Rimpatri Ue, stretta sui migranti: cosa cambia con le nuove regole
Il nuovo regolamento europeo uniformerà le procedure, prevedendo sanzioni, misure più dure per i soggetti pericolosi e possibili centri fuori dall’Unione.
Circa due persone su tre colpite da un ordine di lasciare l’Unione europea non abbandonano effettivamente il territorio comunitario. È questo il problema che le nuove norme sui rimpatri intendono affrontare, introducendo procedure comuni e strumenti aggiuntivi per gli Stati membri.
Il via libera definitivo è arrivato dal Consiglio Affari interni riunito in Lussemburgo. Il regolamento diventerà operativo dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, ma l’applicazione delle diverse disposizioni seguirà tempi differenti.
Obblighi più chiari e nuove sanzioni
Le regole riguarderanno i cittadini di Paesi terzi che non possiedono un titolo valido per restare nell’Ue. Queste persone dovranno lasciare lo Stato interessato e cooperare con le autorità durante la procedura di rimpatrio.
Chi non collaborerà potrà subire conseguenze previste dalle legislazioni nazionali. Tra queste figurano la riduzione di alcune prestazioni, l’esclusione dagli incentivi per il ritorno volontario, le sanzioni economiche e, nei casi consentiti dal diritto interno, anche quelle penali.
Il regolamento stabilisce inoltre un modello comune per gli ordini di rimpatrio. Il documento conterrà gli elementi fondamentali della decisione e permetterà alle amministrazioni nazionali di individuare più facilmente i provvedimenti emessi da un altro Stato membro.
Per ora, tuttavia, il riconoscimento reciproco degli ordini resterà facoltativo. La questione sarà riesaminata tre anni dopo l’entrata in vigore del regolamento; in seguito, la Commissione europea potrà proporre di rendere obbligatoria questa procedura.
Sicurezza e centri fuori dall’Ue
Un capitolo specifico è dedicato alle persone considerate un pericolo per la sicurezza. In presenza di una motivazione adeguata e proporzionata, gli Stati potranno imporre un divieto di ingresso senza scadenza oppure prolungare il trattenimento oltre i 24 mesi.
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Il testo apre anche alla possibilità di trasferire i destinatari di una decisione di rimpatrio in strutture collocate fuori dall’Unione. Per farlo, il Paese interessato dovrà sottoscrivere un accordo o un’intesa con lo Stato terzo che ospiterà il centro.
Tali intese potranno essere concluse soltanto con Paesi rispettosi delle norme internazionali sui diritti umani e dei principi del diritto internazionale. Dovrà essere garantito anche il principio di non respingimento, mentre i minori non accompagnati resteranno esclusi da questo meccanismo.
Il ministro irlandese della Giustizia, degli Affari interni e della Migrazione Jim O’Callaghan ha sostenuto che le nuove disposizioni serviranno a ottenere “rimpatri rapidi ed efficaci”, considerandoli essenziali per una gestione condivisa della migrazione prevista dal patto europeo su migrazione e asilo.
Entrata in vigore a tappe
Dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Ue, il regolamento entrerà in vigore il giorno seguente. Non tutte le norme, però, diventeranno applicabili nello stesso momento.
Le disposizioni sui centri di rimpatrio potranno essere utilizzate subito. Le parti che richiedono preparativi da parte delle amministrazioni nazionali scatteranno invece dopo un anno, così da consentire agli Stati di adeguare procedure e strumenti operativi.
Il Consiglio ha ribadito che ogni misura dovrà essere applicata nel rispetto pieno dei diritti fondamentali. L’obiettivo dichiarato è rendere più uniforme l’esecuzione dei rimpatri senza derogare agli obblighi internazionali.
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