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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Rinaldo Martino, dalla Juve al tango passando per i cavalli

L’argentino ha conquistato lo scudetto nel 1950, poi ha lasciato Torino e ha proseguito la carriera tra Uruguay, Boca Juniors e Argentina

Rinaldo Martino ha vinto lo scudetto con la Juventus nel 1950, ma dopo una sola stagione ha lasciato Torino per tornare in Sudamerica.

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Dal calcio al tango

Dopo aver chiuso l’esperienza nel calcio italiano, Martino ha giocato nel Nacional di Montevideo, nel Boca Juniors e nel Cerro. In seguito ha abbandonato il campo, senza però rinunciare alla ricerca della bellezza che aveva caratterizzato il suo modo di giocare.

Nel 1962 ha aperto a Buenos Aires il Caño 14 insieme ad Atilio Stampone e Vicente Fiasché. Il locale è rimasto attivo per 18 anni e ha accolto alcuni tra i principali interpreti del tango argentino, trasformandosi in un punto di riferimento per la musica del due per quattro.


Il ritorno in Sudamerica

Martino ha salutato la Juventus nel 1950, nonostante il titolo appena conquistato e un rendimento di alto livello. La moglie, sposata poco prima del trasferimento, non era riuscita ad ambientarsi in Italia; lui ha invece raccontato con ironia un’altra ragione: «Mi interessavano molto le corse». Alla domanda se si riferisse alle automobili, ha risposto: «No, quelle dei cavalli!».

La scelta ha chiuso rapidamente la sua parentesi torinese. In precedenza, però, l’argentino aveva già lasciato un segno profondo nella squadra bianconera e aveva attirato l’attenzione anche della Nazionale italiana.


L’unica gara in azzurro

Essendo figlio di genitori italiani, Martino ha potuto vestire la maglia dell’Italia da oriundo. Il 30 novembre 1949 ha giocato contro l’Inghilterra a Londra, in una partita terminata 2-0 per gli inglesi: quella è rimasta la sua unica presenza azzurra.

Con l’Argentina aveva invece collezionato 20 partite e 15 gol. La doppia appartenenza calcistica era una caratteristica diffusa in quegli anni e ha accompagnato la breve esperienza internazionale del giocatore.


L’arrivo alla Juventus

A portarlo in Italia è stato Renato Cesarini, che lo aveva notato e gli aveva prospettato un futuro adatto alle sue qualità. Martino aveva uno scatto breve, un controllo rapido e la capacità di trovare spazio tra le linee. Dopo il colloquio con l’ex juventino, ha accettato la proposta e Cesarini lo ha segnalato alla società.

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Il trasferimento si è concretizzato nell’estate del 1949, dopo le stagioni di rilievo disputate con il San Lorenzo. Nel 1946 Martino aveva formato con Armando Farro e René Pontoni il celebre «trio de oro», autore di 90 reti complessive nel campionato vinto dal Ciclón.


Il talento di Mamucho

Nato a Rosario il 6 ottobre 1921 con il nome di Rinaldo Fioramonte Martino, il fantasista aveva già due soprannomi. In Argentina era conosciuto come «Mamucho», nato da un errore linguistico commesso nel tentativo di spiegare che la squadra aveva giocato meglio nella ripresa. Il compagno Bartolomé Colombo aveva trasformato quella frase sbagliata in un nomignolo destinato a restare.

In Italia ha invece ricevuto l’appellativo di «Zampa di velluto», legato alla delicatezza con cui trattava il pallone. Il gesto più famoso della sua prima parte di carriera era arrivato nella Coppa America 1945 contro l’Uruguay: dopo aver superato tre avversari e finto la conclusione, aveva battuto Roque Máspoli con un pallonetto. Quel gol è stato ricordato in Sudamerica come «el gol de América» e ha contribuito alla vittoria dell’Argentina nel torneo.


Lo scudetto del 1950

Martino ha esordito in Serie A l’11 settembre 1949 contro la Fiorentina, segnando subito in una gara vinta 5-2. L’allenatore Jesse Carver lo ha schierato da interno destro accanto a Boniperti, con Muccinelli, John Hansen e Præst a completare un reparto offensivo di grande qualità.

L’ambientamento è stato facilitato da Volante, che lo accompagnava agli allenamenti, e da Gigi Peronace, interprete nei rapporti con il tecnico inglese. La Juventus ha conquistato il campionato con quattro giornate d’anticipo, totalizzando 62 punti, cinque in più del Milan. Il bilancio è stato di 28 vittorie, 100 gol realizzati e 43 incassati.

Hansen ha chiuso da miglior marcatore della squadra con 28 reti, Boniperti ne ha segnate 21 e Martino 18. L’argentino non si è limitato a rifinire l’azione: ha cercato spesso la conclusione precisa, come ha spiegato ricordando che non amava tirare con forza e preferiva piazzare il pallone.

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