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Attualità 5 min di lettura1 ora fa

Riparare conviene: la svolta europea che cambia la vita dei dispositivi

Dai rifiuti elettronici alle nuove regole dell’Unione europea, la riparazione diventa una leva ambientale, economica e industriale

La possibilità di aggiustare un dispositivo non dipende più soltanto dall’accesso a una vite o dalla sostituzione di una batteria. Negli Stati Uniti il tema del cosiddetto abbinamento digitale dei componenti mostra come un ricambio, pur compatibile sul piano fisico, possa essere limitato dal software e riconosciuto soltanto se associato a uno specifico apparecchio.

Il caso americano evidenzia anche l’assenza di una disciplina unica per tutta l’elettronica di consumo. New York ha approvato il Digital Fair Repair Act, mentre California, Minnesota e Oregon hanno varato norme proprie; quest’ultimo Stato è intervenuto anche sul collegamento digitale tra parti e dispositivi.

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La riparazione diventa una scelta economica

Allungare l’esistenza di computer, telefoni e altri apparecchi significa ridurre la necessità di sostituirli in anticipo, ma anche spostare la spesa verso attività diverse. Laboratori, ricambi, trasporti, diagnosi, ricondizionamento e mercato dell’usato possono beneficiare di una domanda maggiore, mentre il denaro risparmiato dalle famiglie può tornare a circolare nell’economia.

Le stime della Commissione europea, elaborate per accompagnare le nuove regole, indicano in 176,5 miliardi di euro il risparmio complessivo potenziale per i consumatori nell’arco di quindici anni: la media sarebbe di circa 25 euro all’anno per persona. Le stesse proiezioni ipotizzano 4,8 miliardi di euro tra crescita e investimenti e un saldo positivo di circa 8.900 posti di lavoro. Si tratta di effetti previsti, non di risultati già conseguiti.

Anche il valore dei materiali rende evidente la posta in gioco. Nel 2022 i rifiuti elettronici prodotti nel mondo contenevano metalli stimati in circa 91 miliardi di dollari: 19 miliardi riconducibili al rame, 15 all’oro e 16 al ferro. Dai sistemi di raccolta e riciclo ufficialmente tracciati sono state recuperate materie prime seconde per un valore vicino ai 28 miliardi di dollari.


Un mercato ancora sommerso dai rifiuti

I dati globali descrivono una crescita che il riciclo non riesce ancora a compensare. Nel 2022 sono state generate 62 milioni di tonnellate di apparecchiature elettroniche dismesse e soltanto il 22,3% risulta documentato come raccolto e trattato correttamente. Se l’attuale andamento non cambierà, nel 2030 il volume potrebbe salire a 82 milioni di tonnellate.

Tra i fattori che alimentano il problema figurano la durata sempre più breve di molti prodotti e le difficoltà tecniche o commerciali nel ripararli. In Europa, nel solo 2024, sono stati immessi sul mercato 32,4 chilogrammi di apparecchiature elettriche ed elettroniche per abitante, contro 12,3 chilogrammi di rifiuti raccolti per persona. Rispetto al 2015, la quantità di nuovi dispositivi venduti è cresciuta del 79%.

La questione sarà al centro dell’International Repair Day, in programma sabato 17 ottobre per la decima edizione. Nel 2025 la manifestazione aveva raccolto oltre 3.500 appuntamenti in 50 Paesi; per il 2026 il tema “Repair brings us together” richiama anche la condivisione delle competenze e il valore sociale della manutenzione.


L’Europa rafforza i diritti dei consumatori

Dal 31 luglio 2026 le disposizioni europee sul diritto alla riparazione sono entrate nella fase applicativa. Per le categorie di prodotti considerate riparabili dalla normativa, il cliente può chiedere al fabbricante un intervento gratuito oppure offerto a un costo e con tempi ragionevoli.

Chi, durante la validità della responsabilità legale, preferisce far riparare l’oggetto invece di sostituirlo ottiene inoltre un’estensione della garanzia di almeno dodici mesi. Le norme mirano anche a rendere più semplici da trovare le informazioni sui centri di assistenza e sui pezzi di ricambio, che dovranno essere disponibili a condizioni ragionevoli.

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Nel 2027 dovrebbe arrivare una piattaforma europea pensata per mettere in contatto utenti e riparatori. Secondo le valutazioni della Commissione, l’insieme delle misure potrebbe favorire 4,8 miliardi di euro tra investimenti e crescita nell’Unione europea.

La Francia aveva già introdotto uno strumento destinato a orientare gli acquisti: per varie categorie merceologiche, vicino al prezzo deve comparire un punteggio di riparabilità compreso tra zero e dieci. Il calcolo tiene conto, tra gli altri aspetti, della documentazione disponibile, della facilità di smontaggio, della reperibilità e del costo dei ricambi.

Per alcuni prodotti il sistema si sta trasformando in un indice di durabilità, che considera anche affidabilità e vita attesa. L’obiettivo è fornire informazioni prima dell’acquisto, così da valutare non soltanto la possibilità di intervenire dopo un guasto, ma anche quanto sarà semplice mantenere il dispositivo operativo.


Dal post-vendita alla seconda vita

Un esempio di questa trasformazione arriva da Acer. Secondo i dati dell’azienda, Enfinitec, società del gruppo dedicata alle attività successive alla vendita, coordina nell’area EMEA più di 1,8 milioni di riparazioni ogni mese grazie a sette centri specializzati e oltre 100 partner.

La rete si estende in Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna, Paesi Bassi e Repubblica Ceca, per una superficie complessiva di circa 50.000 metri quadrati. Dieci centri di contatto operano inoltre in 28 Paesi e garantiscono supporto in 22 lingue tramite telefono, posta elettronica, chat e servizi cloud.

Il sistema comprende manutenzione, distribuzione dei componenti, trasporto, recupero e ricondizionamento di prodotti Acer e di altri marchi. Le attività riguardano anche apparecchi domestici e mezzi per la mobilità come eScooter ed eBike.

Un ruolo centrale è svolto dall’hub logistico di Wrocław, in Polonia, dove viene concentrata la disponibilità dei pezzi. La reperibilità del componente giusto può determinare la scelta tra riparare un prodotto o rimpiazzarlo. Acer comunica per la propria rete una durata media degli interventi inferiore a cinque giorni.

Massimiliano Rossi, Vicepresidente PBU e Assistenza presso Acer EMEA, lega questi servizi a un modello più ampio: «Prolungare la vita utile dei prodotti tecnologici è un elemento importante di un modello di consumo più sostenibile». A suo giudizio, rendere gli articoli aggiornabili e riparabili, assicurare i ricambi e favorire il ricondizionamento consente di limitare gli sprechi e di sfruttare più a lungo le risorse già impiegate nella produzione.

In questa prospettiva, l’assistenza non rappresenta più soltanto la risposta a un guasto. Diventa un passaggio di una filiera che parte dalla manutenzione, prosegue con la riparazione e la seconda vita dell’apparecchio e si conclude, quando necessario, con il recupero dei materiali.

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