Serbia al voto, la sfida che può cambiare tutto: urne affollate e tensione
La Lista degli studenti mette sotto pressione il partito di Aleksandar Vucic mentre il Paese registra una partecipazione senza precedenti da vent’anni
La Lista degli studenti ha già predisposto due scenari per la notte elettorale: uno nel caso di una vittoria netta e un altro per un risultato incerto, sia favorevole sia contrario. Le decisioni saranno assunte da un comitato elettorale centrale, senza convocare in tempi stretti tutte le assemblee universitarie.
Tijana, portavoce della Facoltà di Scienze dell’Università di Novi Sad, spiega che il movimento mantiene riservate le proprie procedure per proteggersi dalle pressioni del governo. Le consultazioni possono svolgersi nelle assemblee oppure in formato digitale, attraverso strumenti sviluppati dagli stessi studenti. La linea ufficiale, però, non dovrebbe essere resa nota prima della pubblicazione dei risultati di lunedì.
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Gli studenti preparano la notte decisiva
Il centro operativo della lista si trova a Nuova Belgrado, in una zona dominata dagli uffici delle grandi società internazionali. Alcuni candidati sono arrivati in mattinata e resteranno sul posto almeno fino alle 21.30, quando sono previste le prime proiezioni basate sui seggi chiusi alle 20.
A intervalli regolari, un portavoce diffonde aggiornamenti, mentre i principali esponenti del coordinamento restano lontani dalle telecamere, all’interno dell’edificio. Nel movimento circola l’ipotesi di proteste qualora la distanza tra le due forze fosse minima, ma la scelta spetterebbe al comitato centrale e non alle singole facoltà.
La partecipazione spinge la sfida
Nel frattempo, in diversi seggi di Belgrado gli elettori hanno formato lunghe file già dalle prime ore del mattino. Alla scuola Ivan Goran Kovacic, non distante dal centro storico, la coda si è estesa attorno all’edificio, con una presenza trasversale di giovani, adulti e anziani.
Il dato delle 14 ha superato il 46%, secondo le rilevazioni degli istituti statistici governativi. Si tratta del livello più alto osservato negli ultimi vent’anni di elezioni in Serbia, in una giornata che vede contrapposti il Partito progressista serbo, guidato da Aleksandar Vucic, e la formazione nata dal movimento universitario.
Dalle proteste alla scheda elettorale
La mobilitazione studentesca è cominciata dopo il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad, avvenuto il 1° di novembre del 2024 e costato la vita a 16 persone. Gli universitari denunciarono allora il legame tra corruzione e tragedia con lo slogan «La corruzione uccide», contestando anche l’assegnazione dell’appalto per i lavori.
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Dopo mesi di occupazioni negli atenei e manifestazioni sostenute da una parte della società civile, gli studenti hanno trasformato la protesta in un progetto elettorale. La loro lista comprende 250 candidati, tutti professionisti e nessuno studente, e si presenta con il messaggio «Gli studenti vincono».
Sulla scheda, la formazione del partito di governo compare con il numero 1, mentre quella studentesca è contrassegnata dal 3. La prima ha occupato gli spazi pubblicitari digitali della capitale con il volto di Vucic; la seconda ha puntato soprattutto sul contatto diretto nei quartieri e sulla comunicazione attraverso i social.
Controlli ai seggi e clima in città
Gli organizzatori universitari hanno inviato centinaia di osservatori in tutto il Paese per vigilare sulle operazioni di voto. Tra gli osservatori Osce arrivati dall’Italia figurano anche Alessandro Alfieri, Vincenzo Amendola ed Emanuele Loperfido.
«Molti elettori arrivano qui con la loro penna per votare, come ha suggerito loro il movimento degli studenti», racconta Alfieri. Sono stati segnalati episodi di confronto tra sostenitori delle due liste e alcuni casi di fotografie scattate alla scheda, ma a Belgrado l’atmosfera resta nel complesso tranquilla.
La partecipazione così elevata rende meno probabile, secondo quanto emerge sul posto, che eventuali irregolarità possano modificare l’esito complessivo. Resta comunque il dato politico di una giornata in cui gli oppositori del governo sembrano disposti a votare apertamente contro l’apparato di Vucic, al potere da 14 anni.
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