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Attualità 4 min di lettura2 ore fa

Sinistra, la scommessa che può riaprire la partita: il nome è Piccolotti

Tra primarie contestate, divisioni nel Pd e astensione record, il centrosinistra cerca una figura capace di unire programma, chiarezza e consenso oltre i partiti.

Il problema del centrosinistra non è soltanto trovare un accordo tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Prima ancora, deve convincere a tornare alle urne un elettorato che nel 2022, per il 36 per cento, scelse di non votare. Nessuno può assicurare che una sinistra più netta riesca nell’impresa, ma l’alternativa è già scritta: una nuova vittoria della destra e un’altra lunga notte televisiva di commenti, promesse di ripartenza e festeggiamenti.


L’astensione resta il vero avversario

Fausto Bertinotti ritiene che il centrosinistra abbia consumato la pazienza dei propri elettori e che il rischio principale non sia il semplice travaso di consensi, bensì l’ulteriore diserzione delle urne. È una lettura condivisa dai numeri e dal clima politico: la destra può imporsi anche senza il contributo del partito legato al generale Vannacci, mentre Giorgia Meloni potrebbe puntare a restare al governo fino al 2032.

In questo quadro, le primarie sembrano una risposta debole. Secondo Demopolis, il 38 per cento degli elettori progressisti le considera inutili. Le rilevazioni di Alessandra Ghisleri assegnano inoltre a Conte un vantaggio di 14 punti su Schlein: mesi di gazebo rischierebbero così di trasformarsi in una lunga gara interna, capace di lasciare ferite invece di costruire una coalizione.


Piccolotti prova a uscire dal duello

La proposta alternativa passa da una figura meno consumata dai rituali della competizione tra leader. Elisabetta Piccolotti ha 44 anni, è originaria di Foligno, ha militato nei Giovani comunisti, è stata assessora e dal 2022 siede alla Camera. La sua esperienza politica è collocata a sinistra e i temi sui quali si è concentrata riguardano salari, sanità e fisco, cioè questioni direttamente legate alla vita quotidiana.

Piccolotti, inoltre, ha una comunicazione televisiva giudicata più efficace di quella di Silvia Salis, la sindaca di Genova indicata da Matteo Renzi come possibile profilo capace di spostare il baricentro verso il centro e di escludere il Movimento 5 Stelle. La sua candidatura resta un’ipotesi, ma avrebbe il vantaggio di proporre un volto e una storia politica riconoscibili. Il legame con Nicola Fratoianni, suo marito, verrebbe certamente usato contro di lei dalla destra; tuttavia la sua militanza è precedente al matrimonio.


La proposta fiscale è già pronta

Alleanza Verdi e Sinistra ha messo in campo una misura presentata come facilmente comprensibile anche fuori dai palazzi: la “restituzione fiscale”. L’idea consiste nel chiedere un contributo allo 0,1 per cento più ricco, cioè a chi possiede un patrimonio superiore a 5,4 milioni, per ridurre il peso fiscale sul restante 99,9 per cento.

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Il progetto avrebbe il pregio di offrire un messaggio immediato, senza dover ricorrere a formule elaborate per tenere insieme interessi incompatibili. Su armi, Ucraina e Israele, Piccolotti e Avs sostengono da tempo posizioni vicine a quelle espresse da Conte. Resta però da capire se gli elettori del Movimento sarebbero davvero disposti a votarla: soltanto il 7,5 per cento indica Schlein come scelta preferita, mentre il 53,7 per cento respinge l’ipotesi di accettare voti da Italia Viva.


Avs deve scegliere un solo volto

La formula costruita da Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli ha prodotto risultati importanti. I due dirigenti hanno unito i rispettivi partiti, distribuito candidature e seggi e accompagnato l’alleanza dal 3,6 per cento ottenuto nel 2022 al 6,8 delle elezioni europee, una percentuale confermata anche da alcune rilevazioni della scorsa settimana.

Ora, però, quella diarchia appare meno adatta a una sfida nazionale. Nel sondaggio di Ghisleri sulle primarie, Bonelli si ferma al 2,4 per cento e Fratoianni allo 0,4. Anche in Germania, dove Verdi e socialdemocratici hanno due presidenti, la candidatura alla guida del governo resta una sola. Per gli elettori, il riferimento sulla scheda è più semplice quando coincide con un nome, un volto, una voce e un programma.


Il Pd dovrebbe affrontare la frattura

Una federatrice collocata chiaramente a sinistra costringerebbe il Partito democratico a una scelta: privilegiare la propria base oppure difendere l’ala più moderata, composta dagli ex esponenti della Margherita e dall’area vicina a Renzi. Quest’ultima, pur rappresentando il 2,2 per cento, continua a dettare condizioni e potrebbe reagire con una rottura.

Il costo di una scissione sarebbe concreto, ma anche evitare ogni decisione presenta un prezzo. Un progetto troppo prudente rischierebbe di non recuperare gli astensionisti e di lasciare intatto il vantaggio della destra. La candidatura di Piccolotti, dunque, non è una garanzia: è una scommessa politica. L’altra possibilità, invece, è già nota nei dettagli: una nuova serata elettorale con la destra vittoriosa e Giorgia Meloni davanti alle telecamere, mentre il centrosinistra promette ancora una volta di ricominciare.

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