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Attualità 3 min di lettura12 ott

Ricina e due morti: la traccia online che porta ai computer delle scuole

Le ricerche sul veleno e quelle successive sull’autopsia sono al centro dell’indagine per la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara.

Il passaggio dalle domande su come preparare la ricina ai quesiti sulla possibilità di individuarla durante un’autopsia è diventato uno degli elementi principali dell’inchiesta di Pietracatella. Gli investigatori stanno cercando di capire chi si nasconda dietro due profili anonimi e da quale computer siano partite le consultazioni ritenute più significative.

La procura di Larino, guidata da Elvira Antonelli, ha disposto controlli su 155 computer distribuiti in tre istituti tra Riccia e Campobasso. L’obiettivo è individuare il terminale eventualmente utilizzato per collegarsi al forum americano Rabbit e verificare se i dati informatici possano condurre a una persona precisa.

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Dopo la tragedia cambiano le domande

Per mesi un utente ha presentato le proprie richieste come materiale utile alla stesura di un romanzo. In realtà, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe cercato indicazioni dettagliate sulla ricina, sulla sua preparazione e sul modo di provocare in un personaggio un collasso improvviso.

Il 5 gennaio, dopo la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, il contenuto delle ricerche avrebbe preso un’altra direzione. Le domande non riguardavano più quantità e modalità di utilizzo del veleno, ma la sua permanenza nel sangue e la possibilità che un medico legale lo riconoscesse durante l’esame autoptico. Per gli inquirenti, la collocazione temporale di queste richieste è un passaggio rilevante: le due donne erano decedute a Natale, 48 ore dopo il ricovero, mentre tra le precedenti consultazioni e la tragedia vi sarebbe stata una coincidenza ritenuta significativa.


L’indirizzo digitale porta nel Molise

Le conversazioni erano state individuate già a maggio dalla giornalista Antonella Potena, nell’ambito della trasmissione Canale 122-Fatti di nera. La successiva acquisizione di informazioni dalla piattaforma avrebbe però permesso di compiere un passo ulteriore, fino al decreto che ha autorizzato le verifiche negli istituti scolastici, arrivato alla fine di settembre.

Rabbit elimina automaticamente gli indirizzi IP dopo 100 giorni, ma conserva quello impiegato quando viene aperto un account. Secondo quanto emerso finora, il dato disponibile sarebbe compatibile con l’area di Campobasso. Le forze dell’ordine stanno ora confrontando questa informazione con le utenze telefoniche attive nella zona, insieme agli elementi raccolti nelle chat su Reddit.

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Tre scuole sotto esame

Gli accertamenti sui 155 terminali si svolgeranno nell’arco di tre giorni e mirano a restringere il campo tra i luoghi frequentati dalle persone coinvolte nella vicenda. La prima fase è prevista martedì alle 10 all’Istituto Professionale per l’Agricoltura di Riccia, dove saranno controllati 71 computer collocati tra laboratori e serre.

In quell’istituto lavora come tecnico Michele, marito di Monia, insegnante e amica di Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime. Monia è già stata ascoltata dagli investigatori e messa a confronto con Di Vita. Mercoledì l’attenzione si sposterà sui 21 computer del liceo Scientifico di Riccia, dove la donna insegna.


L’ultima verifica riguarda Sara

Giovedì il controllo si concluderà al liceo Classico di Campobasso. Qui saranno esaminati 63 terminali, compresi quelli della scuola frequentata da Sara Di Vita e dalla sorella Alice fino allo scorso anno.

A nove mesi dai decessi, la procura punta così a trasformare le tracce telematiche in elementi utilizzabili nell’indagine. L’esame dei dispositivi dovrà stabilire se uno di essi sia stato impiegato per le ricerche sulla ricina e per i quesiti comparsi in rete dopo la morte delle due donne.

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