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Attualità 2 min di lettura19 min fa

Ricina, il portatile sotto esame: l’ultimo tassello dell’indagine

A Casacalenda gli investigatori hanno acquisito i dati del notebook usato da Laura Di Vita, mentre Gianni Di Vita ha parlato della morte della moglie e della figlia.

«Non ho mai creduto che volessero uccidermi». Gianni Di Vita ha scelto parole brevi per commentare il caso che ha travolto la sua famiglia. L’ex sindaco, incontrato al cimitero del paese dal Corriere della Sera, ha escluso di aver mai pensato a un attentato contro di lui, sua moglie Antonella Di Ielsi e la figlia Sara.

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Di Vita si affida agli investigatori

Antonella Di Ielsi aveva 50 anni, mentre Sara Di Vita ne aveva 15: entrambe sono morte lo scorso dicembre dopo essere state avvelenate con la ricina. Di Vita, marito e padre delle vittime, ha evitato di entrare nei particolari dell’inchiesta.

Sul lavoro degli inquirenti ha aggiunto: «Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo». Le sue dichiarazioni arrivano mentre la Procura di Larino ha concluso una serie di verifiche sui dispositivi informatici presenti in alcune scuole molisane.


Sette computer restano introvabili

A Casacalenda l’attenzione si è concentrata su un solo notebook, utilizzato da Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita e docente del liceo delle Scienze Umane. Gli accertamenti, svolti dalle 9 alle 13, miravano a individuare eventuali ricerche digitali legate alla ricina o ad altre informazioni sul veleno.

L’ispezione presenta però una difficoltà: tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, dal plesso erano stati portati via sette computer. I carabinieri avevano avviato gli accertamenti dopo la denuncia della scuola, ma l’assenza dei dispositivi non consente di controllare l’attività svolta su tutti i personal computer utilizzati nell’istituto nell’ultimo anno.

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Il portatile acquisito a Casacalenda

Nelle altre scuole interessate dalle verifiche, gli operatori hanno esaminato soprattutto le informazioni conservate sul server centrale, senza ritirare i singoli apparecchi. Il notebook in uso a Laura Di Vita costituisce dunque l’eccezione rispetto alla procedura seguita negli altri istituti.

Alle operazioni ha partecipato Gianni Alfonso, tecnico informatico incaricato da Vittorino Facciolla, legale di Gianni Di Vita. Con l’intervento a Casacalenda si è completato il ciclo di quattro perquisizioni informatiche disposto dalla Procura di Larino, che ha riguardato più di 200 computer distribuiti negli istituti coinvolti.


Le scuole già controllate

In precedenza, gli investigatori avevano lavorato all’istituto Agrario e al liceo Scientifico di Riccia. Nei due istituti insegnano una professoressa amica di Di Vita e il marito.

Le verifiche avevano interessato anche il liceo Classico di Campobasso, frequentato da Sara e dalla sorella Alice fino allo scorso anno scolastico. Gli accertamenti informatici si inseriscono nell’indagine sulla morte delle due donne e sulla possibile presenza di elementi utili ricavati dalla navigazione o dai dati conservati nei dispositivi scolastici.

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