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Attualità 3 min di lettura57 min fa

Serbia, la Lista Studenti vince e apre il nodo europeo

Il voto del 25 ottobre ha consegnato agli studenti la maggioranza assoluta dopo quattordici anni di governo Vučić.

La Lista Studenti ha vinto le elezioni serbe del 25 ottobre, raccogliendo tra il 52 e il 53 per cento dei consensi e ottenendo la maggioranza assoluta in Parlamento. L’affluenza ha sfiorato il 70 per cento. Aleksandar Vučić ha riconosciuto la sconfitta, chiudendo dopo quattordici anni una lunga fase politica.

Il primo banco di prova per i vincitori sarà la formazione del governo. Il nuovo esecutivo dovrà trasformare in provvedimenti concreti le promesse su magistratura, corruzione, mezzi di comunicazione pubblici e istituzioni sottratte al controllo dei partiti.

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Le reazioni dall’Unione europea

Da Bruxelles sono arrivati messaggi di sostegno alla Lista Studenti. Ursula von der Leyen e António Costa si sono congratulati con il movimento e hanno indicato come priorità le riforme sullo stato di diritto, sulla libertà dei media e sul contrasto alla corruzione.

La commissaria Marta Kos ha parlato di «nuovo capitolo» e di una porta ancora aperta. Il negoziato per l’adesione, fermo dal 2021, comprende 22 capitoli su 35, ma soltanto due risultano conclusi. La fine dell’era Vučić modifica quindi le condizioni politiche da cui ripartire.

Tra i sostenitori europei degli studenti figura Sandro Gozi, segretario generale del Partito Democratico Europeo ed eurodeputato di Renew Europe. Il partito aveva appoggiato il movimento durante le proteste e ne aveva sostenuto la candidatura al Premio Sakharov.

Dopo il risultato, Gozi ha attribuito la vittoria a una generazione di giovani capace di coinvolgere elettori di età diverse. A settembre, durante un incontro all’Europe House di Belgrado, aveva definito i ragazzi serbi «la nuova generazione di democratici che rappresentano la speranza europea della Serbia».


I rapporti con Mosca

La politica estera resta il punto più discusso. Vučić, considerato vicino a Vladimir Putin, aveva accusato l’Europa di interferenze e previsto sanzioni contro la Russia entro la primavera del 2027. Alcuni mezzi d’informazione russi e filorussi hanno rilanciato l’idea che la Lista Studenti difenda interessi occidentali.

Il programma del movimento mantiene invece la neutralità militare proclamata nel 2007 e propone di conservare il rapporto tradizionale con Mosca. Tra gli obiettivi indicati c’è anche il coordinamento al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla questione dell’integrità territoriale serba, legata al Kosovo.

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La Lista si oppone alle sanzioni contro la Russia, ritenendole dannose anche sulla base dell’esperienza serba degli anni Novanta. Nello stesso documento riafferma però l’integrità territoriale dell’Ucraina, sostiene una soluzione negoziata del conflitto e assegna priorità ai rapporti economici con i Paesi dell’Unione europea.

L’eventuale adesione all’Unione dovrebbe essere sottoposta a referendum. Questa posizione ha permesso agli studenti di non rompere con una parte dell’opinione pubblica serba favorevole a Mosca. Restano tuttavia le critiche di chi, come l’ex governatore della Banca centrale Dejan Šoškić, ha contestato l’intervento di Putin a sostegno di Vučić.


Il significato del voto

Diversi media internazionali hanno letto il risultato come un segnale di vitalità democratica nei Balcani. Il paragone con la sconfitta di Viktor Orbán è comparso nelle analisi dedicate al voto, mentre le riserve sulla linea verso la Russia hanno avuto un peso più contenuto.

La vittoria è arrivata dopo una mobilitazione civica ampia, che ha messo fine al potere personalizzato di Vučić e alle accuse di corruzione rivolte al suo sistema politico. Le ambiguità sulla politica estera rimangono legate a fattori concreti: i rapporti energetici, l’opinione pubblica e la questione del Kosovo.

La ricercatrice dell’Istituto Affari Internazionali Nona Mikhelidze ha invitato a non ridurre il giudizio sulla Lista alla sua posizione verso Mosca: «Prima ancora che una questione di schieramenti internazionali, è una questione di principi. Ridurre tutto alla domanda “sono antirussi?” significa ignorare la questione più importante – quale modello di società e di potere vogliono affermare?».

Per Bruxelles, la verifica dipenderà dai risultati del nuovo governo. Se le riforme sulla giustizia, sui media, sulla corruzione e sulle istituzioni produrranno cambiamenti misurabili, il negoziato di adesione potrà tornare a muoversi.

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