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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Siher scarcerato, il gip: non risponde dei post altrui

La decisione riguarda il gruppo Movimento 17 ottobre, dove un’analisi ha rilevato 170 post violenti in sei giorni

Youssef Siher è stato scarcerato: per il giudice per le indagini preliminari, l’amministratore di una chat non può essere ritenuto penalmente responsabile dei messaggi pubblicati da altri utenti.

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La linea del gruppo sulle proteste

Nel messaggio d’esordio del Movimento 17 ottobre, gli amministratori spiegavano di voler creare uno spazio per discutere e coordinare le iniziative. Il testo criticava la gestione di Italia in Piazza, accusata di avere un’impostazione troppo liberale e di lasciare spazio a razzismo e fascismo.

Quel richiamo alla necessità di fissare regole più nette non ha però impedito la diffusione di contenuti favorevoli ad assalti e devastazioni. Secondo l’analisi preliminare condotta da Lorenzo Alvisi, dottorando alla Scuola IMT Alti Studi Lucca, tra il 18 e il 23 ottobre sono comparsi 170 messaggi violenti.


I dati sui messaggi violenti

Nel gruppo Movimento 17 ottobre, il 12,1% degli iscritti ha pubblicato almeno una volta un contenuto che incitava alla violenza. La media indicata nell’analisi è di circa 30 messaggi di questo tipo ogni giorno.

Il confronto con Italia in Piazza restituisce numeri più contenuti: qui gli utenti che hanno scritto messaggi violenti sono stati l’1,7%, mentre i post classificati come tali sono risultati 10 su 7.140, pari allo 0,14%. Il 20 ottobre gli amministratori di quella chat avevano inoltre fissato un avviso contro ogni incitamento alla violenza, verbale o fisica.


Cosa prevede il Decreto sicurezza

Il Decreto sicurezza, approvato il 20 ottobre ed entrato in vigore il 23, non ha modificato il principio della responsabilità penale personale. Il nuovo articolo 420-bis punisce chi, anche usando strumenti informatici o telematici, organizza o promuove gruppi destinati a condotte violente oppure spinge gli altri a commetterle.

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La pena prevista va da quattro a dodici anni per chi agisce a monte dell’organizzazione. Per la partecipazione materiale agli scontri, invece, il provvedimento indica una forbice da due a cinque anni. Secondo Marco Martorana, professore a contratto di diritto della privacy all’Università Mercatorum, la norma non impone però agli amministratori un controllo preventivo generale sulle conversazioni.


Quando l’amministratore rischia

Guido Scorza, già componente del collegio del Garante per la privacy, ha spiegato che il gestore della chat può essere perseguito se sottoscrive personalmente un messaggio violento o se promuove direttamente le condotte contestate. La semplice presenza di post illeciti nella pagina, da sola, non basta.

Non è previsto un obbligo penale di cancellare i contenuti degli altri utenti, ammonirli o segnalarli alle autorità. Le condotte considerate dalla nuova norma sono attive: istigare, incitare, organizzare o promuovere un gruppo orientato alla violenza. Nel caso del Movimento 17 ottobre, non risultano messaggi firmati dall’account amministrativo che invitino al saccheggio, agli assalti o alla distruzione delle vetrine.


Il caso davanti al gip

La Procura aveva richiamato anche l’articolo 420-bis per sostenere il fermo di Siher, appena 24 ore dopo la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale. Il gip ha però giudicato fragile l’impostazione accusatoria e ha disposto la scarcerazione del giovane.

Le quantità rilevate dalla ricerca possono spiegare l’attenzione degli investigatori verso la chat, ma non dimostrano automaticamente una responsabilità penale dell’amministratore. Martorana ha riassunto il criterio così: «Gestire una chat non basta».

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