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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Sicilia, il doppio fronte di Schifani: accuse e sostegno da Roma

Mentre Giuseppe Lombardo respinge il coinvolgimento nell’inchiesta, Armao parla di prestiti e il governatore incassa da Tajani la conferma del sostegno politico.

Giuseppe Lombardo è stato l’unico degli indagati a rispondere alle domande degli inquirenti. Il deputato regionale, nipote dell’ex governatore Raffaele Lombardo, ha affrontato un interrogatorio molto lungo e ha negato di essere intervenuto sui lavori della commissione Sanità finita al centro dell’indagine. I suoi legali Vincenzo Maiello e Maria Licata hanno sostenuto che, nel giorno in cui furono esaminati e votati gli emendamenti contestati, il parlamentare non era presente.

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Matta sceglie il silenzio

Pierluigi Matta, invece, ha deciso di non rispondere, limitandosi a rendere dichiarazioni spontanee. Per l’imprenditore, che ha già compiuto 70 anni, resta possibile una richiesta di arresti domiciliari.

A difenderlo è l’avvocato Giovanni Di Benedetto, che ha insistito sul rapporto personale e professionale tra il suo assistito e Gaetano Armao. I due, amici da circa 40 anni e colleghi universitari, sarebbero legati anche da un rapporto legale: Matta segue infatti alcune procedure esecutive immobiliari che riguardano l’ex consulente. Secondo la difesa, questa conoscenza gli avrebbe permesso di comprendere a fondo la situazione debitoria di Armao.


Armao nega le accuse

L’ex superconsulente di Renato Schifani è comparso davanti alla gip di Palermo Giuseppa Zampino per l’interrogatorio preventivo legato all’accusa di corruzione. Non ha risposto alle domande del giudice e dei pubblici ministeri, scegliendo di affidare la propria posizione a dichiarazioni spontanee e a una memoria difensiva di oltre 200 pagine.

Prima di entrare in tribunale, Armao ha contestato la ricostruzione della Procura e ha assicurato che i movimenti di denaro sarebbero documentati. La sua versione, illustrata dal difensore Giovanni Rizzuti, distingue tra somme ricevute in contanti da Matta per affrontare scadenze urgenti e denaro collegato ad attività professionali. «Le cose non stanno come dice la Procura. I soldi? Tutto tracciato, sono sereno», ha affermato Armao.

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Schifani cerca una sponda politica

Sul piano politico, il presidente della Regione ha incontrato a Roma Antonio Tajani e Nino Minardo, rispettivamente leader di Forza Italia e commissario regionale del partito. Dal vertice è arrivata la conferma della fiducia nell’esecutivo siciliano: Tajani ha riconosciuto i risultati attribuiti al governo Schifani e lo ha invitato a proseguire il lavoro.

Anche Minardo, dopo le critiche rivolte al governatore nei giorni precedenti, ha ribadito il proprio appoggio. La maggioranza resta però sotto pressione per le diverse inchieste giudiziarie, compresa quella che coinvolge Armao e che ha portato i pm coordinati da Maurizio de Lucia a chiedere misure cautelari.

A Palazzo d’Orleans, intanto, Pd, M5s, Avs e Controcorrente hanno rinnovato la richiesta di dimissioni. Schifani, dopo giorni segnati dalle ipotesi di un passo indietro, ha invece manifestato la volontà di restare alla guida della Regione fino alla conclusione della legislatura.

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