Manovra e industria, Orsini rilancia: «Stop all’Ets
Il presidente di Confindustria chiede più investimenti, aggregazioni tra imprese e una pausa sul sistema europeo delle emissioni per difendere la competitività
Per rilanciare la produttività italiana, Emanuele Orsini indica una strada fatta di aggregazioni tra aziende, incentivi fiscali e nuovi capitali destinati agli investimenti. Il presidente di Confindustria sollecita anche la prosecuzione del Pnrr e la creazione di un piano industriale capace di sostenere la crescita nel lungo periodo.
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Più capitali per far crescere le imprese
Tra le proposte per la prossima manovra figura il sostegno fiscale alla nascita di poli produttivi più solidi. Orsini ritiene che le aggregazioni possano aiutare a superare il problema della produttività, favorendo dimensioni aziendali in grado di competere meglio.
Il numero uno degli industriali chiede inoltre di mobilitare risorse oggi ferme, comprese quelle dei fondi pensione e dei risparmi privati depositati sui conti correnti. A suo giudizio, il contributo del Pnrr, pari allo 0,5% del Pil nell’anno in corso, dovrebbe essere seguito da un nuovo programma per attirare investimenti, insieme a ulteriori interventi di defiscalizzazione.
La priorità resta la competitività
Orsini ha riconosciuto la necessità di mantenere sotto controllo i conti pubblici, ma ha chiesto che le decisioni economiche guardino anche agli obiettivi futuri del Paese. «È logico che io credo che in questo momento sappiamo che è giusto contenere i conti», ha affermato, indicando nell’iperammortamento e nella spinta agli investimenti due strumenti da confermare.
Sul fronte dell’energia, il presidente di Confindustria sostiene che il sistema europeo di scambio delle emissioni, l’Ets, debba essere fermato temporaneamente. La richiesta nasce dal timore che i costi aggiuntivi ricadano su numerosi comparti produttivi e, più in generale, anche sui consumatori privati.
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Cina ed Europa, il nodo delle emissioni
Nel motivare la sua posizione, Orsini ha richiamato il divario tra gli sforzi europei e la strategia energetica cinese. «Quando noi parliamo di Ets, parliamo di competitività e di competizione sleale della Cina», ha dichiarato, ricordando che tra il 2025 e il 2026 il Paese asiatico ha aperto 135 centrali a carbone e che il 55% delle sue fonti energetiche dipende da questo combustibile.
Secondo i dati citati dal presidente di Confindustria, l’Europa avrebbe ridotto le emissioni dello 0,1%, mentre alla Cina sarebbe attribuibile il 32%. Da qui la domanda: «Per lo 0,1% vogliamo veramente distruggere l’industria europea?». Orsini ha quindi invocato una riflessione sull’impatto della misura e una risposta comune dell’Unione europea, superando la contrapposizione tra Paesi del Nord e Stati con consumi energetici più elevati.
Il confronto con il Governo
Sul decreto bollette, Orsini ha espresso apprezzamento per il sostegno ricevuto dall’esecutivo nella richiesta di alleggerire il peso dei costi sulle imprese italiane. Ha riconosciuto in particolare l’impegno della presidente del Consiglio Giorgia Meloni nei negoziati a Bruxelles, ma ha anche sollecitato nuove iniziative europee.
A margine del 41esimo Convegno di Capri dei Giovani imprenditori, il leader di Confindustria ha ribadito che nessuno Stato può affrontare da solo le sfide economiche e industriali. Per questo, a suo avviso, l’Europa dovrebbe assumere una posizione più incisiva sull’Ets e adottare strumenti comuni a tutela della competitività.
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