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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Sospensione e stipendio bloccato: il caso del giudice di Cosenza

Il magistrato nega la versione più grave dell’episodio e prepara il ricorso contro il provvedimento disciplinare adottato dal Csm.

La vicenda potrebbe chiudersi sul piano penale con conseguenze diverse da quelle inizialmente ipotizzate. Per gli atti osceni, infatti, la rilevanza penale dipende dalla presenza di minori nel luogo interessato: in assenza di questa condizione, dopo la riforma Cartabia, resta una sanzione amministrativa compresa tra 5 mila e 30 mila euro. L’ipotesi di molestie, invece, richiede una querela, che la ragazza potrebbe eventualmente ritirare dopo le scuse e un risarcimento.


La sospensione approda in Cassazione

Il magistrato ha già lasciato il settore penale per passare al tribunale civile. Contro la decisione disciplinare presenterà ricorso alle Sezioni unite civili della Cassazione, mentre il suo entourage considera il provvedimento collegato anche alle tensioni nate attorno ai referendum sulla giustizia e al ruolo del Csm.

La Sezione disciplinare del Csm ha disposto per lui la sospensione dalle funzioni e dalla retribuzione, su impulso della Procura generale della Cassazione. Il procedimento riguarda un giudice di 35 anni in servizio al tribunale di Cosenza, già commissario di polizia.


La versione della diciottenne

Al centro dell’inchiesta ci sono le accuse di molestie e atti osceni. La giovane, che aveva 18 anni, ha raccontato che l’uomo si trovava in auto quando si è fermato per chiederle come raggiungere il Duomo; secondo la sua versione, dopo alcuni commenti a sfondo sessuale, si sarebbe abbassato i pantaloni mostrando i genitali. La ragazza è riuscita a fotografare la targa della vettura.

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L’indagine penale è affidata alla Procura di Salerno, competente per i procedimenti che coinvolgono magistrati calabresi. La possibile remissione della querela, collegata a scuse e risarcimento, potrebbe incidere soltanto sull’accusa di molestie, che è procedibile su iniziativa della persona offesa.


Il magistrato contesta l’accusa

Durante l’interrogatorio davanti ai pm salernitani, il giudice ha respinto la ricostruzione secondo cui avrebbe esibito il pene. Ha ammesso soltanto di aver portato una mano vicino alla cintura dei pantaloni e di aver rivolto alla ragazza un invito dai contenuti osé.

Attraverso i suoi legali, il magistrato ha espresso «rammarico per il proprio comportamento inappropriato», ma ha sostenuto che il racconto dell’episodio «tuttavia non corrisponde, nei suoi aspetti significativi, a quanto rappresentato nell’incolpazione provvisoria». La difesa auspica «che, una volta ricostruito correttamente l’accaduto, la vicenda potrà essere trattata in maniera equilibrata nelle sedi preposte».

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