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Attualità 2 min di lettura27 min fa

Quattro dita in meno, ma una promessa: Careri vuole tornare dai suoi ragazzi

Dopo venti giorni in ospedale e due operazioni, l’ex portiere del Pordenone ha iniziato la riabilitazione e sostiene una raccolta fondi per la ricerca

La priorità di Gianni Careri è già chiara: recuperare la forma e rientrare al lavoro con i giovani portieri della Lunigiana Pontremolese. L’ex estremo difensore del Pordenone sta affrontando una lunga riabilitazione dopo un grave incidente avvenuto il 3 ottobre nel Parco delle Cinque Terre.

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La riabilitazione è già cominciata

Bolognese di nascita e ligure d’adozione, Careri, classe 1982, era alla guida di un trenino monorotaia diretto verso alcuni familiari e amici. Durante il percorso, una manovra rischiosa ha fatto finire il piede destro nella rotaia, provocando lesioni gravissime.

Il trasferimento d’emergenza in un ospedale di Genova si è reso necessario in tempi rapidi. Dopo venti giorni di degenza e due operazioni, oltre a un intervento di chirurgia plastica ricostruttiva, i medici hanno dovuto procedere con l’amputazione di quattro dita del piede destro. L’alluce, indispensabile per camminare, è stato però salvato.


Careri guarda già al campo

Nonostante le conseguenze dell’incidente, l’ex portiere ha indicato nei suoi ragazzi il principale obiettivo del recupero. “Farò di tutto per rimettermi in forma e ricominciare ad allenare i ragazzi della Lunigiana Pontremolese. Mi stanno aspettando, devo rimettermi in fretta”, ha raccontato.

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Il percorso sarà lungo e il ritorno alla piena attività richiederà gradualità. Careri ha spiegato che l’esperienza maturata nello sport lo sta aiutando a gestire anche questa prova, richiamando il precedente infortunio vissuto ai tempi del Pordenone e la necessità di reagire senza arrendersi.


Dall’incidente alla solidarietà

La notizia è stata raccontata dallo stesso Careri attraverso i suoi profili personali. Nel rendere pubblico quanto accaduto, l’ex calciatore ha anche avviato una raccolta fondi per il reparto di Ortopedia pediatrica dell’ospedale genovese, con l’obiettivo di contribuire alla ricerca.

“L’intento è raccogliere dei fondi a favore della ricerca, partendo ovviamente da una mia offerta personale”, ha spiegato. Intanto la riabilitazione procede con la prospettiva di tornare gradualmente alla normalità e di riabbracciare il gruppo di giovani portieri che oggi prepara.

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