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Attualità 4 min di lettura12 min fa

Putin aspetta l’Europa: la resa che può riaprire la guerra

Il sostegno a Kyiv viene contestato da forze politiche italiane ed europee, mentre Mosca continua a respingere ogni negoziato che non preveda la subordinazione dell’Ucraina.

A ogni tornata elettorale, i Paesi dell’ex Patto di Varsavia ricordano al resto d’Europa di non voler ricadere sotto l’influenza russa. Su questa linea si muovono anche il Regno Unito, le istituzioni dell’Unione europea, liberali, socialisti e democratici europei, oltre a Giorgia Meloni, più netta nelle dichiarazioni che nelle decisioni concrete. In Italia restano inoltre Carlo Calenda, Pina Picierno e una parte sempre più ridotta del Partito Democratico.

Secondo questa impostazione, la guerra può essere fermata soltanto rafforzando la capacità ucraina di difendersi da missili, droni e truppe russe. L’obiettivo sarebbe rendere per Mosca troppo oneroso, sul piano economico e umano, il proseguimento dell’invasione.

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La protezione dell’Ucraina resta decisiva

Le teorie che propongono di interrompere le forniture militari a Kyiv in nome della pace, sostiene questa lettura, produrrebbero l’effetto opposto. Senza sistemi antiaerei, le città ucraine e la popolazione civile diventerebbero più vulnerabili, mentre il Cremlino potrebbe avanzare senza incontrare una resistenza sufficiente.

A quel punto, la fine dei combattimenti coinciderebbe con la dissoluzione dell’Ucraina e con un arretramento della sicurezza europea. L’eventuale ritorno ai rapporti commerciali ed energetici con Mosca finirebbe inoltre per finanziare la stessa potenza militare che l’Occidente dichiara di voler contenere. E il conflitto, invece di scomparire, potrebbe spostarsi verso il Baltico, la Moldova, la Polonia o altre aree esposte.


Mosca rifiuta la via negoziale

Chi invoca una nuova iniziativa diplomatica e lamenta l’assenza dell’Europa nei tentativi di mediazione, secondo il testo, trascura un precedente preciso: dal 2014 la Russia avrebbe respinto più volte le proposte negoziali, dopo aver già mostrato le proprie ambizioni con l’invasione della Georgia nel 2008. Per anni, Stati Uniti ed Europa avrebbero lasciato a Vladimir Putin margini d’azione molto ampi.

Il Cremlino, inoltre, non accetterebbe accordi limitati alla cessione dei territori contesi. La pretesa russa riguarderebbe anche la frammentazione dell’Ucraina e la cancellazione della sua identità culturale. Persino le aperture avanzate da Donald Trump, presentate in incontri ufficiali e in contesti favorevoli a Mosca, non avrebbero finora convinto Putin a interrompere l’offensiva.


L’onda filorussa punta alle urne

Dietro l’appello a insistere con la diplomazia ci sarebbe, secondo questa ricostruzione, la convinzione che l’equilibrio politico europeo possa presto cambiare. In Francia Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon, descritti come filorussi e ostili all’integrazione europea, potrebbero contendersi il ballottaggio nella primavera successiva, mettendo in discussione la direzione impressa da Emmanuel Macron. Il presidente francese aveva tentato più volte di persuadere Putin, arrivando anche a chiedere di non umiliare la Russia.

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In Germania crescono le formazioni definite neonaziste e rossobrune, mentre resta aperta la possibilità di una svolta analoga in Spagna. Il quadro britannico viene indicato come altrettanto preoccupante. Un segnale diverso è arrivato invece dalla Serbia, dove il governo filorusso di Aleksandar Vučić ha perso le elezioni, dopo risultati in controtendenza già registrati in Ungheria e Moldova.


L’Italia e il rischio del 2027

Nel panorama europeo, l’Italia viene presentata come uno dei principali punti di forza della nuova corrente filorussa e rossobruna. Matteo Salvini, rieletto segretario della Lega nell’anniversario dell’accordo politico tra il suo partito e la formazione di Putin, ha promesso di opporsi in Consiglio dei ministri alla prosecuzione degli aiuti destinati all’Ucraina.

Questa posizione avrebbe trovato consensi, seppure prudenti, sia nell’area legata al Movimento 5 Stelle sia tra esponenti di Fratelli d’Italia, dove la concorrenza ideologica di Roberto Vannacci alimenta ulteriori pressioni. Giorgia Meloni mantiene formalmente una linea diversa, ma il testo segnala una distanza crescente tra le sue parole e le scelte concrete, mentre Salvini, Vannacci e il centrosinistra vicino a Giuseppe Conte continuano a incalzarla.

Dall’altro lato, Conte eserciterebbe un’influenza altrettanto negativa sulla sinistra. Durante la pandemia fece transitare in Italia l’esercito russo per le operazioni di assistenza sanitaria; il suo movimento viene inoltre associato a iniziative nella Crimea occupata e alla partecipazione a congressi del partito unico di Putin.

Sul sostegno a Kyiv, Conte potrebbe convergere con Salvini e Vannacci, come già accade in alcune votazioni al Parlamento europeo, insieme ad Alleanza Verdi e Sinistra e a esponenti dell’area centrista del campo largo, tra cui Alessandro Onorato e Vincenzo De Luca. La sua influenza, secondo questa analisi, spingerebbe il Partito Democratico ad allontanarsi dalla posizione mantenuta dal 2022 con la famiglia socialista europea.

Se questo assetto elettorale si consolidasse nel 2027, Francia e Italia potrebbero contribuire a indebolire l’Europa e a lasciare campo libero alle ambizioni imperiali di Mosca. Putin, dopo aver rifiutato finora ogni soluzione capace di salvaguardare l’integrità ucraina, non avrebbe quindi alcun incentivo a fermarsi proprio mentre nuovi governi potrebbero agevolare la marcia verso Kyiv che i suoi carri armati non sono riusciti a completare.

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