Solitudine, il paradosso dei giovani: prevenzione significa anche comunità
Un’indagine SWG mostra quanto siano importanti relazioni e spazi condivisi per il benessere, ma quasi un italiano su due avverte la fragilità della propria rete sociale.
La prevenzione, secondo gli italiani, non si esaurisce in visite mediche, diagnosi e terapie. Il 73% la collega anche alla possibilità di mantenere relazioni attive e di partecipare alla vita della propria comunità. Eppure proprio su questo terreno emerge una forte vulnerabilità: nell’ultimo anno il 48% ha avvertito di non poter contare su qualcuno, mentre il 47% ha sperimentato solitudine, isolamento o esclusione.
Il dato più delicato riguarda i giovani, tra i quali la percezione di solitudine e isolamento raggiunge il 64%. È quanto emerge dalla ricerca “La consapevolezza e il valore della prevenzione sociale”, realizzata da SWG e presentata il 1° ottobre a Milano.
I giovani credono nella prevenzione sociale
L’idea di prevenzione si è allargata oltre i confini della sanità. Il 66% degli intervistati considera parte di questo approccio la presenza di luoghi di aggregazione e laboratori educativi extrascolastici per ragazze e ragazzi; il 64% include il sostegno a chi vive condizioni di fragilità o marginalità. Per il 61%, inoltre, contano la partecipazione a iniziative culturali, ricreative e di volontariato.
Questa sensibilità convive però con un benessere personale spesso insoddisfacente. Un italiano su quattro giudica poco adeguate le proprie condizioni psicofisiche, una percentuale che arriva al 30% tra le donne. Il contrasto è particolarmente evidente tra i più giovani: sono quelli che mostrano maggiore attenzione alla dimensione sociale della prevenzione, ma anche quelli più esposti all’indebolimento dei legami.
Poco tempo, reti più fragili
La partecipazione alla vita sociale è frenata soprattutto da problemi di organizzazione. Il 37% indica la scarsità di tempo libero come principale ostacolo alle attività culturali e ricreative, mentre il 27% segnala orari difficili da conciliare. Nella fascia tra 35 e 54 anni le percentuali salgono rispettivamente al 44% e al 31%. Soltanto il 7% considera invece determinanti i costi.
Anche l’equilibrio tra lavoro e tempo personale incide sulla salute: lo indica il 26% degli intervistati, dopo la stabilità economica, citata dal 33%, e uno stile di vita attivo, segnalato dal 28%. Seguono la qualità delle relazioni e dell’ambiente di vita, al 20%, e la possibilità di accedere a cure e farmaci, al 16%.
Per il 51% degli italiani la socialità è un bene comune, perché la debolezza dei rapporti rende più vulnerabile l’intera società. Il 39% la considera invece soprattutto una componente del benessere individuale, una quota che sale al 46% tra gli over 55. L’83% teme inoltre che la scomparsa degli spazi gratuiti di incontro provochi più isolamento, un impoverimento della vita comunitaria e un peggioramento della sicurezza o del degrado urbano.
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Le comunità cercano risposte
La responsabilità di garantire questi luoghi viene attribuita soprattutto alle istituzioni locali, indicate dal 63% del campione. Lo Stato è chiamato in causa dal 29%, mentre il 25% riconosce un ruolo al privato non profit, al Terzo settore e agli enti filantropici; il 19% coinvolge direttamente i cittadini.
Su questo divario tra consapevolezza e condizioni concrete si concentra la campagna “Chi ben comincia. La comunità che previene”, promossa da Acri e Assifero per la quattordicesima Giornata Europea delle Fondazioni. Dal 24 settembre sono stati coinvolti più di 150 progetti in tutta Italia, realizzati da organizzazioni del Terzo settore con il sostegno di Fondazioni ed enti filantropici.
Le iniziative comprendono spazi di socialità, sportelli di ascolto e orientamento, attività sportive e culturali accessibili, percorsi contro la solitudine e servizi rivolti a famiglie, persone che prestano assistenza, giovani e anziani. I progetti rappresentano solo una parte delle migliaia di attività attive sul territorio, con l’obiettivo di intervenire prima che le difficoltà si trasformino in emergenze.
Fondazioni, il ruolo della prevenzione
Giovanni Azzone, presidente di Acri, ha spiegato che l’azione delle Fondazioni deve affrontare i bisogni immediati senza perdere di vista il futuro. La programmazione nel tempo, ha aggiunto, permette di lavorare con il Terzo settore e le istituzioni affinché le fragilità attuali non si trasformino nelle disuguaglianze di domani.
Antonio Danieli, presidente di Assifero, ha invece sottolineato che il valore degli enti filantropici non dipende soltanto dai finanziamenti, ma anche dalla capacità di rafforzare relazioni, reti e comunità. Secondo Danieli, la filantropia può favorire fiducia e collaborazione tra settore pubblico, privato e Terzo settore, riunendo competenze e risorse diverse per anticipare i problemi.
Ogni anno le Fondazioni italiane destinano complessivamente quasi 2 miliardi di euro a settori come welfare, cultura, educazione e ricerca. Nel testo dell’indagine viene inoltre indicato che l’80% dei fondi è destinato a...
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