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Attualità 3 min di letturaAggiornato 1 ora fa

Sanità, premiati 62 progetti con oltre 1,2 milioni

Le iniziative riguardano ricerca, prevenzione e assistenza per malattie infettive, epatiche, oncologiche e oncoematologiche

Aggiornamento delle 13:57

Guendalina Graffigna, ordinaria e direttrice dell’EngageMinds Hub dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Cremona, ha sottolineato il ruolo delle associazioni nel tradurre i bisogni di pazienti e caregiver in interventi concreti. Secondo la docente, il coinvolgimento dei pazienti può rendere più efficaci e vicini alle persone i percorsi di cura.

Sono 62 i progetti selezionati per la 15esima edizione dei Bandi Gilead, sostenuti nei prossimi dodici mesi con oltre 1,2 milioni di euro.

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Il contributo alla ricerca

L’iniziativa finanzia attività dedicate alle malattie infettive, epatiche, oncologiche e oncoematologiche, con interventi che spaziano dalla produzione di nuove conoscenze alla prevenzione, dalla diagnosi all’assistenza.

«Da quindici anni i Bandi Gilead rappresentano un esempio concreto di come il nostro impegno vada oltre lo sviluppo di terapie innovative e contribuisca a sostenere la ricerca indipendente e le attività assistenziali promosse dal Terzo settore», ha dichiarato Frederico da Silva, vicepresidente e direttore generale di Gilead Sciences Italia. Il manager ha richiamato anche il valore della collaborazione tra istituzioni e imprese per attirare in Italia competenze e investimenti destinati alla ricerca.


Innovazione e accesso alle cure

Durante l’incontro organizzato a Roma, il confronto ha coinvolto anche rappresentanti delle istituzioni e del mondo associativo. Antonio Girelli ha sostenuto che le risorse per l’innovazione sanitaria debbano essere accompagnate da una programmazione capace di produrre risultati duraturi, mentre Simona Loizzo ha indicato prevenzione, screening e strumenti digitali come elementi utili per ridurre le differenze territoriali nell’accesso alle cure.

Secondo i partecipanti, anticipare i bisogni dei cittadini e costruire percorsi di presa in carico più uniformi richiede il contributo coordinato di sanità pubblica, associazioni e settore privato. Tra gli interventi sono stati citati il senatore Guido Quintino Liris, i deputati Gian Antonio Girelli e Simona Loizzo, l’infettivologo Massimo Andreoni, Davide Petruzzelli e Massimo Farinella.


I numeri dei programmi

Dei progetti selezionati, 29 appartengono al Fellowship Program e riguardano iniziative medico-scientifiche. Altri 33 sono stati presentati da associazioni di pazienti ed enti del Terzo settore attraverso il Community Award Program.

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Con l’edizione del 2026, il numero complessivo dei progetti sostenuti dal 2011 arriva a quasi 800, per un investimento totale superiore a 19 milioni di euro. Il Fellowship Program è presieduto, per l’area Hiv 2026, da Massimo Andreoni, professore emerito di Malattie infettive all’Università Tor Vergata di Roma e componente del Consiglio superiore di sanità.


Dai dati ai servizi sanitari

Tra i temi affrontati dai progetti figurano l’impiego dell’intelligenza artificiale nella ricerca clinica, le tecnologie digitali, la medicina di genere e il collegamento tra ospedale e servizi sul territorio. Le iniziative puntano anche a migliorare informazione, orientamento e sostegno personalizzato per pazienti e persone che li assistono.

Guendalina Graffigna, ordinaria e direttrice dell’EngageMinds Hub dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Cremona, ha osservato che il coinvolgimento diretto delle associazioni consente di trasformare la conoscenza dei bisogni quotidiani in interventi più aderenti alle esigenze di pazienti e caregiver.


Il confronto sull’innovazione

La tavola rotonda dell’evento «Generare Innovazione. Creare Salute» ha affrontato le condizioni necessarie per trasformare la ricerca in benefici concreti e sostenibili. Al dibattito ha partecipato anche Massimo Andreoni, presidente della commissione giudicatrice del Fellowship Program, insieme a esponenti parlamentari, associazioni e Gilead Sciences Italia.

Andreoni ha definito il programma un modello di collaborazione tra pubblico e privato capace di valorizzare le idee dei giovani ricercatori. Ha inoltre richiamato la necessità di mantenere attrattivi i centri italiani, semplificare le procedure e continuare a investire nelle competenze scientifiche.

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