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Attualità 2 min di lettura5 giorni fa

Salis, il dossier degli ex dipendenti che cambia il caso

Un testo attribuito a ex collaboratori riapre la polemica su Ilaria Salis, mentre a Milano si avvicina l’appello sul risarcimento riconosciuto a Valentina Dadda e François Gelmetti.

Il portavoce di Ilaria Salis non ha voluto replicare al contenuto del documento, che arriva mentre a Milano si prepara il processo di secondo grado sul caso di Valentina Dadda e François Gelmetti. L’eurodeputata, secondo quanto riferito, ha sempre sostenuto di non aver ricevuto gli atti e quindi di non essere mai entrata nel merito della difesa.


Il testo che rilancia la polemica

Il documento, anticipato dal Giornale e collegato a un servizio di Le Iene, porta la firma «ex lavoratori/e di Ilaria Salis». Sulla sua provenienza, però, i due ex dipendenti non hanno né confermato né escluso che sia autentico.

Nel testo l’accusa è pesante: chi scrive sostiene che, nonostante i messaggi pubblici sui diritti del lavoro, Salis avrebbe trattato il personale «come il peggiore dei padroni». A seguire viene descritta anche una fase successiva ai licenziamenti di Dadda e Gelmetti, con l’uscita di altri tre collaboratori attribuita a un ambiente definito tossico, tra ordini giudicati insensati e pressioni continue.


Stipendi, rimborsi e accuse sulla gestione

La ricostruzione contenuta nel documento non si ferma al clima interno. Viene citato un collaboratore dell’europarlamentare, mai nominato direttamente, descritto come assistente poi diventato responsabile dell’ufficio; per caratteristiche e precedenti, il riferimento sembrerebbe andare a Ivano Bonnin.

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Stando a quella versione, gli accordi prevedevano che una parte dei compensi servisse a sostenere gli antagonisti detenuti. Le cifre riportate sono precise: 2500 euro per gli assistenti locali, 3000 per chi lavorava a Bruxelles e 4000 per Salis, che avrebbe manifestato l’esigenza di acquistare una casa e un’auto.


La frattura che porta al licenziamento

Sempre secondo il documento, i rapporti si sarebbero incrinati quando sarebbero stati prospettati contratti considerati sfavorevoli, tra cococo, partita Iva e una quota di salario in nero. Poi, a novembre, Salis avrebbe comunicato che da quel momento le scelte sarebbero state prese solo da lei e che anche l’uso delle risorse economiche sarebbe dipeso esclusivamente dalla sua volontà.

La reazione del gruppo sarebbe arrivata con una lettera di protesta indirizzata all’europarlamentare. La conseguenza, stando al testo, è stata il licenziamento delle due persone ritenute ispiratrici delle critiche. Intanto, sul fronte giudiziario, resta aperto il capitolo del risarcimento da 300 mila euro stabilito in primo grado per il licenziamento senza preavviso né giusta causa, tema che entrerà nel processo d’appello del mese prossimo a Milano.

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