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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Scuole in rivolta, venerdì 16 il banco di prova: dove si protesta

Diverse città hanno già visto occupazioni e assemblee: il sindacato Sisa annuncia uno sciopero nazionale su istruzione, riarmo, casa e condizioni degli edifici.

La mobilitazione studentesca è già entrata in diverse scuole italiane e potrebbe allargarsi venerdì 16, quando è previsto lo sciopero nazionale promosso dal Sisa, il Sindacato indipendente scuola e ambiente. Aule occupate, tende davanti agli atenei e cortei stanno dando forma a una protesta che coinvolge licei e università.

Nel mirino ci sono il decreto Scuola, le risorse destinate al riarmo invece che all’istruzione, il diritto all’abitare e la situazione degli edifici scolastici. Il movimento italiano guarda anche alle manifestazioni degli studenti francesi, ma nel frattempo ha già assunto dimensioni autonome in varie città.

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Napoli apre il fronte più esteso

Nel capoluogo campano la mobilitazione interessa circa dieci istituti superiori. Tra le scuole occupate o coinvolte figurano il Tito Lucrezio Caro, l’Umberto Primo, il Sannazaro, il Mercalli, il Genovesi, il Mazzini, il Margherita di Savoia, il Serra, l’Alberti, il Giordani, il Diaz e il Panzini.

Alla Federico II sono ricomparse le tende degli universitari, impegnati soprattutto contro l’aumento dei canoni d’affitto. Tra gli altri temi sollevati dagli studenti c’è il progetto per un Cpr a Castel Volturno. La situazione più delicata è stata segnalata al Mazzini, dove sono arrivate le forze dell’ordine, e all’Alberti, dove alcuni docenti hanno provato a impedire l’accesso a ragazzi con il volto coperto.


Torino conta già dodici istituti

Anche a Roma l’agitazione sta crescendo: dopo il Cavour, il Lattanzio e il Levi Civita, altri otto istituti sarebbero stati coinvolti. A Genova, invece, gli studenti hanno preso possesso del Gobetti e del Calvino per contestare la riduzione dei fondi destinati alla scuola.

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A Bologna la prima occupazione ufficiale dell’anno scolastico 2026-2027 è partita al Laura Bassi. Torino registra almeno dodici scuole interessate, tra cui il Cattaneo, il Boselli, il Peano, il Copernico, il Luxemburg, il Santorre di Santarosa, il Passoni, il D’Azeglio, il Regina Margherita e il Giulio.

In alcuni istituti torinesi si sono verificati scontri e danneggiamenti attribuiti alla presenza di gruppi esterni, con la conseguente interruzione provvisoria delle lezioni. Nei giorni precedenti, oltre duecento studenti si erano riuniti davanti alla Città Metropolitana per chiedere lavori e interventi sugli edifici.


Lo sciopero riunisce più rivendicazioni

La giornata di venerdì 16 dovrebbe portare nelle strade studenti e lavoratori della scuola. Le richieste comprendono un diverso orientamento della spesa pubblica, maggiori investimenti nell’istruzione e misure capaci di rendere sostenibile l’accesso alla casa per gli universitari.

Sul tema degli stipendi degli insegnanti è intervenuto anche Il Fatto Quotidiano con la campagna “Il futuro non si arma, si insegna”. La petizione collegata all’iniziativa chiede di portare le retribuzioni dei docenti verso i livelli medi europei. La sequenza di occupazioni e assemblee segna così l’avvio della stagione autunnale della protesta studentesca.

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