Quattro milioni oltre i tempi: dove si inceppano le cure
Il monitoraggio 2026 segnala un lieve miglioramento nazionale, ma gastroenterologia, colonscopie e forti divari regionali mostrano che le attese restano un problema aperto.
Oltre 4 milioni di visite ed esami, sui 21,8 milioni prenotati nei primi nove mesi del 2026, sono stati erogati o verranno effettuati oltre il limite previsto. Il dato complessivo migliora rispetto allo stesso periodo del 2025, ma dietro la media nazionale rimangono ritardi marcati e differenze profonde tra le Regioni.
Il rispetto dei tempi ha riguardato il 78,6% delle prime visite specialistiche, contro il 76,8% dell’anno precedente. Per gli esami diagnostici la quota sale all’85%, dall’83,3% del 2025. Il monitoraggio riguarda però soltanto 55 prestazioni, su un universo di oltre 2.000, e non consente di conoscere la situazione dei singoli ospedali o delle singole aziende sanitarie.
Rowenta
-20% sulle aspirapolveri da Rowenta
Gastroenterologia e colonscopie restano critiche
La prima visita gastroenterologica è stata garantita entro i termini nel 73,8% dei casi. Significa che più di un paziente su quattro ha dovuto attendere oltre la soglia prevista, sebbene il risultato sia superiore al 71,2% registrato nei primi nove mesi del 2025.
Il problema appare ancora più evidente per le prescrizioni con priorità urgente: il 16,6% dei cittadini ha aspettato almeno 31 giorni, nonostante la classe U indichi un’attesa massima di tre giorni. La percentuale è quasi invariata rispetto al 16,9% dell’anno precedente. Anche la colonscopia mostra una situazione difficile: il rispetto dei tempi si ferma al 69,3%, pur segnando un progresso dal 62,8% del 2025.
Tra le prime visite, le prescrizioni programmabili, con un termine teorico di 120 giorni, rappresentano il 34,9% del totale. La quota resta stabile, ma in alcune realtà arriva quasi al 90%, mentre secondo i criteri indicati agli operatori non dovrebbe superare il 20% per prestazioni iniziali e non per controlli successivi.
La Basilicata corre, la Puglia rimane indietro
La fotografia regionale è molto disomogenea. Per le prime visite, la Basilicata raggiunge il 99% di prestazioni nei tempi, davanti a Marche, Lazio e Veneto, rispettivamente al 94,7%, 92,3% e 90,5%. All’estremo opposto si trovano Puglia, Umbria, Sardegna e Friuli-Venezia Giulia, tutte sotto il 70%: i valori sono del 55,3%, 62,7%, 64,3% e 67,8%.
Sul fronte degli esami diagnostici, il Veneto guida la graduatoria con il 97%, seguito dalla Campania al 95,8% e dalla Basilicata al 95,1%. Vengono poi Marche, Lazio e Toscana, tutte oltre il 90%. La Puglia è invece ferma al 63,4%, l’Umbria al 64,7% e la Valle d’Aosta al 69,7%.
Le differenze dipendono anche dal modo in cui le Regioni assegnano le classi di priorità. La Basilicata indica la categoria programmabile nell’85,4% delle prescrizioni, ma il direttore di Agenas Angelo Tanese ha precisato: «Le prestazioni arrivano per lo più tra i 30 e i 60 giorni, non a 120». In Toscana, Piemonte ed Emilia-Romagna, al contrario, la stessa categoria resta sotto il 10%.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Più prestazioni, ma troppe rinunce
Nel periodo gennaio-settembre 2026 le prenotazioni monitorate sono cresciute di oltre il 10%, passando da 19,7 a 21,8 milioni. Le prime visite sono aumentate da 11,3 a 12,3 milioni, con un incremento dell’8,3%, mentre gli esami diagnostici sono saliti da 8,4 a 9,5 milioni, pari al 13,3% in più.
L’aumento dei volumi può indicare una maggiore produttività del Servizio sanitario nazionale, ma non chiarisce quante prescrizioni si trasformino davvero in prestazioni. Fino a giugno, il tasso di conversione risultava del 50,3% per le prime visite e del 54,4% per gli esami: una parte consistente delle ricette non arriva dunque all’erogazione, perché il cittadino sceglie il privato oppure rinuncia.
Nel 2024, secondo Istat, 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di avere rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. Le liste d’attesa erano indicate come causa dal 6,8% dei cittadini, circa 4 milioni di persone, con un aumento del 51% sull’anno precedente. Le difficoltà economiche, anche insieme ai tempi troppo lunghi, riguardavano invece il 5,3%, cioè 3,1 milioni di cittadini.
Il monitoraggio non mostra tutto
Agenas descrive un «trend di miglioramento diffuso» e annuncia un confronto stabile con le Regioni sulle criticità. La piattaforma pubblica, tuttavia, presenta soprattutto dati aggregati: mancano i risultati delle singole strutture e delle singole specialità nel territorio vicino al cittadino.
Il sistema è stato introdotto dal decreto legge 73 del 2024, associato al ministro Orazio Schillaci, e raccoglie informazioni già elaborate dalle amministrazioni regionali. Il decreto prevedeva anche un organismo centrale di controllo presso il ministero della Salute, ma il decreto 144 del 7 agosto ne ha escluso le competenze sulle liste d’attesa.
Restano inoltre risorse non utilizzate. Secondo l’ultima relazione della Corte dei conti, tra il 2022 e il 2025 le Regioni non hanno speso 300 milioni di euro destinati alla riduzione delle attese. Il quadro, quindi, combina un miglioramento delle percentuali nazionali con ritardi ancora pesanti, dati non abbastanza dettagliati e una rinuncia alle cure che continua a crescere.
Continua a leggere
Tre miliardi e mezzo di Pec: il vero ostacolo è oltre confine
Le caselle certificate continuano a crescere in Italia, ma aziende e amministrazioni chiedono collegamenti più semplici con i sistemi digitali europei.
Foto negata, poi la denuncia: Fedez accusato da quattro giovani
Un 19enne sarebbe stato colpito fino a perdere conoscenza fuori da una discoteca milanese: presentata una querela di 12 pagine contro il cantante e le sue guardie del corpo.
Recensioni online, l’Antitrust alza il filtro: cosa cambia davvero
Le nuove indicazioni dell’Agcm fissano controlli più severi su giudizi incentivati e sospetti, lasciando spazio all’intelligenza artificiale ma vietando rimozioni senza verifica.
24 ottobre a Parigi, il percorso che ha diviso i gilet gialli
Il corteo confluirà nella manifestazione della Cgt, mentre il Comune rimuove gli oggetti dalle strade e Macron limita le proteste autorizzate.