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Attualità 3 min di lettura50 min fa

Laurea riscattata, costi e regole per anticipare la pensione

La spesa cambia secondo gestione e reddito, con pagamenti fino a dieci anni e deduzione fiscale dell’onere

Il riscatto della laurea consente di trasformare gli anni universitari in contributi utili, per anticipare la pensione o aumentare l’assegno.

La convenienza dell’operazione va però misurata sulla situazione personale. Incidono l’età, il reddito, l’aliquota fiscale e il rendimento atteso del montante rispetto ad altri possibili impieghi del denaro.

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Costi, rate e vantaggi fiscali

L’importo richiesto può collocarsi, in media, tra 20.000 e 25.000 euro per ogni gestione previdenziale coinvolta. Il pagamento può avvenire in una sola volta oppure attraverso un piano fino a 120 rate mensili, distribuite nell’arco di dieci anni.

Le somme pagate sono deducibili integralmente dal reddito complessivo ai fini dell’Irpef. Il beneficio effettivo dipende quindi dall’aliquota marginale applicata al professionista, mentre il recupero economico dell’investimento non è automatico e deve essere valutato individualmente.


Quali studi si possono valorizzare

La richiesta riguarda soltanto gli anni previsti dalla durata legale del corso. Non possono essere conteggiati i periodi trascorsi oltre la durata ordinaria, cioè gli anni fuori corso.

Sono ammessi i percorsi triennali, specialistici e magistrali, oltre ai vecchi diplomi di laurea, ai dottorati di ricerca, ai titoli delle istituzioni AFAM e ai diplomi delle ITS Academy conformi alla Legge n. 99/2022 e ai requisiti della Circolare Inps n. 98/2024. I master universitari non rientrano invece tra i titoli riscattabili.


Casse professionali e doppio riscatto

Per chi è iscritto a una Cassa privata o privatizzata regolata dal Decreto legislativo n. 103/1996, il riscatto agevolato a importo fisso introdotto dal D.L. n. 4/2019 non opera automaticamente. Cassa Forense, Inarcassa, CNPADC ed ENPAM stabiliscono infatti con propri regolamenti condizioni, oneri e criteri di calcolo.

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Un professionista può tuttavia chiedere il riconoscimento degli stessi anni di studio sia presso la Cassa sia in una gestione Inps, se risulta iscritto ai due sistemi. Il Messaggio INPS n. 4419 del dicembre 2022 conferma questa possibilità, ma impone che la domanda alla Cassa venga depositata prima di quella destinata all’Inps.

Per accedere alla procedura occorre inoltre avere almeno un contributo obbligatorio o figurativo nella gestione pubblica. Non devono esserci periodi contributivi sovrapposti riferiti agli stessi intervalli temporali.


Le opzioni per la Gestione Separata

I lavoratori autonomi e i professionisti senza una Cassa dedicata fanno riferimento alla Gestione Separata dell’Inps. Qui il riscatto può essere calcolato con il metodo ordinario oppure con quello agevolato.

La formula ordinaria discende dal Decreto Legislativo n. 184/1997, adottato in attuazione della Riforma Dini. Per gli anni sottoposti al sistema contributivo si applica l’aliquota della gestione sul reddito imponibile più recente dichiarato dall’interessato. Per i periodi anteriori al 1° gennaio 1996 il calcolo segue invece il criterio della riserva matematica, che considera età, sesso e anzianità contributiva.

Il regime agevolato è stato previsto dal Decreto legge n. 4/2019 e vale soltanto per gli anni da valutare con il sistema contributivo, quindi dal 1996 in avanti. L’onere non dipende dal reddito effettivo: si ottiene applicando il 33% previsto per il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti al minimale imponibile della gestione Inps Artigiani e Commercianti.

La Circolare Inps n. 14/2026 ha confermato per tale minimale il valore di 18.808 euro. Il costo annuale risulta così pari a 6.206,64 euro, una cifra che può risultare più vantaggiosa soprattutto per chi dichiara redditi medio-alti.

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