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Attualità 2 min di lettura36 min fa

Sanità, il campo largo deve riformare prima di finanziare

Secondo l’autore, più risorse non bastano: servono una riforma del Ssn e una revisione delle controriforme

Il campo largo non può rilanciare la sanità pubblica limitandosi ad aumentare i finanziamenti. Dopo decenni di trasformazioni che hanno ampliato il peso del privato, servirebbe prima una riforma capace di stabilire come utilizzare le nuove risorse.

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La sanità oltre le promesse

Il servizio sanitario pubblico è oggi vicino al collasso e invertire il processo di privatizzazione non sarebbe un’operazione rapida. A sinistra, però, continua a prevalere l’idea che basti stanziare più denaro per ripristinare cure gratuite, ridurre le liste d’attesa e garantire prestazioni omogenee tra Nord e Sud.

Questa lettura, secondo l’autore, sottovaluta gli effetti di trent’anni di politiche neoliberali. Offrire assistenza a tutti, compresi i pazienti acuti e quelli con patologie gravi, richiede una modifica dell’assetto sanitario, non soltanto maggiori fondi. Senza questo passaggio, la promessa di una sanità accessibile rischierebbe di restare incompleta.


Due sistemi sostenuti dallo Stato

La linea attribuita al campo largo sarebbe quella di finanziare entrambe le componenti oggi presenti: il servizio pubblico e quello privato convenzionato. Quest’ultimo, attraverso il sistema delle agevolazioni fiscali, ha costruito una parte rilevante dei propri interessi economici grazie alle risorse pubbliche.

Mantenere due sanità concorrenti, una direttamente finanziata e l’altra sostenuta dallo Stato, si scontrerebbe tuttavia con i limiti dei bilanci. Per questo l’autore considera irrealistica l’ipotesi di aumentare gli stanziamenti lasciando quasi invariata l’organizzazione attuale. A suo giudizio, sarebbe più semplice distribuire interventi occasionali che finanziare davvero il Ssn secondo i bisogni effettivi.


L’eredità delle scelte passate

La discussione viene collegata anche all’esperienza del governo Prodi degli anni Novanta, quando un’alleanza progressista e liberale fu più ampia di quella oggi ipotizzata. Secondo l’autore, proprio in quella fase furono adottate politiche che hanno contribuito a produrre le attuali difficoltà del sistema sanitario.

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Il nuovo campo largo, quindi, dovrebbe agire su due piani: correggere i danni accumulati nel tempo e riaprire una stagione riformatrice interrotta allora. Limitarsi a ripristinare il modello precedente non sarebbe sufficiente, perché la sanità attuale è ormai distante dai principi originari della legge 833 e dall’impostazione dell’articolo 32 della Costituzione.


La proposta della quarta riforma

La questione politica principale, nella prospettiva espressa dall’autore, non riguarda soltanto la quantità di risorse da mettere a disposizione. Prima di decidere quanto spendere, occorre stabilire con una riforma come ricostruire il servizio pubblico dopo le trasformazioni che lo hanno indebolito.

Da qui nasce il richiamo a una “quarta riforma”, definizione con cui l’autore indica un nuovo intervento organico per salvare la sanità. Il campo largo, sostiene, non avrebbe ancora elaborato una proposta comune su questo punto e non avrebbe nemmeno affrontato il possibile compromesso con il Pd, chiamato a riconoscere gli effetti delle scelte compiute dai governi succedutisi dopo Prodi.

Senza un progetto di riforma, la promessa di una sanità gratuita e funzionante per tutti rischierebbe dunque di trasformarsi in un inganno politico. L’autore annuncia che intende proseguire il confronto pubblico proprio a partire da questo nodo.

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