Rotte verso l’Ue in frenata: il dato che cambia lo scenario nel 2026
Il calo degli arrivi non ha ridotto il prezzo umano delle traversate: dall’inizio del 2026 quasi 2.000 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni.
Il calo degli arrivi non ha ridotto il prezzo umano delle traversate: dall’inizio del 2026 quasi 2.000 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. È questo il contrasto che accompagna i nuovi dati sui movimenti irregolari verso l’Unione europea.
Nei primi nove mesi dell’anno sono stati rilevati poco più di 91.000 attraversamenti, quasi un terzo in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. La riduzione emerge dalle rilevazioni preliminari di Frontex, l’agenzia europea incaricata del controllo delle frontiere.
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Il calo non cancella le vittime
La diminuzione complessiva riguarda soprattutto alcune delle principali direttrici marittime, ma non elimina i rischi affrontati da chi tenta la traversata. Il bilancio fornito dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni conferma che il numero delle vittime resta elevato nonostante la contrazione dei flussi.
Frontex collega inoltre l’andamento delle partenze a diversi fattori esterni. I rimpatri su larga scala di cittadini afghani dall’Iran e dal Pakistan continuano a incidere sui movimenti diretti verso l’Europa, mentre l’instabilità nel Sahel alimenta le partenze verso le rotte atlantiche e il Mediterraneo occidentale.
Mediterraneo centrale in forte frenata
Tra i principali corridoi, il Mediterraneo centrale ha registrato la contrazione più consistente: le rilevazioni sono diminuite del 56% su base annua. L’unica grande rotta in controtendenza è stata quella del Mediterraneo occidentale, dove gli attraversamenti sono invece aumentati del 26%.
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Anche il dato mensile conferma una tendenza al ribasso, pur con oscillazioni. A settembre sono stati registrati circa 14.300 attraversamenti, il 28% in meno rispetto allo stesso mese del 2025, ma l’11% in più rispetto ad agosto: l’incremento è stato favorito da condizioni più agevoli lungo le principali vie marittime.
La prima estate con il nuovo Patto
I mesi considerati hanno coinciso con la prima estate completa di applicazione del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo. La normativa introduce un modello unico e standardizzato per i controlli iniziali alle frontiere esterne dell’Unione.
I nuovi numeri fotografano quindi una fase in cui gli attraversamenti irregolari sono complessivamente diminuiti, mentre la pressione non si è distribuita allo stesso modo su tutte le rotte. Il Mediterraneo occidentale rappresenta infatti l’eccezione rispetto alla flessione osservata negli altri principali percorsi.
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