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Roma, tre storie di resistenza: Charleson, Rushdie e la Brianza

Alla Festa del Cinema di Roma arrivano Elsinor e il documentario su Salman Rushdie, insieme al noir italiano Brianza, tra arte, memoria e sopravvivenza.

La XXI Festa del Cinema di Roma mette al centro tre percorsi molto diversi, uniti dalla capacità dell’arte di opporsi alla violenza e alla morte. Il documentario dedicato a Salman Rushdie racconta la lenta ripresa dello scrittore dopo l’attentato del 2022, mentre Elsinor rievoca la scelta estrema di Ian Charleson: tornare a interpretare Amleto nonostante l’Aids.

Nella sezione Progressive Cinema trova spazio anche Brianza, primo dei tre titoli italiani in concorso. Il film di Simone Catania ricostruisce una vicenda criminale realmente accaduta e completa un quadro nel quale teatro, scrittura e cinema diventano strumenti per attraversare il trauma.

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Rushdie trasforma il trauma in racconto

In programma come Special Screening, il documentario di Alex Gibney segue Salman Rushdie dal periodo immediatamente successivo all’aggressione fino al ritorno, oltre un anno più tardi, nel luogo in cui fu colpito. L’attacco gli provocò la perdita di un occhio e lasciò conseguenze sia sul corpo sia sulla sua dimensione psicologica.

Il regista accompagna il pubblico dentro una sorta di cronaca della guarigione, affidata soprattutto alla voce dello scrittore indo-britannico. Rushdie sostiene che la vicenda non riguarda soltanto la sua esistenza, ma la libertà d’espressione di tutti: nella scrittura trova così un modo per dare forma e significato a un gesto altrimenti incomprensibile.


Charleson, Amleto oltre il limite

È invece il teatro il campo di battaglia di Elsinor, opera di Simon Stone presentata nel programma Grand Public e premiata dal pubblico internazionale al Festival di Toronto. Il film torna al 1989, quando Ian Charleson, già noto per Momenti di gloria, fu chiamato a sostituire Daniel Day-Lewis nel ruolo del principe di Danimarca al National Theatre di Londra.

L’attore scozzese aveva 40 anni, una diagnosi di HIV e l’Aids conclamata. Nonostante i pareri contrari dei medici, riuscì a sostenere diverse repliche prima di morire, nel gennaio del 1990. Dal suo letto d’ospedale pronunciava una frase diventata il simbolo della sua ostinazione: «È meglio morire di Amleto che di Aids».


Andrew Scott dà corpo alla fragilità

A rendere particolarmente intenso il film è Andrew Scott, che non si limita a interpretare Charleson, ma ne restituisce insieme energia, paura e vulnerabilità. Il risultato avvicina continuamente la finzione alla biografia dell’attore, tanto da indicare Scott tra i possibili candidati ai prossimi premi Oscar.

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Accanto a lui recita Olivia Colman, nei panni della dottoressa incaricata di seguirlo. Il personaggio guarda con scetticismo alla possibilità che il paziente possa davvero tornare sul palcoscenico. Elsinor si inserisce nel filone delle opere sull’Aids e sull’esperienza omosessuale negli anni Ottanta, ma offre anche un ritratto dell’ambiente teatrale londinese, rappresentato come un luogo esclusivo e quasi irraggiungibile.

Il film arriverà nelle sale italiane a gennaio con Lucky Red, che ne è anche coproduttrice. Andrea Occhipinti ha seguito il progetto con particolare partecipazione, dopo averlo coltivato per vent’anni. Per Charleson, il palcoscenico più prestigioso del mondo finisce per diventare lo spazio in cui riaffermare il desiderio di vivere.


Brianza, il crimine entra in concorso

Il primo film italiano presentato nella competizione Progressive Cinema è Brianza, noir di Simone Catania ispirato a fatti avvenuti tra il 2009 e il 2010 nella zona compresa fra Milano e la Svizzera. Al centro ci sono il proprietario di una storica armeria comasca e un ricco imprenditore con attività da faccendiere.

Tra i due nasce un rapporto fondato sull’interesse, destinato a degenerare in una sequenza di delitti. Paolo Pierobon e Fausto Russo Alesi guidano il cast con interpretazioni solide, sostenute da una scrittura rigorosa e da una regia essenziale.

Pur avendo dimensioni produttive contenute, Brianza costruisce la propria forza attraverso atmosfere fredde e spietate, legate al territorio narrato. A completare il tono del film contribuisce la colonna sonora composta da Victor Hugo Fumagalli.

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