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Attualità 3 min di lettura58 min fa

Scuola, i segnali dell’abbandono arrivano prima dei voti

Nel 2025 l’abbandono precoce è sceso all’8,2%, ma il passaggio alle superiori resta delicato per molti studenti

Nel 2025 l’abbandono precoce degli studi ha riguardato l’8,2% dei giovani italiani tra 18 e 24 anni. Il distacco dalla scuola, però, può iniziare molto prima, con assenze ripetute, isolamento o paura di sbagliare.

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Quando la frequenza si interrompe

In provincia di Brescia una studentessa lavorava fino a notte fonda in un locale di ristorazione rapida e non riusciva più a presentarsi puntuale alle lezioni. Per consentirle di continuare il percorso, l’istituto Vincenzo Capirola di Leno ha organizzato attività pomeridiane dalle 14 alle 16, utilizzando risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza destinate al contrasto della dispersione. La ragazza ha recuperato le attività perse, ha conseguito il diploma e oggi lavora.

Un altro caso riguarda un alunno di prima media che arrivava a frequentare appena un giorno alla settimana. Il ragazzo, tuttavia, conservava amicizie e interessi al di fuori della scuola. Attraverso il progetto TOP, sostenuto da Fondazione Cariplo, un tutor universitario lo ha seguito a distanza anche dopo l’orario delle lezioni. «La cosa più importante era non perderlo», ha raccontato Genet Antognazza, spiegando che il primo obiettivo era mantenere il contatto, anche quando il ragazzo saltava gli incontri.


I segnali oltre le insufficienze

Il rendimento scolastico non basta a individuare chi rischia di allontanarsi. Gianmarco Martelloni, dirigente dell’istituto Capirola, distingue tra gli indicatori più visibili, come voti insufficienti, assenze e verifiche consegnate in bianco, e quelli legati alla sfera emotiva e relazionale. Tra questi cita il cambiamento dell’umore, il ritiro progressivo e la scelta di sedersi in fondo all’aula per rendersi meno visibili.

La lettura del disagio cambia anche in base al tipo di scuola. Negli istituti professionali possono arrivare ragazzi poco motivati e incerti sul proprio futuro; nei licei, invece, il problema può restare nascosto più a lungo perché emerge inizialmente nei rapporti con i compagni. Studenti timidi e introversi possono chiudersi senza mostrare subito un calo nelle valutazioni, lasciando che la difficoltà diventi evidente soltanto quando il rendimento peggiora.

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Il sostegno fuori dall’aula

Le ricerche collegano il rischio di diventare Neet a diversi segnali: ritardi nel percorso, competenze fragili in italiano e matematica, bocciature e abbandono. Il rapporto non è automatico, perché la condizione di chi non studia, non lavora e non segue una formazione comprende situazioni personali molto diverse. La fascia più esposta alla dispersione resta quella del passaggio tra scuola media e superiori, intorno ai 14 e 15 anni.

Per intervenire, gli insegnanti devono prima comprendere che cosa si nasconda dietro un’assenza o un comportamento inatteso. Mariagrazia Castelvedere, docente di sostegno, indica nell’ascolto senza giudizi e nella fiducia costruita nel tempo i passaggi iniziali. Le tutor del progetto TOP hanno incontrato difficoltà simili anche negli studenti presenti in classe: la paura del giudizio può bloccare le domande e impedire l’apprendimento.

Antonella Orologiaio ha seguito un dodicenne con problemi in più materie, mentre Mara Colombo ha lavorato con una studentessa che evitava di intervenire per timore delle reazioni dei compagni. Per aiutarla, le ha mostrato che l’errore fa parte del percorso di apprendimento. Dal 14,2% del 2020 e dal 9,8% del 2024, il tasso italiano di abbandono precoce è sceso all’8,2% nel 2025, sotto la media europea del 9,1%, ma ancora oltre l’obiettivo dell’Unione europea: meno dell’8% entro il 2030.

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