Salute e crescita: la sfida europea vale 1,4% di Pil
Nel suo intervento a Milano, Paolo Gentiloni collega prevenzione, invecchiamento e innovazione sanitaria alla competitività economica dell’Unione europea.
Biotecnologie, farmaci e servizi sanitari sono ormai una parte rilevante della forza industriale europea. Nel 2025 l’Unione europea ha venduto all’estero medicinali e prodotti farmaceutici per oltre 366 miliardi di euro, mentre il comparto delle scienze della vita sostiene circa 29 milioni di posti di lavoro e genera quasi 1.500 miliardi di euro di valore economico.
Secondo Paolo Gentiloni, questi numeri mostrano perché la salute non possa essere considerata soltanto una voce di spesa pubblica. Investire in prevenzione, diagnosi e assistenza significa anche rafforzare la produttività, limitare la dipendenza da fattori esterni e costruire una base industriale più solida.
La prevenzione può cambiare i conti
Le malattie non trasmissibili costituiscono circa l’80 per cento del peso complessivo delle patologie nei Paesi dell’Unione europea. Tra queste, quelle cardiovascolari colpiscono circa 62 milioni di persone, provocano 1,7 milioni di decessi ogni anno e determinano costi economici superiori a 282 miliardi di euro annuali, compresi 47 miliardi legati alla produttività perduta.
Una parte significativa di questo impatto, ha osservato Gentiloni, potrebbe essere ridotta intervenendo prima che le condizioni diventino croniche oppure garantendo trattamenti tempestivi. I modelli dell’OCSE indicano che un miglioramento su sei fattori di rischio — obesità, fumo, sedentarietà, alimentazione scorretta, consumo nocivo di alcol e inquinamento atmosferico — porterebbe a una diminuzione media del 4,6 per cento della spesa sanitaria annua.
Lo stesso scenario produrrebbe, secondo le stime citate nel discorso, una forza lavoro più ampia di 1,5 milioni di occupati equivalenti a tempo pieno e un incremento medio dell’1,4 per cento del Pil ogni anno nel periodo 2026-2050. I risultati più immediati potrebbero arrivare da strumenti già disponibili: diagnosi anticipata, continuità assistenziale e accesso alle cure meno condizionato dal reddito.
Per decidere meglio, le istituzioni dovrebbero valutare gli effetti sulla società nel suo complesso, osservare le malattie croniche su periodi coerenti con la loro evoluzione e considerare l’intero percorso di cura. Gentiloni ha inoltre richiamato l’importanza di esaminare insieme i rischi cardiometabolici e di includere esplicitamente l’equità nelle valutazioni.
Un continente sempre più anziano
La pressione sui sistemi sanitari è destinata ad aumentare anche per effetto della trasformazione demografica. Entro il 2050 quasi il 30 per cento degli abitanti europei potrebbe avere più di 65 anni, mentre già nel 2022 mancavano nell’Unione circa 1,2 milioni tra medici, infermieri e ostetriche.
Nello stesso anno, la spesa pubblica per l’assistenza di lungo periodo equivaleva all’1,7 per cento del Pil dell’Unione. Se le politiche resteranno invariate, la Commissione europea prevede che la quota raggiunga il 2,6 per cento nel 2070: un aumento vicino al 50 per cento, destinato a incidere sia sui bilanci sia sulla domanda di lavoro.
L’invecchiamento, però, non significa soltanto più persone da assistere. Nel 2024 il tasso di partecipazione al mercato del lavoro degli europei tra 55 e 64 anni è arrivato al 68,2 per cento, con una crescita di 21 punti rispetto al 2009. Gli occupati più anziani hanno inoltre rappresentato uno dei gruppi che hanno contribuito maggiormente all’espansione recente dell’occupazione nell’Unione.
Per questo, secondo Gentiloni, non basta aumentare formalmente l’età pensionabile. Servono condizioni di salute migliori e interventi capaci di prevenire disabilità evitabili, così da mantenere più a lungo le persone nella vita attiva e ridurre il carico sui servizi. Più del 40 per cento degli over 65 convive già con almeno due patologie croniche.
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Competitività e protezione sociale
Il legame tra salute ed economia si inserisce in un cambiamento più ampio del concetto di competitività. Per decenni il termine è stato associato soprattutto alla capacità delle imprese europee di misurarsi sui mercati internazionali e dei Paesi di beneficiare dell’apertura degli scambi. In un contesto globale più frammentato e conflittuale, la priorità comprende anche la riduzione delle dipendenze economiche e politiche e il rafforzamento della coesione democratica.
Un servizio sanitario efficace contribuisce a entrambi gli obiettivi. L’assistenza sanitaria accessibile a tutti è infatti un diritto sociale essenziale e una delle manifestazioni più concrete della cittadinanza democratica. Quando, dopo la Seconda guerra mondiale, l’Europa estese i sistemi sanitari universali, le pensioni e l’istruzione di massa, conobbe anche una fase di forte crescita industriale e di aumento della produttività.
In quella stagione sviluppo economico e progresso sociale non venivano trattati come alternative. La stessa impostazione è rimasta nei Trattati europei, che definiscono l’obiettivo dell’Unione come un’economia sociale di mercato altamente competitiva. La sanità, nella lettura proposta da Gentiloni, dimostra che tutela sociale e capacità economica possono sostenersi reciprocamente.
Oggi, tuttavia, la richiesta di cure cresce più rapidamente della capacità di molti sistemi di soddisfarla. Le conseguenze pesano soprattutto sulle fasce con redditi più bassi, mentre il cambiamento climatico aggiunge nuove difficoltà, dalle ondate di calore più intense alla modifica della diffusione delle malattie infettive. I governi devono quindi tenere insieme universalità delle prestazioni, controllo dei costi e finanziamento dell’innovazione.
La filiera che produce crescita
L’industria farmaceutica è tra i settori europei con il maggiore impegno nella ricerca e rappresenta anche un motore di investimenti, occupazione qualificata ed esportazioni. Attorno alla sanità si sviluppa una rete che comprende università, ospedali, sperimentazioni cliniche, imprese biotecnologiche, infrastrutture per i dati, stabilimenti specializzati e servizi professionali.
La biotecnologia europea ha generato 38,1 miliardi di euro di Pil nel 2022 e sostenuto più di 913.000 posti di lavoro. Nei dieci anni precedenti il comparto era cresciuto a un ritmo superiore al doppio rispetto all’economia europea nel suo complesso, grazie a ricerca, proprietà intellettuale e filiere industriali ad alta produttività.
Anche l’Italia partecipa in modo significativo alle esportazioni farmaceutiche europee. Il dato complessivo dell’Unione, con oltre 366 miliardi di euro di medicinali e prodotti farmaceutici esportati nel 2025, conferma il peso internazionale del settore e il suo ruolo nella costruzione di una competitività fondata sulla conoscenza.
Paolo Gentiloni ha sviluppato queste considerazioni lunedì 28 settembre a Milano, durante l’incontro “State of the Health – Milan Dialogue”, organizzato da Eli Lilly. Il messaggio centrale del suo intervento è che la salute debba essere trattata contemporaneamente come diritto, infrastruttura sociale e leva per la crescita europea.
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