usare i propri dispositivi con attenzione all’efficienza, mentre il 22% sceglie telefoni e computer di seconda mano oppure ricondizionati, seguendo una logica di riuso e circolarità.

La rilevazione, arrivata alla terza edizione, analizza nel tempo comportamenti e aspettative delle nuove generazioni sui temi ambientali, sociali e di governance. Quest’anno l’indagine ha incluso anche il rapporto con il cosiddetto “bioma digitale”, cioè l’intreccio tra ambiente naturale e dimensione tecnologica.


Sostenibilità oltre il solo ambiente

Per il 57% degli intervistati con meno di 30 anni la sostenibilità coincide soprattutto con la riduzione dei danni prodotti dalle attività umane sull’ambiente. Il valore è cresciuto di 6 punti rispetto al 2025. Un altro 34% collega invece il concetto alla difesa della natura insieme al miglioramento delle condizioni sociali, con un aumento di 8 punti rispetto al precedente 26%.

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Questa sensibilità incide anche sui consumi. Il 60% dei giovani sarebbe disposto a spendere qualcosa in più, a parità di qualità, per acquistare un prodotto realmente sostenibile; tra gli over 30 la percentuale scende al 42%. Anche il boicottaggio dei marchi giudicati socialmente ingiusti è più diffuso tra i primi: 47% contro 35%.

Accanto all’impegno emerge però una forte sfiducia. Il 56% ritiene infatti che gli obiettivi fissati in materia di sostenibilità non verranno raggiunti. Sergio Marullo di Condojanni, amministratore delegato di Angelini Industries, ha spiegato che i giovani chiedono un modello meno teorico e più concreto, capace di produrre effetti visibili nella vita quotidiana e di unire innovazione, competitività e responsabilità.


La spinta dovrebbe partire dai cittadini

Nonostante il pessimismo, il 42% del campione attribuisce proprio alle nuove generazioni il compito principale di accelerare la transizione sostenibile. Rispetto alla precedente rilevazione, diminuisce dal 37% al 34% la quota di chi assegna questo ruolo alla politica e alle grandi potenze internazionali.

Cresce invece l’importanza riconosciuta all’iniziativa individuale, salita dal 34% al 37%. Anche la tecnologia guadagna spazio come possibile leva di cambiamento: il dato passa dal 17% al 20%. Isabella Falautano, responsabile della sostenibilità e della comunicazione istituzionale di Angelini Industries, ha sottolineato che tra i giovani la tutela ambientale viene sempre più affiancata alle questioni sociali, in una prospettiva di responsabilità condivisa.


La Generazione Alpha usa la tecnologia

L’approfondimento dedicato alla Generazione Alpha, composta dai nati dal 2010 in poi, evidenzia un rapporto più pratico con la sostenibilità. Rispetto ai giovani adulti, questa fascia mostra una preparazione teorica meno ampia, ma tende a costruire le proprie opinioni attraverso l’esperienza diretta e l’osservazione dell’ambiente vicino.

La presenza degli strumenti digitali nella vita quotidiana è molto alta: il 94% possiede uno smartphone e il 66% utilizza un tablet. Il computer è meno diffuso, con una presenza al 73%, contro l’82% registrato tra gli altri giovani adulti.

Anche l’intelligenza artificiale è già entrata nelle abitudini di questa generazione. Il 62% dichiara di averla utilizzata, una percentuale vicina al 67% dei giovani sotto i 30 anni e superiore al 56% della media nazionale. Gli impieghi più frequenti riguardano lo studio, gli strumenti grafici e la produzione di immagini, a conferma di un uso concreto e quotidiano della tecnologia.

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