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Attualità 3 min di lettura29 min fa

Sanità, 3,71 miliardi contro le attese: perché i tempi restano lunghi

La Corte dei conti segnala fondi non spesi, organici insufficienti e controlli deboli: senza una riorganizzazione dei servizi, le nuove risorse non bastano a ridurre le attese.

Le risorse per accorciare i tempi della sanità pubblica aumentano, ma il beneficio per i cittadini non è ancora dimostrato. Secondo la Corte dei conti, il problema non può più essere ricondotto soltanto agli effetti della pandemia: le liste d’attesa sono diventate una debolezza stabile del Servizio sanitario nazionale.

A frenare i risultati contribuiscono fondi rimasti inutilizzati, carenze soprattutto tra gli specialisti, sistemi di verifica incompleti e differenze profonde tra le Regioni. La conseguenza è che l’aumento degli stanziamenti non si traduce automaticamente in più visite ed esami disponibili.

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Troppi fondi restano senza impiego

La relazione della Corte dei conti sull’attuazione delle misure contro le liste d’attesa esamina il periodo 2022-2028, durante il quale sono stati previsti circa 3,71 miliardi di euro. Nel quadriennio 2022-2025, a fronte di assegnazioni statali per circa 1,845 miliardi, le somme effettivamente utilizzate risultano pari a circa 1,58 miliardi.

Il quadro, tuttavia, non è facilmente verificabile a causa di dati regionali trasmessi in modo incompleto e non uniforme. Nel 2024 la quota non spesa ha raggiunto il 44% in Basilicata, il 41% in Molise e il 39% in Friuli-Venezia Giulia; nel 2025, sulla base di informazioni ancora parziali, il Molise è arrivato al 60%.

La Corte osserva che «l’incremento dei finanziamenti non ha sempre prodotto risultati proporzionati in termini di prestazioni erogate e riduzione dei tempi di attesa». Per questo chiede di legare gradualmente l’assegnazione delle risorse agli obiettivi realmente raggiunti, con una rendicontazione più precisa e controlli più puntuali.


Prescrizioni e prenotazioni non coincidono

I dati della Piattaforma nazionale delle liste di attesa mostrano anche una forte disomogeneità nel modo in cui vengono classificate le richieste. In alcune Regioni più dell’85% delle ricette rientra nella priorità P, cioè programmata; in altre la stessa categoria resta sotto l’8%. Una distanza così ampia solleva dubbi sulla coerenza delle prescrizioni e sulla loro appropriatezza.

Un altro elemento critico riguarda il percorso che porta dall’impegnativa all’appuntamento. Non sempre la prima data proposta viene accettata, mentre si registrano ritardi nel contatto con i Centri unici di prenotazione e differenze tra le ricette emesse e gli appuntamenti poi inseriti nei sistemi.

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Nel testo della Corte si rileva che «persistono difficoltà attuative, carenze di personale e differenze territoriali che limitano l’efficacia degli interventi». In pratica, anche quando le risorse economiche sono disponibili, l’offerta non riesce a crescere abbastanza per l’insufficienza degli organici e per problemi di organizzazione.


Servono controlli e assistenza sul territorio

La magistratura contabile indica nel potenziamento dell’assistenza territoriale una delle direttrici principali. Il modello previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e dal decreto ministeriale n. 77 del 2022, però, in numerose aree non è stato ancora completato, contribuendo a mantenere le disparità tra cittadini e territori.

Tra le soluzioni indicate figurano l’integrazione delle agende del servizio pubblico, del privato accreditato e dell’attività intramoenia, il completamento della piattaforma nazionale e una presa in carico più efficace. L’obiettivo è anche ridurre le richieste non appropriate e alleggerire il carico su ospedali e servizi specialistici.

La Corte chiede inoltre di rendere operative le misure contenute nel decreto legge del 2024 e di intervenire sulle responsabilità dei vertici delle aziende sanitarie. Nei confronti dei direttori generali con i risultati peggiori risultano infatti rari, se non assenti, i procedimenti disciplinari e le contestazioni contabili.

«Occorre altresì rendere più efficaci i sistemi di responsabilizzazione, individuando con tempestività le inadempienze, applicando le sanzioni previste ed esercitando, al ricorrere dei relativi presupposti, i poteri sostitutivi», sostiene la Corte. Senza personale adeguato, verifiche attendibili e conseguenze per chi non raggiunge gli obiettivi, gli interventi finanziari rischiano dunque di non incidere sui tempi vissuti dai pazienti.

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