Serbia, urne affollate e tensione: il voto tra denunce e aggressioni
Alle 14 ha votato il 46,3% degli aventi diritto, ben oltre il dato del 2023, mentre opposizione e osservatori segnalano episodi controversi in diversi seggi
Le elezioni parlamentari serbe si stanno svolgendo con una partecipazione nettamente superiore a quella del precedente voto, ma anche con episodi di violenza e segnalazioni di possibili irregolarità. In alcuni centri sono stati denunciati scontri, aggressioni e difficoltà nell’accesso degli osservatori indipendenti.
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Urne affollate, ma cresce la tensione
Secondo i dati diffusi dalla Commissione elettorale, alle 14 aveva votato il 46,3% dei circa 6,4 milioni di cittadini chiamati alle urne. Alle elezioni del 2023, alla stessa ora, la partecipazione era stata del 32,38%: il divario è quindi vicino ai 14 punti percentuali.
Diversi analisti ritengono che una partecipazione così elevata possa aiutare la Lista studentesca, nata dal movimento di protesta e schierata contro la coalizione guidata da Aleksandar Vucic. Il raggruppamento al potere, Aleksandar Vucic – Serbia unita, comprende anche il Partito progressista serbo, noto con la sigla Sns.
A Doljevac, nel sud del Paese, una trentina di persone descritte come aggressive avrebbe fatto irruzione in un seggio, colpendo alcuni presenti. Altri due episodi con spray al peperoncino sono stati riferiti a Zvezdara, quartiere di Belgrado, e a Pančevo.
Aggressione davanti a un seggio
Proprio a Pančevo, un gruppo di giovani sarebbe stato assalito all’esterno di una scuola agraria utilizzata come sede elettorale. Secondo la ricostruzione riportata dall’emittente serba N1 sulla base di informazioni locali e immagini pubblicate sui social, gli aggressori indossavano abiti scuri, avevano il volto coperto e avrebbero usato bastoni e torce pirotecniche.
Uno dei ragazzi avrebbe riportato una ferita al volto. La polizia è arrivata dopo aver appreso dell’accaduto dai mezzi di informazione, ma al momento del primo intervento non risultava ancora depositata una denuncia formale.
Le contestazioni sul voto
Il Centro per la ricerca, la trasparenza e la responsabilità ha riferito di ritardi nell’avvio delle operazioni in circa il 16% dei seggi. L’organizzazione ha inoltre segnalato ostacoli iniziali per alcuni osservatori indipendenti, ai quali sarebbe stato complicato entrare nei luoghi di votazione.
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A Kladovo, nella Serbia centrale, un rappresentante dell’opposizione presente nella commissione elettorale locale ha denunciato un aumento anomalo delle richieste di voto a domicilio. Le domande sarebbero passate da 115 a 460 senza una certificazione degli impedimenti previsti; inoltre, alcuni elenchi sarebbero stati consegnati da persone non identificate, alimentando il sospetto che diversi cittadini siano stati inseriti senza saperlo.
La stessa organizzazione aveva già accusato la campagna elettorale di pressioni sugli oppositori, compravendita di voti e condizionamenti esercitati da mezzi di informazione vicini a Vucic, spesso critici nei confronti dell’opposizione.
Vucic attende il verdetto
Dopo aver votato in una scuola dell’infanzia alla periferia di Belgrado, Vucic ha auspicato che il resto della giornata procedesse regolarmente. Alla domanda su un possibile ritiro dalla vita politica in caso di sconfitta, il presidente serbo ha risposto che occorre prima attendere l’esito delle urne.
Più rassicurante il giudizio preliminare di Gilles Baum, a capo della missione di osservazione elettorale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. «Finora tutto è apparso molto ben organizzato e le operazioni di voto si stanno svolgendo senza problemi», ha dichiarato.
I seggi resteranno aperti fino alle 20. Il voto è considerato uno dei più incerti e rilevanti per la Serbia dai tempi delle proteste civiche che nel 2000 portarono alla caduta del regime autoritario di Slobodan Milosevic.
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