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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Ricina, la pista che ribalta tutto: Gianni poteva essere il bersaglio

Le indagini si concentrano sui computer di quattro scuole e su tre persone vicine alla famiglia, mentre la procura valuta una nuova ricostruzione del duplice avvelenamento.

La procura di Larino sta valutando uno scenario diverso da quello finora considerato: Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita potrebbero non essere state le vittime designate. Il veleno, secondo l’ipotesi investigativa, poteva essere destinato a Gianni Di Vita, marito e padre delle due donne morte a Pietracatella nel dicembre 2025.

La ricerca delle tracce digitali porterà gli investigatori in quattro istituti scolastici del Molise. Nel fascicolo per duplice omicidio premeditato, ancora aperto contro ignoti, compaiono inoltre tre persone legate da rapporti personali o professionali alla famiglia.


La vittima designata può cambiare

Gli inquirenti stanno cercando di capire in che modo la ricina sia stata somministrata. Tra le possibilità c’è quella di un composto inserito in un vasetto ricevuto in regalo oppure sciolto nell’acqua contenuta nelle due borracce poi analizzate all’Istituto Koch in Germania.

Se il bersaglio fosse stato Gianni, Antonella e Sara avrebbero potuto ingerire il veleno accidentalmente. Resta anche l’ipotesi che l’obiettivo fosse soltanto una delle persone coinvolte. La procura non esclude, inoltre, che alcune combinazioni siano già state scartate durante gli accertamenti.

Un elemento dell’indagine riguarda un profilo apparso su Reddit nell’agosto 2025. L’utente, presentatosi come scrittore, aveva domandato: «E se il mio personaggio uccidesse con i semi di ricino schiacciati?». L’account sarebbe poi rimasto inattivo durante l’agonia delle vittime, per tornare il 5 gennaio con quesiti sulla durata delle tracce della ricina e sulla loro rilevabilità durante un’autopsia.


Quattro scuole sotto esame

Il 16 ottobre alle 9 gli agenti della Squadra Mobile e dello Sco entreranno nel liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, dove insegna Laura Di Vita. L’attività sarà di natura informatica e servirà a verificare le ricerche effettuate sui computer dell’istituto riguardo al veleno.

Gli accertamenti coinvolgeranno anche l’Istituto Agrario di Riccia, il liceo Scientifico della stessa città e il liceo Classico di Campobasso. In quest’ultimo istituto studiavano Sara e Alice Di Vita, sorella maggiore della ragazza, diplomata a luglio.

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All’Agrario lavora Michele, tecnico di laboratorio e marito di Monia, docente che aveva un rapporto di amicizia con Gianni. Monia ha insegnato allo Scientifico di Riccia. A Casacalenda, invece, Laura è insegnante di sostegno ed è stata ascoltata sei volte in Questura.


I tre nomi al centro

La lista degli indiziati, secondo quanto ricostruito, comprende Monia, descritta come una persona particolarmente vicina a Gianni, il marito Michele e la cugina Laura. Gli investigatori hanno già esaminato i rapporti sentimentali di Gianni e la crisi del suo matrimonio con Antonella, che avrebbe manifestato l’intenzione di separarsi.

I legami tra Gianni e Monia avrebbero reso necessari anche confronti durante gli interrogatori. La localizzazione dell’indirizzo IP associato al profilo di Reddit, fornita dalla piattaforma statunitense, sarebbe compatibile con l’area di Campobasso, ma questo elemento dovrà essere valutato insieme agli altri dati.

Nell’ufficio di Gianni, a Pietracatella, la polizia ha sequestrato due settimane fa una copia di Tiro al piccione di Giose Rimanelli. Alcuni passaggi sulle relazioni di un uomo diviso tra due donne risultavano segnati a matita. Il volume era stato presentato nel 2025 al liceo Silvio Di Lalla, la scuola in cui lavora Laura, sebbene l’autore sia morto nel 2018.

Interpellato dal Tg1, Gianni aveva spiegato che il libro «me lo hanno prestato». Sulla vicenda sono stati pubblicati anche due libri realizzati rapidamente a Campobasso: Francesco Mancini, autore del primo, ha parlato di «uno di noi, uno del posto», mentre il criminologo Aldo Di Giacomo ha sostenuto che «chi ha ucciso aveva la fiducia delle vittime».

La divulgazione dei passaggi investigativi potrebbe servire anche a osservare eventuali reazioni del responsabile. D’altra parte, gli inquirenti devono stabilire se le ricerche sulla ricina siano state compiute da chi progettava davvero un omicidio o da qualcuno interessato alla vicenda per ragioni diverse.

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