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Attualità 5 min di lettura1 ora fa

Riparare conviene: la tecnologia cambia ciclo e vale miliardi

Dalle nuove regole europee alle reti di assistenza, la riparazione diventa una leva economica, ambientale e industriale sempre più centrale.

«Allungare la vita dei prodotti tecnologici contribuisce a un modello di consumo più sostenibile». È la sintesi di Massimiliano Rossi, vicepresidente per prodotti e assistenza di Acer EMEA, mentre il settore dell’elettronica si prepara a gestire una trasformazione che coinvolge progettazione, ricambi, manutenzione e recupero dei materiali.

Per Acer, l’assistenza non coincide più soltanto con l’intervento successivo a un guasto. La filiera comprende anche aggiornamenti, ricondizionamento, riutilizzo e, al termine del ciclo, recupero delle risorse. L’obiettivo è mantenere più a lungo in funzione computer, dispositivi domestici e mezzi per la mobilità, riducendo la necessità di sostituirli.

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Il post-vendita diventa una rete industriale

Enfinitec, società del gruppo Acer dedicata ai servizi successivi alla vendita, dichiara di gestire nell’area EMEA più di 1,8 milioni di riparazioni ogni mese. L’attività si appoggia a sette strutture specializzate e a oltre 100 partner distribuiti tra Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna, Paesi Bassi e Repubblica Ceca.

Nel complesso, la rete dispone di circa 50.000 metri quadrati di spazi operativi. A questa organizzazione si aggiungono dieci centri di assistenza telefonica internazionali, attivi in 28 Paesi e capaci di fornire supporto in 22 lingue tramite telefono, posta elettronica, conversazioni in linea e servizi informatici remoti.

La disponibilità dei componenti resta uno dei passaggi decisivi. Nel centro logistico di Wrocław, in Polonia, vengono concentrati i ricambi destinati alla rete: senza il pezzo corretto e senza tempi di consegna compatibili, la riparazione rischia di trasformarsi in una sostituzione. Acer indica per i propri interventi una durata media inferiore a cinque giorni.


L’Europa rende la riparazione un diritto

Dal 31 luglio 2026 sono operative le nuove disposizioni europee sul diritto alla riparazione. Per i beni che possono essere tecnicamente aggiustati secondo le regole dell’Unione, il cliente può rivolgersi al produttore e chiedere un intervento gratuito oppure offerto a un costo e in tempi ragionevoli.

La scelta di riparare invece di sostituire il prodotto durante il periodo di responsabilità legale comporta almeno dodici mesi aggiuntivi di garanzia. Le norme puntano anche a migliorare l’accesso ai servizi di assistenza e ai pezzi di ricambio; nel 2027 dovrebbe arrivare una piattaforma europea per mettere in contatto consumatori e riparatori.

Nelle stime della Commissione europea, il pacchetto potrebbe generare 4,8 miliardi di euro tra crescita e investimenti. L’analisi d’impatto calcola inoltre, nell’arco di quindici anni, 176,5 miliardi di euro di risparmi complessivi per i consumatori, equivalenti in media a circa 25 euro l’anno per persona, e un saldo positivo di circa 8.900 posti di lavoro. Si tratta di previsioni sugli effetti attesi, non di risultati già conseguiti.


Quanto pesa il costo dei rifiuti elettronici

La spinta verso prodotti più duraturi nasce anche dall’aumento degli apparecchi immessi sul mercato. I dati Eurostat pubblicati il 14 ottobre mostrano che nel 2024 nell’Unione europea sono stati venduti 32,4 chilogrammi di apparecchiature elettriche ed elettroniche per abitante, mentre la raccolta dei rifiuti elettronici si è fermata a 12,3 chilogrammi pro capite. Rispetto al 2015, l’immissione sul mercato è cresciuta del 79%.

Il Global E-waste Monitor di ITU e UNITAR ha registrato nel 2022 una produzione mondiale di 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. Soltanto il 22,3% risulta documentato come raccolto e riciclato correttamente; mantenendo l’attuale andamento, il volume potrebbe raggiungere 82 milioni di tonnellate nel 2030.

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Nei rifiuti prodotti nel 2022 erano contenuti metalli dal valore stimato di circa 91 miliardi di dollari: 19 miliardi riconducibili al rame, 15 all’oro e 16 al ferro. I sistemi di riciclo tracciati hanno recuperato materie prime secondarie per circa 28 miliardi di dollari.

La riparazione, quindi, non cancella necessariamente il valore economico: può trasferire una parte della spesa dall’acquisto anticipato di un prodotto nuovo a laboratori, diagnostica, logistica, componenti, ricondizionamento e mercato dell’usato. Secondo le valutazioni europee, alla riduzione di alcune vendite potrebbe corrispondere un’espansione delle attività specializzate e una maggiore disponibilità di reddito per altri consumi.


Francia e Stati Uniti seguono strade diverse

La Francia ha scelto di informare il consumatore già prima dell’acquisto. Per varie categorie merceologiche, vicino al prezzo deve comparire un indicatore della riparabilità con un punteggio da zero a dieci, calcolato considerando documentazione tecnica, facilità di smontaggio, reperibilità e costo dei ricambi.

Per alcuni prodotti il sistema si sta ampliando verso un indice di durabilità, che tiene conto anche dell’affidabilità e della possibile durata nel tempo. La valutazione non riguarda più soltanto la domanda se un apparecchio guasto possa essere aggiustato, ma anche quanto sarà semplice conservarlo in funzione.

Negli Stati Uniti non esiste invece una disciplina federale unica paragonabile a quella europea per tutta l’elettronica di consumo. Le iniziative più rilevanti sono state adottate dai singoli Stati: New York ha approvato il Digital Fair Repair Act, mentre California, Minnesota e Oregon hanno introdotto norme proprie.

L’Oregon ha affrontato anche il fenomeno dell’abbinamento digitale dei componenti, cioè il collegamento tra un ricambio e uno specifico dispositivo. In certe circostanze, questa pratica può rendere più complesso l’impiego di parti compatibili e dimostra che la riparabilità non dipende soltanto dalla possibilità fisica di raggiungere una batteria o una vite.


La Giornata della riparazione rilancia il tema

Il quadro si inserisce nella decima edizione della Giornata internazionale della riparazione, in programma sabato 17 ottobre. Nel 2025 l’iniziativa ha riunito più di 3.500 eventi in 50 Paesi; per il 2026 il tema scelto, «La riparazione ci unisce», sottolinea anche il ruolo della condivisione delle competenze.

Manutenzione e riuso non sono più questioni limitate a piccoli laboratori o alla scelta individuale di aggiustare un oggetto. Durata dei dispositivi, accesso ai ricambi, costi di sostituzione e quantità di materiali recuperabili sono ormai elementi collegati alle politiche ambientali, all’industria e alle regole del mercato.

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