Riad cerca uno scudo altrove: Trump si sfila dal Mar Rosso
Sotto pressione tra Iran, Houthi e milizie filo-Teheran, l’Arabia Saudita prova a costruire una rete di sicurezza senza contare pienamente sugli Stati Uniti.
Il mancato intervento americano ha spinto l’Arabia Saudita a guardare oltre Washington. La monarchia deve affrontare contemporaneamente la pressione iraniana, la ripresa delle operazioni degli Houthi in Yemen e il rischio rappresentato dai gruppi armati vicini a Teheran presenti lungo il confine con l’Iraq.
La crisi arriva mentre le tensioni regionali hanno già colpito gli interessi sauditi. Riad utilizza infatti il corridoio del Mar Rosso come alternativa allo Stretto di Hormuz per far uscire il proprio greggio, ma l’avanzata delle milizie yemenite rende sempre più fragile anche questa rotta.
L’alleanza con Washington vacilla
Negli ultimi anni Mohammad bin Salman aveva lavorato per rendere più solido il rapporto con gli Stati Uniti, puntando sulla protezione americana contro i rivali regionali. La scelta di Donald Trump di non intervenire direttamente contro gli Houthi ha però aperto una frattura che potrebbe modificare gli equilibri tra Riad e Washington.
Secondo una ricostruzione del New York Times, il presidente statunitense avrebbe esaminato per circa due settimane la richiesta saudita. In un primo momento avrebbe considerato l’ipotesi di autorizzare l’azione, salvo poi fermarsi quando gli aerei erano già pronti, per non mettere a rischio il cessate il fuoco raggiunto con le milizie sciite nel 2025.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha cercato di rassicurare Riad sostenendo che l’intesa militare tra i due Paesi verrà rispettata. A Fox News, tuttavia, ha riconosciuto la complessità del dossier: «Si tratta di un conflitto molto pericoloso e complesso. Non si tratta solo degli Houthi, ma anche di Hezbollah e dei gruppi armati in Iraq che sono proxy dell’Iran».
Ankara e Islamabad entrano nel quadro
La risposta saudita è arrivata con un vertice convocato a Riad tra i responsabili della Difesa di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. Il confronto si è svolto nell’ambito dell’Accordo di difesa congiunta della Mecca, sottoscritto nella città saudita ad agosto scorso, e ha avuto al centro il nuovo fronte yemenita.
I combattimenti contrappongono gli Houthi al governo riconosciuto dalla comunità internazionale, con sede ad Aden. Dopo aver guadagnato terreno nell’area di Mokha e sull’isola di Perim, le forze yemenite controllerebbero il passaggio di Bab el-Mandeb, snodo decisivo per i traffici nel Mar Rosso.
Riad, che sostiene il governo ufficiale dello Yemen, ha quindi chiesto agli alleati un aiuto militare. Ankara, secondo quanto emerso, non avrebbe escluso la possibilità di intervenire a sostegno della sicurezza delle rotte energetiche, mentre i ribelli puntano alle alture tra Taiz e Lahij per separare la costa dalle ultime aree controllate dalle forze governative.
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Parigi protegge il petrolio saudita
La ricerca di partner alternativi agli Stati Uniti era iniziata già a fine agosto, quando bin Salman si era recato in Francia. In quell’occasione era stato firmato un piano di investimenti da 6 miliardi e Riad aveva chiesto a Parigi un contributo anche sul piano della sicurezza.
Emmanuel Macron ha poi annunciato l’invio di «soldati, radar, sistemi di difesa» a protezione di Yanbu, polo energetico situato sul Mar Rosso. Da quell’area parte l’oleodotto che consente all’Arabia Saudita di esportare petrolio senza passare da Hormuz, lo stretto esposto alla pressione iraniana.
Anche il Regno Unito ha promesso un sostegno di tipo difensivo. Nei giorni scorsi il primo ministro britannico Andy Burnham avrebbe garantito a Riad assistenza aerea, aggiungendo un tassello alla rete di sicurezza che la monarchia sta cercando di assemblare.
Putin e il piano da 10 miliardi
Nel frattempo bin Salman ha avuto un colloquio telefonico con Vladimir Putin. Al termine della conversazione, il Cremlino ha riferito che i due leader hanno sottolineato la necessità di mantenere liberi e sicuri i collegamenti marittimi internazionali, compresi Bab el-Mandeb e Hormuz.
Sul piano economico, il Financial Times ha riportato l’ipotesi di un nuovo fondo regionale chiamato Partnership for Allied Construction & Trust. Il progetto, promosso dall’amministrazione Trump per finanziare la ricostruzione delle infrastrutture mediorientali danneggiate dalla guerra, prevederebbe una holding comune da 10 miliardi di dollari.
Gli Stati Uniti sarebbero pronti a contribuire con 5 miliardi e avrebbero chiesto agli altri Paesi dell’area di coprire la parte restante. L’iniziativa potrebbe così diventare uno strumento per mantenere aperto il dialogo con Riad, mentre sul terreno yemenita l’avanzata degli Houthi continua a mettere sotto pressione gli interessi sauditi.
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