Quattro registe, quattro ferite: il cinema italiano cerca la felicità
Alla Festa del cinema di Roma e ad Alice nella Città, memoria, lutto, desiderio e riscatto femminile si intrecciano in quattro opere molto diverse.
A Marrakesh l’amore cresce tra rose, segreti e una casa sospesa nel tempo. È il cuore de Le rose di Marrakesh, nuovo film di Ginevra Elkann, racconto di emancipazione femminile ambientato nella grande villa di Isabelle, interpretata da Fanny Ardant e ormai malata terminale. Tra la camera della proprietaria, quella della giovane cameriera Leila e il giardino da trasformare in un luogo rigoglioso, il film costruisce una favola privata che guarda alla memoria e ai sentimenti trattenuti.
«Un film sulla memoria, e sull’amore che teniamo in silenzio», ha spiegato Elkann presentando il progetto, recitato in francese e marocchino. L’opera conserva un tono delicato e fiabesco, ma il giudizio sul risultato resta più severo: la leggerezza della costruzione cinematografica rischia di renderla meno persistente nella memoria dello spettatore.
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A Marrakesh l’amore resta segreto
Nel giardino della villa si concentra il rapporto tra le due donne. Isabelle desidera un’esplosione di verde e fiori, mentre Leila porta con sé una vicenda nascosta che modifica gli equilibri della casa. La dimensione intima del racconto diventa così il terreno per una storia di autonomia e cambiamento.
Il film di Elkann è una delle opere presentate tra la Festa del cinema di Roma e Alice nella Città. Insieme ad altri tre lavori diretti da registe italiane, affronta da prospettive differenti il ricordo, la scomparsa, la forza della natura e le ambivalenze dell’amore.
Smutniak trasforma il lutto
In Mustang Kasia Smutniak mette in immagini una vicenda familiare nata dal dolore per la morte di Pietro Taricone. Il territorio del Mustang, in Nepal, vicino al Tibet, era stato visitato dalla coppia all’inizio della relazione; Taricone aveva filmato il viaggio in ogni suo dettaglio, anche quelli apparentemente irrilevanti.
Dopo la sua scomparsa, Smutniak è tornata nella regione con la figlia Sophie, allora di sei anni, mantenendo negli anni un legame con quelle comunità. Nel 2013, insieme alla persona del luogo Kunzum e alla Fondazione Pietro Taricone, ha avviato la realizzazione di una scuola in un’area priva di strutture per i ragazzi. Solo nel 2018 ha cominciato a riunire fotografie e registrazioni del passato per dare forma al documentario.
«Nel frattempo mia figlia è cresciuta, è andata da sola a 19 anni nel Mustang e ha voluto fare la voce narrante del film», ha raccontato Smutniak. Sophie è dunque parte del progetto anche come narratrice, mentre il viaggio condiviso con gli abitanti nepalesi e tibetani diventa un modo per elaborare l’assenza e ritrovare una possibile serenità.
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«Ho voluto fare questo film per aggrapparmi ai pochi gesti che accendono un lume di speranza in un momento così buio per l’umanità», ha aggiunto la regista. Il documentario, costruito sovrapponendo epoche, immagini e formati, chiude un percorso personale e propone una riflessione sulla felicità come esperienza concreta. L’uscita nelle sale è prevista dal 23 novembre.
Etna e passioni senza misura
Idda di Irene Dionisio segue invece Adele, chiamata Idda, e Sofia, due amiche che arrivano a Catania per cercare sulle pendici dell’Etna il soffio leggendario del vulcano femminile. Dopo l’accoglienza ricevuta al Festival di Toronto, il secondo film di finzione della regista torinese approda ad Alice nella Città.
Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano interpretano le protagoniste di un’opera rarefatta, costruita con particolare attenzione all’immagine e al suono. La ricerca assume progressivamente un valore simbolico e metafisico, mentre la paura del buio di Sofia accompagna il percorso verso una meta quasi sacra.
Vergano è anche il punto di contatto con Desiderio di Michela Cescon, adattamento libero del romanzo pubblicato da Giorgio Montefoschi nel 2020. Qui l’attrice veste i panni di Livia, giovane inquieta e ribelle che, nella Roma della fine degli anni Ottanta, incontra Matteo, studente di Lettere interpretato da Enrico Borello.
I due si avvicinano immaginando di esplorare insieme un bosco, ma la partenza di Livia per Londra interrompe il rapporto. Quando lei ritorna nella capitale, Matteo è diventato giornalista, si è sposato e ha avuto figli. La loro nuova vicinanza si muove tra passione assoluta e melodramma, con una cura formale che coinvolge sceneggiatura, fotografia di Luca Bigazzi e direzione degli interpreti.
Rispetto al noir Occhi blu, esordio registico di Cescon nel 2021, Desiderio sceglie un registro diverso e più letterario. Il film punta sulla precisione della costruzione, ma questa ricerca di equilibrio può attenuare l’impeto della relazione: il sentimento, in alcuni momenti, resta più dichiarato che vissuto.
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