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Attualità 3 min di lettura5 ore fa

Robot, droni e IA: la sfida di Musk per il Pentagono

Elon Musk e Palmer Luckey guideranno una ricerca sulle tecnologie militari autonome, con i primi risultati richiesti dagli Stati Uniti entro quattro mesi.

Il paragone con Robert Oppenheimer, lo scienziato associato alla nascita della bomba atomica, fotografa il peso attribuito a Palmer Luckey nel settore della difesa basato sull’intelligenza artificiale. Il fondatore di Anduril è stato coinvolto, insieme a Elon Musk, nella definizione delle capacità militari che Washington intende sviluppare nei prossimi decenni.

Pete Hegseth ha presentato l’iniziativa come una corsa alla preparazione tecnologica. «Dobbiamo agire in anticipo per garantire la superiorità tecnologica e militare sul campo di battaglia nei prossimi decenni», ha affermato il capo del Pentagono, spiegando la necessità di individuare con rapidità le aree decisive per i conflitti futuri.


La partita si gioca sull’autonomia

Il progetto nasce anche sullo sfondo del contrasto tra il Dipartimento della Difesa e Anthropic. La società di intelligenza artificiale ha escluso l’impiego dei propri strumenti per armamenti in grado di agire senza supervisione umana e per attività di sorveglianza di massa rivolte alla popolazione americana.

Il Pentagono sostiene invece di poter utilizzare l’intelligenza artificiale per ogni scopo consentito dalla legge. La controversia ha riportato al centro del dibattito il tema dei sistemi capaci di individuare obiettivi, prendere decisioni operative e compiere attacchi con un intervento umano limitato o assente.


Musk guarda ai robot umanoidi

Nel nuovo incarico, Musk porta l’esperienza maturata con Tesla, l’azienda automobilistica che dirige e negli stabilimenti della quale vengono assemblati i robot umanoidi Optimus. L’imprenditore ha descritto più volte questi dispositivi come destinati a diventare il prodotto più importante mai realizzato dalla società.

Secondo quanto riferito da The Information, la produzione avrebbe già raggiunto diverse centinaia di unità ogni settimana. Per la fine dell’anno, Tesla puntava a superare quota 1.000 robot settimanali: una prospettiva che alimenta anche gli scenari sui possibili impieghi militari di macchine dotate di intelligenza artificiale.


Il profilo del socio sui droni

Luckey, nato in California nel 1992, ha costruito la prima parte della sua fortuna con Oculus, impresa che contribuì al rilancio della realtà virtuale. Nel 2014 la cedette a Facebook per circa 2 miliardi di dollari, quando aveva appena 21 anni.

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Successivamente ha creato Anduril, realtà specializzata in strumenti per la difesa, tra cui velivoli senza pilota, tecnologie per contrastare i droni, sistemi autonomi e programmi fondati sull’intelligenza artificiale. La sua attività ha favorito un avvicinamento più diretto tra le imprese tecnologiche della Silicon Valley e l’apparato militare statunitense.


Una corsa contro il tempo

L’obiettivo assegnato a Musk e Luckey riguarda dunque un insieme ampio di soluzioni: armi autonome, robotica, droni e altri strumenti destinati a cambiare le operazioni militari. Luckey è considerato uno dei primi imprenditori tecnologici ad aver portato apertamente il modello delle nuove imprese e dell’intelligenza artificiale nella collaborazione con il Pentagono.

Hegseth ha indicato una scadenza particolarmente ravvicinata: i primi risultati dovranno arrivare entro 120 giorni. Ha inoltre annunciato un nuovo comando guidato da un ufficiale a quattro stelle, incaricato di rafforzare nelle forze armate statunitensi le competenze legate a robot e sistemi autonomi.


Il mandato affidato dal Pentagono

La nomina inserisce Musk e Luckey in un programma voluto direttamente dal capo del Pentagono per immaginare l’evoluzione delle guerre. «Guardare al futuro con uno sguardo creativo e individuare i settori che dobbiamo conquistare e le capacità che dobbiamo padroneggiare»: così Hegseth ha sintetizzato la missione affidata al gruppo.

La ricerca dovrà quindi contribuire a stabilire come gli Stati Uniti intendano affrontare i conflitti di domani. La rapidità richiesta riflette il contesto geopolitico descritto dal ministro, mentre il nodo più delicato resta il confine tra automazione delle operazioni e controllo umano sull’uso della forza.

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