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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Ricina, la borsa e la chat: nuovi dubbi sul caso di Pietracatella

Una borsetta finita nella nuova casa di Gianni Di Vita e un contatto maschile non identificato si aggiungono agli elementi al vaglio degli investigatori.

Una borsetta trasferita nell’abitazione di Gianni Di Vita e una conversazione online con un uomo ancora senza identità aprono nuovi interrogativi sul caso di Pietracatella, dove l’ipotesi investigativa ruota attorno alla presenza di ricina nel sangue di Antonella Di Ielsi e del marito. Sono 131 i reperti affidati agli specialisti del Robert Koch Institut: tra questi potrebbe esserci anche il contenitore utilizzato per veicolare la sostanza, mentre le analisi tedesche sono attese per chiarire la dinamica.


La chat apre una pista inattesa

Dall’esame dei telefoni e dei file sarebbe emerso un contatto maschile con cui Antonella avrebbe avuto scambi in chat prima della morte. L’uomo non è stato ancora identificato e, al momento, il suo ruolo nella vicenda resta da definire.

La nuova pista si affianca agli accertamenti sui reperti e alla ricostruzione degli ultimi giorni della donna. Nel frattempo Alice, superati gli esami di maturità, si è iscritta all’Università a Torino.


Sei ore al centro degli accertamenti

Un altro passaggio riguarda il 27 dicembre, quando Antonella e Gianni rimasero soli in casa per circa sei ore. In quel periodo lo zio paterno Antonello, Alice e l’infermiere Giampiero Mastrogiorgio accompagnarono Sara al pronto soccorso.

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Ascoltata il 5 gennaio, Alice ha raccontato di essere rimasta accanto alla sorella, descrivendola così: «Si lamentava tanto, con frasi sconnesse e parole inventate». In serata, dopo avere dato il cambio allo zio in astanteria, una compaesana la accompagnò a Pietracatella, dove trovò i genitori sul divano: entrambi apparivano debilitati, ma la madre in condizioni peggiori.


La borsetta trasferita dopo il sequestro

Durante la perquisizione, uno degli investigatori avrebbe notato una borsetta e chiesto a Gianni a chi appartenesse. Il commercialista avrebbe risposto che era della moglie. L’oggetto, però, si trovava nella nuova abitazione dell’uomo, dove vive dopo il sequestro della casa condivisa con Antonella e le figlie Sara e Alice.

Gli inquirenti valutano la possibilità che all’interno ci fosse uno dei contenitori legati alla ricina, forse una borraccia compresa tra i reperti ora sottoposti ad analisi. Luigi Di Ielsi, fratello di Antonella, ha respinto l’ipotesi dell’incidente: «È stato trovato veleno nel loro sangue, tanto veleno. Onestamente, è difficile pensare ad un incidente, assai difficile da credere».

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