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Attualità 5 min di lettura1 ora fa

Social e minori, il nodo che divide l’Europa: Grecia avanti, Italia ferma

Atene prepara il blocco per gli under 15 dal 2027, mentre in Italia la proposta resta ferma al Senato tra dubbi sui controlli e sull’impatto degli algoritmi.

Il tema non riguarda soltanto l’accesso dei ragazzi alle piattaforme, ma anche il modo in cui le aziende dovranno dimostrare l’età dei loro utenti. Mentre la Grecia ha già fissato una data per impedire ai minori di 15 anni di utilizzare i social, in Italia una proposta analoga non è ancora uscita dalla fase di stallo parlamentare.

A riaccendere il dibattito italiano è anche il legame indicato da Pina Picierno tra contenuti diffusi in rete, algoritmi e violenza giovanile. La vicepresidente del Parlamento europeo sostiene che il problema non sia esclusivamente educativo e chiede una soglia più severa rispetto a quella oggi prevista dalla proposta all’esame del Senato.

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L’Italia discute, ma il testo resta fermo

Giorgia Meloni ha spiegato in un’intervista di non essere contraria all’ipotesi di vietare i social ai minori di 14 anni. La presidente del Consiglio ritiene però che debba essere il Parlamento a individuare la soluzione legislativa più adatta.

Un disegno di legge sostenuto da Marianna Madia di Italia Viva e Lavinia Mennuni di Fratelli d’Italia propone invece di fissare il limite a 15 anni. Il provvedimento, tuttavia, attende ancora le relazioni dei ministeri competenti e per questo è fermo in commissione al Senato.

Picierno considera quel testo un possibile punto di partenza, ma ritiene necessario innalzare l’asticella fino ai 16 anni. «Vedo un’emergenza che non è soltanto educativa. Sotto i 16 anni ho l’impressione che non ci siano gli strumenti cognitivi e culturali per stare online», ha affermato.

La stessa esponente europea ha collegato la circolazione dei video alle tensioni esplose nelle strade di Milano. A suo giudizio, una responsabilità importante ricade sugli algoritmi, perché tenderebbero a favorire i materiali capaci di suscitare rabbia. L’osservazione riporta al centro anche i rischi associati all’uso dei social da parte degli adolescenti: ansia, depressione, cyberbullismo e difficoltà di concentrazione.


Atene prepara il blocco dal 2027

La Grecia ha già compiuto il passaggio legislativo. Il Parlamento di Atene ha approvato una norma che dal 1 gennaio 2027 impedirà ai minori di 15 anni di usare piattaforme come Instagram, TikTok e Facebook.

La legge è stata votata soltanto dalla maggioranza conservatrice di Nea Dimokratia, dopo un confronto parlamentare particolarmente acceso. Dimitris Papastergiou, ministro della Governance digitale e dell’Intelligenza artificiale, ha difeso la scelta definendola «una soluzione efficace e necessaria» per contrastare la dipendenza dei ragazzi dai social.

Le piattaforme avranno tempo fino all’entrata in vigore della norma per adeguare i propri sistemi. Il limite sarà uguale per tutti e, secondo Akis Skertsos, ministro di Stato, spetterà direttamente alle aziende verificare che ogni iscritto abbia raggiunto l’età richiesta.


La verifica dovrebbe proteggere i dati

Il governo greco intende affidarsi soprattutto a Kids Wallet, applicazione pensata per combinare controllo dei genitori e accertamento dell’età, insieme a Gov.gr Wallet. Il principio annunciato dalle autorità è che ai social non debbano essere comunicati né il nome né la data di nascita dell’utente.

Alle piattaforme arriverebbe soltanto una conferma: il requisito anagrafico è stato rispettato oppure no. Il sistema si baserebbe quindi su token digitali, cioè attestazioni limitate alla verifica dell’età, senza trasferire informazioni personali non necessarie.

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Le aziende potranno comunque adottare strumenti tecnici differenti. Dovranno però rispettare le norme europee, offrire garanzie sufficienti sulla protezione dei dati e impedire che il controllo possa essere facilmente aggirato.

Restano proprio questi gli aspetti più contestati dalle opposizioni greche. Le critiche riguardano sia l’affidabilità delle procedure sia le tutele previste per le informazioni personali degli utenti, oltre alla concreta capacità dello Stato di far rispettare il divieto.


Il controllo coinvolge anche l’Europa

La vigilanza non sarà affidata esclusivamente alle autorità nazionali. La legge greca si colloca nel quadro del regolamento europeo sui servizi digitali, in particolare nella disposizione dedicata alla tutela dei minori in rete, e prevede la collaborazione tra gli organismi dei diversi Stati membri e la Commissione europea.

In Grecia il coordinamento spetta all’EETT, autorità responsabile per telecomunicazioni e servizi postali. Al suo fianco opereranno il Consiglio nazionale per la radio e la televisione e l’autorità incaricata della protezione dei dati personali.

L’iter può iniziare dopo una segnalazione presentata da un utente o da un altro ente. Se il servizio coinvolto ha sede in un diverso Paese dell’Unione europea, la pratica viene trasferita all’autorità competente dello Stato in cui è stabilita la piattaforma.


Il modello greco non è isolato

La scelta di Atene si inserisce in una tendenza internazionale già avviata. L’Australia ha vietato l’accesso ai social agli under 16 dalla fine del 2025 e, complessivamente, più di venti Paesi hanno introdotto provvedimenti rivolti agli adolescenti.

Malesia e Indonesia hanno escluso gli under 16 da alcune piattaforme, mentre il Brasile ha adottato limitazioni di diverso tipo. In Portogallo una proposta ha superato il primo passaggio parlamentare. Il Regno Unito ha annunciato restrizioni per gli under 16 dalla primavera del 2027; Danimarca, Spagna, Norvegia e Austria stanno invece valutando nuove misure.

Il quadro resta meno uniforme in altri Stati. In Francia il divieto per i minori di 15 anni è stato respinto dal Consiglio costituzionale, mentre in Italia e Germania il confronto politico è ancora aperto. Negli Stati Uniti, infine, le regole cambiano da uno Stato all’altro.

Anche a livello dell’Unione europea è allo studio una disciplina comune. L’EU Kids Act prevede il divieto per i minori di 13 anni, un accesso sottoposto alla supervisione dei genitori tra i 13 e i 14 anni e profili autonomi a partire dai 15. Il testo dovrà ancora essere approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio.

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