Riparare vale miliardi: la tecnologia cambia strategia
Dai ricambi alla seconda vita dei dispositivi, la riparazione diventa un mercato decisivo tra nuove regole europee, rifiuti elettronici e servizi post-vendita
«Allungare l’utilizzo dei prodotti tecnologici contribuisce a un modo di consumare più sostenibile». Lo ha spiegato Massimiliano Rossi, vicepresidente PBU e Assistenza di Acer EMEA, indicando nella disponibilità dei ricambi, nella riparabilità e nel ricondizionamento i pilastri di un modello capace di accompagnare gli apparecchi per tutto il loro ciclo di vita.
In Francia, questa attenzione è già visibile al momento dell’acquisto: per varie categorie di beni il consumatore trova un punteggio da zero a dieci che misura quanto sia semplice intervenire sul prodotto. Il calcolo considera, tra gli altri aspetti, manuali, smontaggio, reperibilità e costo dei componenti.
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L’assistenza diventa una filiera
Acer ha trasformato il servizio dopo la vendita in una rete articolata. Attraverso Enfinitec, società del gruppo dedicata alle attività post-vendita, vengono trattate nell’area EMEA più di 1,8 milioni di riparazioni ogni mese, con sette centri specializzati e oltre 100 partner.
La struttura si estende tra Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna, Paesi Bassi e Repubblica Ceca, per circa 50.000 metri quadrati complessivi. Dieci centri di assistenza telefonica operano in 28 Paesi e supportano gli utenti in 22 lingue tramite telefono, posta elettronica, chat e servizi cloud.
Le operazioni comprendono manutenzione, ricambi, trasporto, recupero e rinnovo di apparecchi Acer e di altri marchi. La rete riguarda anche dispositivi domestici e mezzi per la mobilità, come eScooter ed eBike. Nell’hub di Wrocław, in Polonia, vengono concentrati i componenti necessari alle riparazioni; l’azienda indica per i propri interventi una durata media inferiore a cinque giorni.
Una ricorrenza con un peso globale
La decima edizione della Giornata internazionale della riparazione è in calendario sabato 17 ottobre. Nel 2025 la manifestazione aveva raccolto più di 3.500 appuntamenti in 50 Paesi, mentre il tema scelto per il 2026, “Riparare ci unisce”, richiama anche la condivisione delle competenze e la dimensione sociale dell’aggiustare.
La riparazione, un tempo confinata a una nicchia dell’elettronica, oggi coinvolge ambiente, industria, consumi e norme. Dietro un ricambio o un laboratorio si trovano questioni concrete: quanto dura un dispositivo, quanto costa sostituirlo, se i componenti sono reperibili e quale quantità di rifiuti viene evitata.
Nel 2022 il pianeta ha prodotto 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, secondo il rapporto Global E-waste Monitor realizzato da ITU e UNITAR. Soltanto il 22,3% risulta raccolto e avviato a riciclo con procedure documentate; mantenendo l’attuale andamento, il volume potrebbe salire a 82 milioni di tonnellate entro il 2030.
L’Europa rende la riparazione un diritto
Dal 31 luglio 2026 sono applicabili nell’Unione europea le nuove disposizioni sul diritto alla riparazione. Per i beni che possono essere tecnicamente aggiustati, il cliente può chiedere al produttore un intervento senza costi oppure a un prezzo e in tempi considerati ragionevoli.
Se, durante la validità della responsabilità legale, viene preferito l’intervento tecnico alla sostituzione, la garanzia si allunga di almeno dodici mesi. Le regole chiedono inoltre maggiore chiarezza sui servizi disponibili e sui prezzi dei ricambi; nel 2027 dovrebbe arrivare una piattaforma europea per mettere in contatto consumatori e riparatori.
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Le stime della Commissione europea attribuiscono al nuovo quadro un possibile effetto da 4,8 miliardi di euro tra crescita e investimenti. Si tratta di previsioni legate all’applicazione delle misure, non di risultati già conseguiti.
Più apparecchi, meno raccolta
I numeri diffusi da Eurostat il 14 ottobre mostrano la distanza tra gli apparecchi venduti e quelli recuperati. Nel 2024 sono stati immessi sul mercato dell’Unione europea 32,4 chilogrammi di apparecchiature elettriche ed elettroniche per abitante, mentre la raccolta dei rifiuti si è fermata a 12,3 chilogrammi pro capite.
Rispetto al 2015, la quantità di prodotti entrati sul mercato è cresciuta del 79%. Tra le cause dell’aumento dei rifiuti figurano anche la durata più breve dei dispositivi e le difficoltà che ancora ostacolano la loro riparazione.
La valutazione che ha accompagnato le norme europee calcola, nell’arco di quindici anni, risparmi complessivi per i consumatori pari a 176,5 miliardi di euro, cioè circa 25 euro l’anno per persona. Lo stesso studio prevede un saldo positivo di circa 8.900 posti di lavoro.
Il valore nascosto negli oggetti
Allungare la vita di un apparecchio non significa soltanto rinviare un acquisto. Una parte della spesa può spostarsi verso laboratori, diagnosi, logistica, componenti, prodotti rinnovati e mercato dell’usato; secondo le stime europee, il calo delle vendite di alcuni beni nuovi sarebbe accompagnato da una maggiore attività nel comparto della manutenzione.
Anche gli oggetti destinati allo scarto conservano un valore materiale. Nei rifiuti elettronici prodotti nel 2022 erano contenuti metalli stimati in circa 91 miliardi di dollari: 19 miliardi riconducibili al rame, 15 all’oro e 16 al ferro. I sistemi di riciclo documentati hanno recuperato materie prime secondarie per circa 28 miliardi di dollari.
Negli Stati Uniti, invece, manca una disciplina federale unica paragonabile a quella europea per tutta l’elettronica destinata ai consumatori. Le norme più rilevanti sono state adottate dai singoli Stati: New York ha varato il Digital Fair Repair Act, mentre California, Minnesota e Oregon hanno approvato regolamenti propri.
L’Oregon ha affrontato anche il cosiddetto abbinamento digitale dei componenti, una procedura che collega un ricambio a uno specifico dispositivo e che, in determinate circostanze, può rendere più complesso usare parti compatibili. La riparabilità, quindi, non dipende più soltanto dall’accesso a una vite o a una batteria, ma anche dal funzionamento del software che governa l’apparecchio.
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