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Attualità 2 min di lettura43 min fa

Rutte frena sull’allarme Mosca: «Nessun attacco imminente alla Nato

Il segretario dell’Alleanza ridimensiona il rischio di escalation nucleare, ma insiste sul sostegno militare all’Ucraina e sugli investimenti nella difesa

Mentre in Europa cresce il dibattito sulla possibilità di uno scontro diretto con Mosca, Mark Rutte prova a ridimensionare l’allarme. Il segretario generale della Nato sostiene che non ci siano segnali di un pericolo immediato per i Paesi membri e considera improbabile un ricorso russo alle armi nucleari.


Rutte invita a non alimentare il panico

Intervenuto a Bruxelles durante un incontro organizzato da Euronews, l’ex primo ministro olandese ha escluso che il territorio dell’Alleanza sia esposto a una minaccia imminente. La sua posizione arriva dopo settimane segnate da denunce sulle presunte provocazioni russe, alcune delle quali si sono poi rivelate prive di fondamento.

Rutte ha anche ridimensionato l’ipotesi di un’escalation legata a Kaliningrad, l’exclave russa sul Baltico. Secondo il segretario generale, Vladimir Putin sarebbe consapevole di non poter prevalere in un confronto con la Nato e, proprio per questo, non avrebbe interesse a impiegare l’arsenale atomico. «Putin sa che non potrà mai vincere contro la Nato. Perciò non prendo la cosa troppo sul serio», ha affermato.

Il dirigente dell’Alleanza ha quindi invitato i governi e l’opinione pubblica a mantenere la calma. Un eventuale ammassamento di truppe russe, ha spiegato, verrebbe individuato in tempo, mentre la Nato sarebbe pronta a reagire grazie alla preparazione maturata per affrontare minacce ibride e scenari militari differenti.


Il sostegno a Kiev resta centrale

La richiesta di abbassare i toni non comporta però una riduzione dell’appoggio all’Ucraina. Rutte ha sostenuto che l’Europa debba continuare a fornire aiuti economici e militari a Kiev, con particolare urgenza per i sistemi di difesa aerea necessari a proteggere la popolazione durante l’inverno e nei mesi successivi.

Ai Paesi europei dotati di scorte sufficienti è stato rivolto un appello a trasferire a Kyiv tutti gli intercettori ancora disponibili. L’obiettivo, secondo il segretario generale, è salvare vite umane e permettere alle forze ucraine di resistere, anche mentre la Russia denuncia presunte minacce alla sicurezza di Kaliningrad e dichiara di essere pronta a usare ogni mezzo per difenderla.

Questa linea crea però un contrasto con la politica di riarmo promossa dallo stesso Rutte negli ultimi mesi. Il segretario generale aveva sostenuto l’aumento della spesa militare degli Stati membri fino al 5% del prodotto interno lordo, in sintonia con la richiesta di Donald Trump, e aveva difeso una strategia basata sulla deterrenza.


Armi, l’Europa non basta

Il tema degli acquisti militari ha riportato Rutte su una posizione vicina a quella di Trump. Nel confronto sulla possibilità di privilegiare i produttori europei, ha spiegato che oggi non esisterebbe una capacità industriale sufficiente, né nell’Unione europea né negli Stati Uniti, per coprire la domanda.

Per questo, a suo giudizio, scegliere in modo rigido tra fornitori europei e americani sarebbe un lusso. Pur dichiarandosi favorevole a mercati aperti e indipendenti, Rutte ha indicato come priorità la disponibilità concreta degli armamenti necessari, mentre il sostegno all’Ucraina resta il principale obiettivo operativo dell’Alleanza.

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